Ci sono quelle maglie che hanno una storia dal sapore di leggenda e che, in quanto tale, va narrata. Nessuno musicalmente la canta e decanta come
Francesco De Gregori; il cantautore romano sceglie “Nino” come protagonista del suo pezzo, il quale raggunge il suo sogno proprio con la maglia numero sette. Ma di “Nino” che l’hanno indossata ce ne sono tanti, molti dei quali hanno raggiunto i propri sogni scrivendo pagine indelebili della propria storia e quella del club per il quale hanno giocato.
L’importanza di questa maglia parte da lontano, quando ancora i nomi dei calciatori non erano stampati sulle maglie e i numeri andavano cronologicamente dall’1 all’11.


Uno dei primi ad indossare l’ambita maglia numero 7 fu Julinho, all’anagrafe Júlio Botelho. Le gesta del fuoriclasse brasiliano furono ammirate in Italia, dai tifosi viola. Oggi lo definiremmo un esterno ma, collocando la terminologia nel giusto contesto storico, Julinho poteva essere considerato quello che un tempo veniva definito tornante. Con la maglia viola realizzò 22 reti in 89 partite.
Passiamo ad un altro grandissimo numero 7, forse quello più grande che il Brasile abbia mai partorito: Manoel Francisco dos Santos, ovvero Garrincha.
Sono note ai più le varie malformazioni per le quali al piccolo di Magè fu sconsigliata l’attività agonistica, ma Garrincha può definirsi un autentico “miracolo del calcio“, imprendibile con la sua numero 7 dietro le spalle, soprattutto durante il mondiale cileno, quando trascinò il suo Brasile sul tetto del mondo. Considerato da molti il più grande giocatore brasiliano di tutti i tempi dopo Pelè.
Anche l’Italia ha visto i suoi leggendari numeri 7, soprattutto con la maglia azzurra: come non citare il “Barone” Franco Causio e il funambolico Bruno Conti, entrambi presenti nella storica spedizione mondiale in Spagna nell’82.
Altri calciatori grazie alla numero 7 hanno creato, non solo un simbolo calcistico, ma anche di marketing e merchandising, soprattutto contemporanei: si pensi a Raúl e la sua storica maglia numero 7 dei blancos, oppure ad Andriy Shevchenko che ha continuato a vestirla non solo tra le fila del Milan ma anche tra quelle della nazionale ucraina, del Chelsea e della Dinamo Kiev. Un altro che ha legato il suo nome indissolubilmente alla maglia numero 7 è Luis Figo.

A livello di club, non si può non pensare alla maglia numero 7 del Manchester United. Quella dei Red Devils è considerata quasi un monumento calcistico e viene riposta sempre sulle spalle del protagonista principale che recita nell’Old Trafford, un po’ come Shakespeare nel suo teatro: la 7 dello United risulta essere da sempre motivo di orgoglio.
Difficile pensare il contrario se citiamo chi l’ha vestita: George Best, Bryan Robson, Eric Cantona, David Beckham, Cristiano Ronaldo. Dopo CR7 però si sono verificati una serie di flop, un po’ figli della ricerca della stabilità dopo il ricambio generazionale; ne sa qualcosa il Milan ancora alle prese con “la solitudine dei numeri 9” dopo l’addio di Pippo Inzaghi.

Chi sia stato il più grande numero 7 della storia è difficile da decretare ma per i nostalgici è bello pensarli ancora lì, ad incantare la platea palla al piede mentre De Gregori canticchierebbe “il ragazzo si farà anche se ha le spalle strette, quest’altr’anno giocherà con la maglia numero 7″…