Il rumour Guardiola-Juventus si sta facendo con il passare dei giorni sempre più intenso. Le voci di un possibile approdo del catalano a Torino aumentano e l’entusiasmo dei tifosi bianconeri accompagna di pari passo. Per ora è solo un’ipotesi, il lavoro per muovere uno dei piu grandi allenatori della storia del calcio sembrerebbe tanto arduo quanto quello servito per portare Cristiano Ronaldo la scorsa estate sempre all’ombra della Mole. Ma se da un lato l’operazione rischia di bissare la precedente e porterebbe la Juventus stabilmente in un’elite che sembra voler raggiungere e conquistare, dall’altra parte creerebbe ancor piu aspettativa attorno alla squadra laureatasi per l’ ottava volta, quest’anno, campione d’Italia.
Avere Guardiola non è un compito semplice, richiede prima di tutto disponibilità da parte della società, quasi costretta ad accontentare richieste e fisime dell’allenatore e soprattutto dei giocatori, che spesso vengono reinventati in ruoli diversi ma perfezionati in maniera sublime.
La Juventus, reduce da un’annata difficile, in cui la ferita Champions si deve ancora rimarginare, ha bisogno di rilanciarsi e vincere, magari subito. Guardiola invece aprirebbe un processo di cambiamento, Una formazione lenta e studiata su cui plasmare concetti e facendo del tanto osannato bel gioco, forse mai visto chiaramente e totalmente dalle parti di Torino, un credo imprescindibile.
A prescindere dalla possibile riuscita o meno di tutto questo, quanti e chi sono stati gli allenatori accolti da aspettative altissime e hanno finito poi per deludere, vittime di quelle stesse voci con cui sono stati accolti?
Di seguito ci saranno cinque allenatori il cui arrivo fu celebrato come uno spartiacque e inizio di qualcosa di glorioso e finito poi come un banale errore di valutazione, una storia d’amore in cui vince l’incompatibilità e si è costretti, con piu punti interrogativi che certezze, a farsi da parte.

MARCELLO LIPPI – Inter
Dopo un lustro di successi e, uno dei periodi piu gloriosi della storia bianconera, Marcello Lippi lascia la Juventus nel 1999 (in cui fece poi ritorno anni piu tardi), per approdare ai rivali dell’Inter. Una scelta coraggiosa e difficile da parte di un allenatore che arriverà a vincere, con la stessa sicurezza e convinzione, il mondiale in Germania del 2006 in un ambiente altrettanto difficile.
A Milano trova ostilità, la situazione è fin da subito complicata. I tifosi vedono Lippi come un nemico e il viareggino non riesce a dare alla squadra lo stesso imprinting dato a Torino.
Arrivato a Milano come una figura che potesse rilanciare l’Inter diventa in poco tempo, non solo per colpa sua, personaggio non gradito. Con una rosa che annovera Ronaldo, Baggio e Vieri, riesce solamente a raggiungere due finali (Coppa Italia e Supercoppa) che perderà, entrambe, con la Lazio. I punti piu bassi della sua gestione sono l’eliminazione ai preliminari di Champions League contro l’Helsingborg e un post Reggina-Inter, la sua ultima partita da allenatore dei neroazzurri, n cui accusò i suoi giocatori di non impegnarsi a sufficienza.

ANDRE VILLAS-BOAS – Chelsea

Un bambino prodigio innamorato di Football Manager. Fu cosi che Bobby Robson, allenatore del Porto dal 1994 al 1996, conobbe Andre Villas Boas, all’epoca il figlio dei suoi vicini di casa. Il giovanissimo portoghese, che già affinava la capacità manageriale, con il celebre gioco sul pc, suggerì all’allenatore britannico un uso diverso e piu frequente di Domingos Paciencia, all’epoca attaccante dei biancoblu di Oporto.
Non solo il suggerimento fu azzeccato e Robson decise di farsi carico delle spese per mandare Villas Boas a studiare per diventare allenatore, in Scozia. Ma il caso volle che, quando con il Porto vinse l’Europa League, diventando così il piu giovane allenatore a vincere una coppa europea, sull’altra panchina, dei rivali del Braga, c’era proprio Domingos Paciencia, l’uomo che gli diede la prima intuizione calcistica da allenatore.
Dopo un inizio entusiasmante, Villas Boas decise di ricalcare le orme del suo mentore Mourinho e firmare per il Chelsea. Qui purtroppo ci fu l’inizio del declino. A Londra pensavano di aver preso la copia dello Special One con il valore aggiunto del bel gioco fatto vedere l’anno precedente ma si rivelò un flop, venne esonerato a metà stagione e oltre al danno arrivò anche una clamorosa beffa: al suo posto arrivò Roberto Di Matteo che alla fine dell’anno vinse Champions League e FA Cup.

FATIH TERIM – Milan
Da sempre si è attratti da chi è capace di metterci in difficoltà, chi riesce a smascherare una debolezza o chi addirittura riesce a batterci. Il nome di Fatih Terim alla dirigenza del Milan è qualcosa che iniziò ad essere familiare già nel 1999 quando in Champions League il suo Galatasaray ebbe la meglio contro gli uomini di Zaccheroni, costringendoli ad un clamorosa eliminazione. L’imperatore, cosi viene chiamato in patria, dopo quella stagione divenne il nuovo allenatore della Fiorentina e nel 2001 quello del Milan. A San Siro propose un calcio offensivo che faceva del neo acquisto Manuel Rui Costa, giunto anche lui da Firenze, il centro nevralgico della manovra offensiva, agendo come trequartista e creatore di gioco. Nonostante il bel gioco e un modesto raggiungimento del terzo turno di Coppa Uefa, che con il Galatasaray aveva vinto contro l’Arsenal di Wenger, l’esperienza rossonera di Terim, non venne ricordata come memorabile, aggettivo invece che può essere affibbiato al suo successore: Carlo Ancelotti.

MANUEL PELLEGRINI – Real Madrid
L’ingegnere di Santiago del Cile, che ingegnere lo è per davvero e dedicò una carriera da calciatore all’Universidad de Chile, iniziò quella da allenatore sempre lì, per poi spostarsi in Argentina. La prima panchina europea è quella del Villarreal, squadra che riesce a portare ad un gol – un rigore sbagliato da Riquelme – dalla finale di Champions. In finale ci andò l’Arsenal di Wenger che perse contro il Barcellona ma nei tifosi del sottomarino il ricordo di quella cavalcata è ancora vivo. Dopo cinque anni nella comunita valenciana si trasferisce nella capitale, al Real Madrid, ma la stagione è fallimentare. Nonostante un ottimo secondo posto, viene eliminato dal Lione in Champions e in Coppa del Re arriva una debacle senza precedenti e anche questa ricordata dai tifosi: una sconfitta per 4-0 contro il modesto Alcorcon. Un litigio con Guti in quella partita, accenderà l’orgoglio del biondo con il 14. che settimane più tardi, a La Coruña, si inventò forse l’assist piu geniale della storia. Arrivato come grande acquisto del rientrante presidente Florentino Perez, che si apprestava ad un altro mandato, deluse le aspettative per poi riprendersi carisma e trofei a Malaga e a Manchester, sponda City.

CARLOS BIANCHI – Roma
Questa è una storia d’amore brevissima e forse mai sbocciata totalmente. Carlos Bianchi è stato un ariete d’area di rigore argentino con la maglia del Velez Sarsfield, con esperienze in Francia a Reims, Strasburgo e PSG. Per la carriera da allenatore il percorso fu al contrario: prima Stade Reims, Nizza e Paris FC, poi a casa al Velez. Qui diede vita ad uno dei periodi piu gloriosi della storia del Fortin: due campionati, una copa Libertadores e una Intercontinentale. Un curriculum vincente che lo portò alla Roma, che stava vivendo una fase di stallo tra la gloriosa degli anni 80 e quella dei 2000. L’esperienza durò solo fino ad Aprile, fino a quando Franco Sensi non lo esonerò e Bianchi torno in Argentina incompiuto e incompreso, stavolta sulla panchina del Boca dove scrisse letteralmente la storia.
L’anno della sua gestione la Roma sfiorò addirittura la retrocessione ma l’aneddoto/autogol maggiormente ricordato fu la volontà, proprio di Carlos, di vendere Totti alla Sampdoria. E aldilà di allenatori, che vincono, abbandonano e vengono esonerati, è davvero difficile pensare alla storia del club giallorosso senza il suo capitano con la 10.