Vi ricordate quando da piccoli, le maestre e in generale gli adulti, ci chiedevano cosa volevamo diventare da grandi? I nostri occhi luccicavano speranzosi di diventare magari astronauti o cantanti. Ecco, tra i nuovi mestieri sognati non c’è più solo il calciatore o il chirurgo, ma anche l’esportivo. Eh sì, anche stavolta non c’è stato nessun errore di battitura! Nello scorso articolo vi abbiamo introdotti in questo nuovo panorama che, se pur consolidato in molti paesi del nostro geoide, è sempre nuovo: l’e-Sport. Un panorama che si presenta molto complicato e variegato nei vari paesi europei e notevolmente inserito in Asia e in America, senza necessità di trovare un riscatto fra i lettori di sport. Oggi andiamo a scoprire chi sono questi atleti, quanto possono guadagnare, come si allenano e in generale le loro abitudini.

 

CHI SONO GLI E-SPORTIVI?

Gli e-sportivi sono definiti come professional gamer o progamer, in quanto la loro attività videoludica non è né fine a se stessa, né ha il solo scopo di divertimento, ma è volta alla competizione. Difatti, i cyber atleti hanno un contratto regolare, ore obbligatorie di allenamento giornaliero – in media tra le 4-8 ore – per la partecipazione a tornei online o in loco (Dreamhack, per dirne uno). Sono definiti cyber atleti, in quanto riconosciuti dagli enti di promozione sportiva, come il Coni in Italia e sponsorizzati da diversi investitori e, per questo – al di là dell’etichetta di sport o meno – meritevoli di attenzione. Sarà noto per alcuni come fra le sponsorizzazioni compaiono la Razer, Logitech, Red Bull, Coca Cola, Nike e anche brand come Mercedes o BMW: da ciò si può intuire l’interesse economico di questo panorama. I professionisti possono giocare in singolo o in team, rispetto al tipo di gioco in cui si stanno professionalizzando e questo, come è ovvio pensare, andrà sicuramente ad influire sul tipo di allenamento dei videogiocatori.

QUANTO GUADAGNANO?

Il guadagno percepito dei giocatori, come per qualsiasi altro sport, non dipende solo dal prize pool vinto ai tornei, ma possono essere rimunerati separatamente grazie agli sponsor. In cima alla nostra lista dei tornei troviamo ‘KuroKy’, Kuro Salehi Takhasomi, un cyber-atleta tedesco di Dota 2 che ha guadagnato oltre 4 milioni di dollari, subito dopo ‘N0tail’, con un guadagno superiore ai 3 milioni sempre per lo stesso titolo.

Ninja’, Tyler Blevins, è uno dei progamer più conosciuti: è passato da essere uno dei migliori giocatori di Halo 3 ad essere uno degli streamer su Twitch più seguiti. Grazie all’onda di Fornite si è guadagnato nel 2018 circa 10 milioni di dollari.

Corentin ‘MAESTRO’ Thullier e Lucas ‘DaXe’ Cuillerier, rispettivamente il numero 6 al mondo su Ps4 e il numero 5 al mondo su Xbox One, hanno vinto la eNation Cup di Fifa 19, la competizione ideata da Electronic Arts, aggiudicandosi un premio di 40 mila dollari.

Anche in Italia, a proposito di FIFA, possiamo vantare nomi come Fabio Denuzzo, Mattia ‘Lonewolf’ Guarracino o Nicolò “Insa” Mirra ex cyber atleta della squadra eSport dell’AS Roma e ad oggi entrato in Qlash. Stermy, Stefano Avallone, ha guadagnato fino a 234 mila dollari in una carriera tra Quake Champions e Painkiller; Riccardo Reynor Romiti, a soli 16 anni è riconosciuto come uno dei progamer più forti al mondo di StarCraft, grazie ai suoi 67 tornei ha guadagnato 53 mila dollari. Daniele ‘Jiizukè’ Di Mauro, professionista italiano che ha trovato il coraggio di lasciare l’italia per divenire un atleta nel team francese Vitality per il gioco League of Legends, guadagna ora 45 mila $. Luciano Calvanico, infine, conosciuto come ‘Mose’, è professionista su Halo 5, vinto l’anno scorso col Team Infused, aggiudicandosi un montepremi di 25.000 $.

Al di là dei singoli guadagni, secondo il portale esportsearnings il totale del prize pool dei tornei del 2019 sarà di 28 milioni di dollari, questo dato ci induce a riflettere su quanto sia necessario investire sull’esport.

L’ALLENAMENTO: MENTE E CORPO

Diventare ed essere un progamer non è tutto divertimento, richiede tempo, costanza, dedizione e determinazione a vincere. Il tempo previsto dal contratto di allenamento varia a seconda della necessità, se siamo vicino a delle competizioni o meno, per esempio il team Liquid di League of Legend pratica 50 ore di gioco a settimana. L’allenamento di un eSportivo – attraverso scrim contro altri e la visione delle proprie e altrui partite per imparare dagli errori – si basa molto di più sulla mente, con lo studio di strategie, dei nuovi aggiornamenti del gioco e sulla capacità di mantenersi calmo, allenando il decision making; uno sportivo tradizionale, invece, allenerà soprattutto i muscoli che gli servono nell’attività sportiva. Ma anche gli e-sportivi singoli o in team, essendo impegnati in attività perlopiù sedentarie, sono seguiti da coach e hanno delle schede giornaliere da seguire in cui vi sono delle sessioni regolari di fitness ed una speciale dieta.

Un esempio di routine giornaliera si articola così: alzarsi e bere un bicchiere d’acqua, mangiare sano riducendo al minimo gli zuccheri aggiunti preferendo le proteine e fare del workout giornaliero al mattino. Dopo un pranzo sano vengono invitati a fare delle passeggiate per accelerare il metabolismo, per poi dedicarsi all’allenamento pomeridiano. L’attività fisica non è solo sufficiente per avere una miglior performance, ma risulta necessaria, permettendo di scaricare lo stress soprattutto per chi è impegnato in attività in cui si richiede di stare seduti per la maggior parte del tempo. Gli sport più praticati dagli sportivi risultano essere il nuoto, la corsa, la palestra e lo yoga, proprio perché permettono di costruire una buona postura per chi, come detto sopra, tende ad accumulare molta pressione sulla schiena e nella zona addominale. Anche per loro risulta essere importante una buona qualità del sonno – come per tutti, del resto – motivo per cui nelle loro schede di routine giornaliera vengono richieste almeno 8 ore di sonno a notte.

Questi dati ci fanno capire come l’esportivo non è soltanto una persona appassionata di gaming, non basta giocare quando ci capita e ogni tanto vincere per definirci progamer: anche io, quando giocavo nel team Furies sotto l’a.s.d. True Esport, nonostante in Italia al tempo fosse una realtà più amatoriale che professionale, dovevo giocare anche quando magari ero stanca e l’unico desiderio era dedicarsi ad altro. Come del resto un calciatore professionista non è il ragazzino che va a giocare con gli amici al pomeriggio nel campetto vicino casa, e questo lo sapete voi meglio di me. Pertanto, la prima attitudine di un professionista, che sia di uno sport tradizionale o di uno digitale, è avere la mentalità competitiva, voler vincere e migliorarsi continuamente.