Dopo essersi fatte male tra loro in campionato, quarantacinque minuti a testa, Lazio e Atalanta sono andate a infrangersi a tutta velocità contro due muri europei: uno chiamato Manchester City, e uno Celtic, in un botto fragoroso che ora potrebbe costare caro a entrambe le squadre, che continuano nel frattempo a sognare quel quarto posto che vale la partecipazione alla prossima Champions League

Amnesie temporanee

Prima di parlare di Lazio-Atalanta c’è una grossa e importante premessa da fare: tanti goal non fanno una bella partita. Giudicarla come una partita “eccezionale” solo per i sei goal messi a referto, è un errore grossolano: nel primo tempo la Lazio ha giocato in maniera pietosa, e nel secondo il testimone è stato ceduto all’Atalanta, colpevole di aver buttato alle ortiche una partita considerata già vinta. Per come gli uomini di Simone Inzaghi avevano lasciato il campo dopo i primi quarantacinque minuti, se gli ospiti avessero iniziato la ripresa con la stessa intensità con cui hanno iniziato il match, ai padroni di casa sarebbe servito il pallottoliere. E invece Gomez e compagni si sono addormentati, forse con la mente che già viaggiava in direzione Manchester, consentendo alla Lazio di rimettere in piedi una partita che se fosse finita allo stesso modo in cui era iniziata, avrebbe comportato seri danni, sopratutto sulla panchina di Simone Inzaghi, che forse non vistosamente come quelle di altri colleghi, però scricchiola. Il mister avrà molto da lavorare sui suoi: che la Lazio non stesse passando un buon periodo è risaputo da tempo, nonostante le vittorie casalinghe contro il Genoa in campionato e il Rennes in Europa League che hanno contribuito a mascherare il tutto. Scendere in campo in una gara così delicata (non per la classifica, visto che siamo ancora a ottobre, ma per l’avversario difronte), e prendere tre goal in quarantacinque minuti senza mai arrivare in maniera pericolosa davanti al portiere avversario è la testimonianza che sia tatticamente che mentalmente, c’è qualcosa che non va come dovrebbe andare. E alla lunga questo potrebbe incidere in maniera negativa sull’obiettivo stagionale, che è quello di raggiungere l’Europa che conta. Certo, il tecnico biancoceleste è stato bravo a mantenere in vita i suoi nell’intervallo – anche se una grossa mano l’hanno data gli avversari – ma si è trattato di rimediare a qualcosa che non doveva accadere. E non sempre si è poi cosi fortunati da trovare avversari che permettono di farsi rimontare tre goal. Per quanto riguarda Gasperini invece, il discorso è ben diverso: se la Lazio è stata imbarazzante nella prima frazione di gara e cinica nel sfruttare gli errori – grossi, dannatamente grossi – degli avversari nella ripresa, i bergamaschi sono stati autori del loro stesso destino: il primo tempo è stato praticamente da cineteca, con Hateboer e Gosens che sono stati fenomenali, il secondo invece, da museo degli orrori. I numerosi “miss match” che gli uomini di Gasperini hanno creato a centrocampo, sono riusciti a mandare letteralmente in tilt Milinkovic-Savic e tutto il centrocampo laziale, che per quarantacinque minuti ha girato a vuoto. Ecco, la sensazione giusta è stata che quell’Atalanta, quella del tre a zero e tutti a casa già nel primo tempo, se la potrebbe giocare alla pari con tutti, anche con Inter e Juventus. Poi però nella ripresa quegli stessi giocatori si sono adagiati sugli allori, consentendo ai laziali di alzare il ritmo: il centrocampo è come si fosse fermato, diminuendo in maniera drastica quell’intensità che aveva mandato i laziali in difficoltà, e Gomez è rimasto isolato per troppo tempo, tagliato fuori dal gioco. In realtà, nemmeno i padroni di casa stessi credevano più nella rimonta; a ridargli speranze è stato l’errore grossolano di Palomino, che ha atterrato Immobile in area di rigore. Da quel momento ha inizio la risalita della Lazio e il naufragio dell’Atalanta, in pieno stile Titanic. Dopo il rigore di Immobile è arrivato subito il goal pesantissimo – soprattutto a livello psicologico per il giocatore, che da diverse giornate non faceva altro che andarci vicino; a completare l’opera ci ha pensato poi De Roon, causando un altro, inutile e banale fallo da rigore. Se però Inzaghi ha da aggiustare qualcosa che non funziona più come dovrebbe, per Gasperini si tratta di aiutare i suoi a imparare dai propri errori, per evitare di non gettare più al vento punti che sembrerebbero già messi in cascina. Per ora la differenza in classifica non è abissale (diciassette per i bergamaschi e dodici per i laziali), ma alla lunga, le differenze mostrate in campo incideranno in maniera significativa a favore dei primi, a meno che qualcosa non cambi. In casa Lazio infatti c’è poco da festeggiare e tanto da lavorare, in casa Atalanta invece, molto da recriminarsi. Questo match poi, ci ha lasciato praticamente con più domande che certezze: doveva lanciare una delle due squadre verso la corsa all’Europa, e invece ha creato solamente enormi interrogativi. Riuscirà Inzaghi ad aggiustare il tiro prima di arrivare a far parlare di esonero? E Gasperini colmerà le disattenzioni dei suoi, che stanno lasciando per strada punti pesanti (come per esempio in Champions contro lo Shaktar Donetsk) ? E poi, da considerare ci sono anche Roma e Napoli: se nello scorso anno la corsa è stata praticamente “a due”, quest’anno l’ottimo avvio dell’Inter ha complicato le cose, allargando la lista degli invitati per la corsa al quarto posto. Insomma, il campionato è ancora lungo, e le cose potrebbero cambiare giornata dopo giornata, ma amnesie del genere ci auguriamo di non vederle mai più. Ne da una parte, ne dall’altra. Perchè infondo, per avere delle risposte c’è ancora tempo.