STORIA:
1999, Paraguay, Copa America. Essendo un classe 92 è facile avere fisime ingiustificate e inspiegabili e la mia fu per il Messico che in quel torneo arrivò 3º dopo aver perso la semifinale con il Brasile di Rivaldo e Ronaldo ma si consolò con la  finalina battendo il Cile di misura.

A distanza di anni mi sono reso conto che quel Messico (probabilmente il più forte mai visto) aveva tante ragioni per essere ammirato, era la nazionale dei Jorge Campos famoso per i suoi completi a dir poco colorati e il numero nove indossato nel corso della sua carriera, dei Claudio Suárez che è tutt’oggi uno dei tre giocatori con più presenze tra tutte le nazionali (preceduto da Ahmed Hassan e l’estremo difensore dell’Arabia Saudita Al-Deayea), dei Gerardo Torrado soprannominato “el borrego” per via della sua capigliatura, dei Garcia-Aspe vera leggenda all’epoca e capitano, fascia che lascerà con l’andare avanti degli anni a Rafael Márquez che nel 1999 di anni ne aveva solo 20, degli Osorno e Palencia sulle fasce e di una delle coppie d’attacco più creative ed esuberanti dell’epoca composta dal capellone biondo Luis Hernández e la stella Cuauhtémoc Blanco che è stato l’undicesimo sovrano azteco ma anche uno dei 10 più creativi della storia del gioco, ribattezzando Cuauhtemiña la giocata che l’ha reso celebre nel panorama calcistico in cui eludeva l’intervento dei difensori alzandosi il pallone con l’aiuto di entrambi i piedi e un salto. Finita la Copa America è pronto a rivendicare e confermare il mio colpo di fulmine per el Tricolor anche ai mondiali mi accorsi presto che non era poi così forte come pensavo, il miglior risultato in un mondiale sono i quarti di finale nelle edizioni casalinghe del 1970 e 1986 in cui però in entrambe prestò il suo Azteca prima a Pelè che battè 4-1 l’Italia e poi a Maradona che lì vinse contro la finale contro la Germania ma è nei quarti che diventò assoluta leggenda siglando il gol più bello della storia, facendo ammattire la difesa inglese e Víctor Hugo Morales, voce di quella partita.

Nel 1986 la stella della nazionale era Hugo Sánchez, uno dei pochi messicani a fare la storia anche in Occidente e in particolare con la gloriosa maglia del Real Madrid. Chiamato a confermare il buon risultato in patria, il Messico fu clamorosamente escluso a Italia 90 per colpa del Cachirules, il famoso scandalo scaturito da un mondiale under 20 in cui i messicani giocarono con quattro giocatori che superavano la soglia d’età e questo provocò l’esclusione per la nazionale maggiore. Dal loro ritorno, a USA 94, all’ultima rassegna iridata nel 2014 in Brasile, come in una sorta di maledizione, il Messico non è mai andato oltre agli ottavi. In Russia ci sarà ancora Rafael Márquez che non ci pensa proprio a ritirarsi, pronto a giocare il suo quinto mondiale e provare a superare lo scoglio degli ottavi ed entrare tra le migliori otto del mondo, come una sorta di fissazione, la stessa di un bambino di Milano di sette anni che inspiegabilmente si è innamorato di quella nazionale con i nomi aztechi, personalità sconosciute oltreoceano ma leggende in patria.

LA STELLA:
I nomi più altisonanti sono ancora quelli del Chicharito Hernandez, della sorpresa Hirving Lozano e delle eterne promesse Giovani Dos Santos e Carlos Vela, entrambi a Los Angeles a giocare il neonato derby tra Galaxy e Los Angeles FC. Ma la stella, il punto di riferimento, è a mio avviso Andrés Guardado, reduce da una stagione quasi perfetta, in Liga con Betis Siviglia di Quique Setien. “Il compasso” com’è soprannominato per il suo gioco geometrico e preciso è tornato in Spagna dopo i trascorsi vittoriosi al PSV e ha centrato la qualificazione in Europa al primo tentativo. Con 29 presenze in Liga, condite da 2 gol, arriva al Mondiale in un stato di forma ottimale e guiderà i 23 di Osorio con la fascia da capitano al braccio.

BOOKMAKERS:
Affidandosi alle case di scommesse la quota che vede il Messico vincitore supera il 100 e questo già determina e conferisce al tutto contorni piuttosto utopistici. Inserito nel gruppo D con Germania, Svezia e Corea del Sud, la nazionale messicana sulla carta se la giocherà con i gialloblù per l’accesso agli ottavi, che sarebbe già di per se un buon risultato, ma per i motivi di orgoglio e storici, come già specificato precedentemente, l’obiettivo minimo.