Se è stato soprannominato lo Squalo di Baltimora, il Cannibale, vi è una validissima ragione. Michael Phelps sembra nato per polverizzare record. Ed è quello che il ragazzo del Maryland ha saputo fare in vasca fin dalla giovanissima età, affermandosi con il passare del tempo come uno dei nuotatori più forti di tutti i tempi, oltre a detenere il titolo di atleta più iridato di sempre nella storia delle Olimpiadi moderne.

I primi contatti con l’acqua clorata avvengono all’età di 7 anni. Affetto dal disturbo da deficit di attenzione e iperattività, il nuoto costituisce per lui un’ottima valvola di sfogo, ispirato per altro dalle due sorelle maggiori, anch’esse nuotatrici. Dedicatosi pienamente a questo sport dall’età di 12 anni, Phelps comincia a cullare il sogno olimpico, che si realizzerà nel 2000 a Sidney. L’allora 15enne nuotatore statunitense – il più giovane dai tempi di Ralph Flanagan, che nel 1932 disputò i Giochi Olimpici di Los Angeles all’età di 13 anni – debuttò a livello internazionale cogliendo un ottimo 5° posto nei 200m farfalla, specialità che in futuro lo vedrà dominare per più di un decennio.

Fu proprio nei 200m farfalla che il ragazzo di Baltimora colse il suo primo oro in carriera ai Mondiali di Fukuoka nel 2001, riuscendo a mettersi alle spalle il connazionale e campione olimpico Tom Malchow. La progressione sul palcoscenico internazionale è continuata con i tre ori ottenuti ai Campionati panpacifici di Yokohama nel 2002 e con i quattro successi iridati ai Mondiali di Barcellona dell’anno seguente. La consacrazione ufficiale avviene durante la sua seconda Olimpiade, quella di Atene 2004, dove Phelps vinse la bellezza di sei ori e due bronzi, mancando per un soffio il record di sette medaglie del metallo più prezioso ottenute dal nuotatore statunitense Mark Spitz ai Giochi Olimpici di Monaco di Baviera (1972).

A distanza di qualche mese dalle grandi prestazioni offerte in terra greca, Phelps viene arrestato per guida in stato di ebbrezza, con l’aggravante di non aver ancora compiuto 21 anni, età minima per consumare alcolici negli Stati Uniti. Se la cava con una multa e un ammonimento. Nel frattempo il primato del connazionale Spitz resta nel mirino dello Squalo, e i segnali si hanno ai Mondiali di Melbourne del 2007, quando Phelps domina la rassegna iridata cogliendo ben sette ori e superando il precedente record detenuto dall’australiano Ian Thorpe, che a Fukuoka si era fermato a sei.

I Giochi di Pechino 2008 rappresentano la sua grande occasione, e l’allora 23enne veste i panni del Cannibale: con otto ori conquistati firma una vera e propria impresa, un risultato inimmaginabile che nessuno credeva possibile, aggiudicandosi anche il premio di un milione di dollari che aveva messo a disposizione lo sponsor Speedo in caso di riuscita. In quella cavalcata verso la gloria e l’immortalità non solo nel nuoto ma nell’intero olimpo sportivo, i momenti più concitati furono due. Il primo nella 4x100m stile libero vinta dagli Stati Uniti ai danni della Francia per appena 8 centesimi, grazie in particolare alla prestazione straordinaria del compagno Jason Lezak, che nell’ultima frazione riuscì a sopravanzare il transalpino Alain Bernard all’ultima bracciata. L’altro episodio decisivo fu nella gara individuale dei 100m farfalla, nella quale Phelps firmò un’incredibile rimonta che gli permise di ottenere il suo settimo oro, precedendo di un solo secondo il serbo Milorad Čavić non senza alcune polemiche. L’ottava ed ultima medaglia dorata arrivò infine nella 4×100 mista in cui nuotò la migliore frazione a farfalla di sempre. Il mito dello Squalo di Baltimora si era affermato agli occhi stupefatti di tutti, e la sua foto con le otto medaglie d’oro al collo ha fatto il giro del mondo.

A macchiare però l’immagine del nuovo fenomeno assoluto del nuoto mondiale fu un’altra foto, resa pubblica nel febbraio del 2009, che immortalava Phelps mentre faceva uso di cannabis. L’accaduto gli costò una squalifica di tre mesi, ma ai Mondiali di Roma ripartì da dove aveva lasciato dopo l’exploit di Pechino ottenendo cinque ori, risultato che ripeté anche ai Campionati panpacifici di Irvine nel 2010, mentre l’anno seguente ai Mondiali di Shanghai se ne mise al collo quattro.

A pochi mesi dall’appuntamento con i Giochi Olimpici di Londra 2012, Phelps annunciò la volontà di ritirarsi al termine della manifestazione londinese. L’esordio in quella competizione non fu dei migliori per l’allora 27enne: solo quarto nei 400m misti vinti dal connazionale Ryan Lochte, nei 200m farfalla venne battuto per la prima volta dal 2002 dall’australiano Chad le Clos. Il primo oro individuale arrivò però nei 200m misti dove si prese la rivincita su Lochte, diventando il primo nuotatore a vincere l’oro olimpico nella stessa disciplina in tre edizioni consecutive dei Giochi. Phelps riuscì a fare la stesa cosa nei 100m farfalla, dove vinse su le Clos diventando l’unico – alla pari del saltatore Ray Ewry nel 1908 – capace di firmare il tris consecutivo in due diverse discipline. Chiuse la sua rassegna olimpica con un bottino di quattro ori e due argenti.

L’annunciato ritiro durò poco. Phelps decise di tornare alle competizioni nel 2014, ottenendo l’oro individuale nei 100m farfalla e in due staffette ai Campionati panpacifici di Golden Coast. Nei mesi successivi al suo ritorno, i problemi depressivi che affliggevano il campione di Baltimora sembrarono però prendere il sopravvento. Come da lui stesso dichiarato in un’intervista, nell’ottobre dello stesso anno, dopo essersi rinchiuso nella sua camera per cinque giorni, pensò addirittura al suicidio. Nel dicembre dello stesso anno venne nuovamente arrestato per guida in stato d’ebbrezza e per eccesso di velocità. Condannato ad un anno di detenzione con sospensione della pena, l’allora 29enne dovette seguire un programma di disintossicazione. A seguito di questo fatto venne squalificato per sei mesi dalla Federazione a stelle e strisce, che gli impedì inoltre di partecipare ai Mondiali di Kazan del 2015.

Phelps si concentrò allora sull’ultimo grande obiettivo prima del suo definitivo ritiro dalle competizioni: i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro del 2016. Ai trials si qualificò in 3 discipline, diventando il primo nuotatore statunitense uomo a staccare il biglietto per 5 edizioni olimpiche. Lo Squalo venne inoltre scelto dagli altri atleti della selezione come portabandiera alla cerimonia d’apertura in terra brasiliana. Phelps non mancò l’appuntamento con la storia: a Rio conquistò altre cinque medaglie d’oro di cui due individuali: una nei 200m misti e l’altra nei 200m farfalla. Proprio quest’ultima, ottenuta nel suo naturale terreno di caccia precedendo per soli 4 centesimi il giapponese Masato Sakai, lo rese il più longevo nuotatore ad essere incoronato campione olimpico a 31 anni compiuti, il primo ad essere riuscito a vincere una medaglia d’oro a 12 anni di distanza dalla prima.

Terminata la rassegna olimpica, Phelps confermò il suo ritiro definitivo dalle competizioni. Il suo impressionante bilancio personale recita un totale di 83 medaglie vinte in carriera, 66 di queste del metallo più pregiato. Con 23 medaglie d’oro è inoltre l’atleta olimpico più titolato di sempre, oltre ad essere stato in grado di battere 39 record del mondo in otto diverse discipline. Terminato il suo impegno sportivo, Phelps continua a promuovere la passione per il nuoto e uno stile di vita sano attraverso la Michael Phelps Foundation, oltre a sensibilizzare alla lotta alla depressione con la campagna “It’s OK not to be OK” e parlare apertamente della sua esperienza personale. Come a ricordare che, nonostante una carriera costellata da innumerevoli successi agonistici e medaglie, la vera vittoria più importante il Cannibale l’abbia ottenuta fuori dall’acqua.