Esport? I ragazzi questa volta devono aver commesso un errore di battitura”. È quanto ogni lettore è autorizzato a pensare, e lo sarà ancora fino al termine di questa lettura, la prima di una lunga serie a tema Esport, o almeno così ci auguriamo.

 

Cominciamo con un breve ma efficace esperimento: immagino che al nominare sigle come UEFA, FIA, FIFA, NBA o MotoGP ogni lettore conosca il calibro di queste associazioni e si senta un po’ più coinvolto e rassicurato sul possibile andamento dell’articolo. Sappiate però che ognuna di queste famose associazioni è ben informata, attenta ed economicamente interessata all’andamento di quel primo errore di battitura.
Gli Esport (e-sport o esports) sono i giochi elettronici competitivi, che tradotto significa competere con i videogiochi a livello professionistico, partecipando quindi a tornei ufficiali con sponsor e contratti riconosciuti e quote sui lauti montepremi.
Non è possibile” starete pensando, vi assicuro che non solo invece è reale, ma da molti tra cui le associazioni sopra menzionate è considerata una nuova frontiera di intrattenimento, competizione sportiva, visibilità e ovviamente business.

Va bene, ma cosa c’entrano i videogiochi con lo sport?” Per rispondere a questa domanda in modo efficace, è necessario avvalersi di alcune considerazioni di carattere istituzionale, economico, ed infine di attività di gioco.

Per cominciare questo processo di testimonianze è opportuno rifarsi a IL concetto di sport per come lo intendiamo oggi, l’unico evento che esiste da sempre ed unisce tutti i popoli del mondo: le Olimpiadi. Il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) si è interrogato circa l’idoneità e l’ammissibilità degli Esports alle Olimpiadi e tutti possiamo facilmente immaginare come la prima difficoltà sia stata quella di capire se è possibile considerare i videogiochi competitivi come sport. Il corpo e la prestanza fisica non hanno peso nel contesto virtuale, non esiste un vero e proprio luogo fisico di ritrovo per i giocatori, molti dei giochi competitivi non riflettono quelli che sono i valori olimpici e molti dei giocatori non li incarnano, che sono poi sfociate in una sola ed ultima domanda: gli esportivi sono da considerarsi atleti? E quindi: l’Esport è uno sport?

L’ultima delibera del CIO non ha ancora portato chiarezza sull’argomento, ha sostanzialmente posizionato l’esport in una sorta di limbo di semi appartenenza, escludendo la possibilità di includerlo per I Giochi del 2024, ma mantenendo la porta aperta per il futuro. In questo momento parte dell’incertezza è dovuta anche alla selezione di titoli che siano conformi ai valori olimpici e non solo estremamente seguiti su piattaforme social come Youtube, Twich e altri canali live.
Ah! Ma quindi sembra una cosa seria…”. Serissima a dire il vero! Innanzitutto, come anticipato in precedenza, il giro di soldi a cui ammonta il settore dei videogiochi in generale è in continua e netta crescita e costituisce uno dei pochi che dal 2006 ha costantemente aumentato il proprio giro di affari.

Gli Esports dal canto loro, come ben riassume “La Gazzetta dello Sport«(gli Esport) fenomeno per nativi digitali ed entusiasti dei videogame che sta diventando internazionale. Quest’anno in tutto il mondo il giro d’affari legato a questo nuovo filone dell’economia digitale dovrebbe superare i 900 milioni di dollari (+38% sul 2017), mentre le previsioni fissano per il 2020 il traguardo dei 1.500 milioni. I maggiori incrementi arrivano dalle sponsorizzazioni pari a quasi 360 milioni (+53%) ,a cui si aggiungono altri 174 milioni di pubblicità (+24%) e 161 milioni (+72%) per i diritti media. Il vero traino è rappresentato dalla crescita dell’audience di appassionati e supporter che seguono sui media digital i tornei dei team. Nel 2017 gli spettatori sono stati 194 milioni con una crescita di un quinto sul 2016. Gli esperti di Newzoo prevedono nel 2020 una audience di oltre 300 milioni di tifosi.»

Ok, quindi hanno attirato l’attenzione del CIO, sono supportati da una community in continuo aumento e si propongono come un settore proficuo economicamente, ma lo sport è un’altra cosa!”

Vero, ma in una certa misura e sotto alcuni punti di vista. La realtà è che sport ed Esport hanno tanto in comune quanto il calcio e la pallacanestro. In entrambi sono presenti due squadre che competono per un obiettivo: vincere. In entrambi gli sport è presente la palla, sebbene il numero di giocatori sia differente, cosa li rende davvero diversi?
Le modalità di gioco, utilizzo e coordinazione di sé e degli altri. Sport ed esport seguono questa stessa logica, ma in modo un po’ differente. Certo nell’esport non è presente uno sforzo fisico reale e consistente, ma questo permette l’emergere delle capacità mentali dei giocatori. L’attività di competizione è la medesima, eppure le modalità, di nuovo, sono molto differenti in termini di sfida con l’avversario, più sul piano mentale che su quello fisico.

Nello sport la preparazione mentale è fondamentale per ogni atleta e, ancor più importante, diventa il fattore decisivo in una ipotetica situazione di parità tecnica, strategica e fisica. Johan Cruyff, Micheal Jordan, Cristiano Ronaldo, Earvin “Magic” Johnson, Larry Bird, Tom Brady, Peyton Manning, Michael Schumacher, Valentino Rossi, Kobe Bryant sono solo alcuni dei grandi e famosi nomi che la gente ricorda e che, alcuni di questi tra i primi, hanno portato l’attenzione non solo sul corpo dell’atleta, ma anche sulla mente riconoscendole una pari importanza. Hanno infatti evidenziato come sebbene atleticamente e per i motivi più diversi ciascuno di questi fosse equamente devastante, la loro vera forza risiedeva e risiede tutt’oggi nella preparazione mentale. Ciascuno di questi giocatori ha avuto uno o più episodi nella propria carriera in cui ha realizzato che, per quanto straordinario egli fosse, qualcosa ancora mancava: un ultimo ostacolo da superare prima della consacrazione alla storia.

Come vedete anche, se non soprattutto, atleti sportivi di calibro mondiale considerano la preparazione mentale alla base di un’attività competitiva sana e volta alla vittoria.
Se la vostra prossima domanda fosse “Come alleno infatti la mia mente per migliorare anche le performance del mio corpo?” dovrei rimandarvi alla psicologia dello sport che, consapevolmente o meno, ha gettato la base per la psicologia dell’esport. Fortunatamente che vi scrive è uno psicologo abilitato per entrambe le attività. Molti esportivi professionisti, così come molti addetti ai lavori, sostengono fermamente che il gioco elettronico competitivo è al 100% mentale. Diventa più facile capire quanto diversa sia l’attività competitiva da quella di divertimento, anche su un videogioco che dai più è inteso come un passatempo ludico. A questo punto la domanda tocca a me ed è indirizzata a voi lettori. Secondo voi sport ed esport sono simili o differenti? Pensate che la preparazione mentale comune sia sufficiente e/o necessaria ad affiancare sport ed esport con cognizione di causa?

All’interno di questa nuova rubrica sugli Esport tratteremo questi ed altri temi, intervisteremo atleti esportivi e continueremo questo paragone tra lo sport, gli esport e la psicologia che ivi soggiace. Per ulteriori informazioni, visitate il nostro sito (www.horizonpsytech.com)