Ci si potrebbe riferire a loro come due “regine cadute”. Complessivamente sette volte vincitrici del torneo, l’Ajax di Amsterdam e l’Internazionale di Milano non partecipano alla fase finale della competizione rispettivamente da quattro e sei anni.

La squadra olandese è a secco di vittorie importanti dal 2014, anno del suo trentatreesimo scudetto. Poi, tanti successi solamente sfiorati: quattro secondi posti in campionato consecutivi e la finale di Europa League persa l’anno scorso contro il Manchester United.

La squadra italiana, invece, ha attraversato annate complesse e tormentate: una rosa non all’altezza delle speranze di gloria del club, diversi avvicendamenti dal lato della proprietà, il lavoro deludente di diversi allenatori.

Entrambe le squadre, sotto il profilo del borsellino, hanno vissuto situazioni analoghe eppure contrarie: l’Ajax è da tempo immemore una palestra di nuovi talenti. L’elenco dei giocatori che hanno indossato – all’inizio – la maglia biancorossa è impressionante: da Rijkaard a Van Basten e Bergkamp, passando per Seedorf e Davids, finendo con Ibrahimovic e Sneijder.

Le esigenze di bilancio, però, hanno imposto sempre più spesso (specie dopo l’introduzione del fair-play finanziario) di cedere i suoi talenti appena sbocciati: basti pensare, in ultima, alla cessione di Justin Kluivert, figlio d’arte, alla Roma. Questo ha portato il club a rivedere e ridimensionare le sue ambizioni, dato il necessario indebolimento della squadra.

Lo stesso fair-play finanziario ha toccato anche l’Inter, che appena quest’anno si è trovata nella possibilità di spendere (pure con attenzione) un po’ di più durante il calciomercato estivo. La sua assenza, più lunga, è stata segnata da due fasi sostanziali.

Innanzitutto, i primi anni dopo il triplete del 2010: sono stati segnati da una scarsa propensione al ricambio e cristallizzata in alcune vecchie glorie, una sorta di debito del club che è costata in termini di risultati. I momenti successivi sono stati invece caratterizzati da innovazioni velocissime, forse perfino troppo: si sono alternate diverse dirigenze (spesso lontane sia geograficamente che per cultura sportiva), nonché allenatori e staff tecnici; in questo periodo, stretti i cordoni delle borse, l’Inter ha puntato più sullo scouting di giovani promesse più che sui grandi nomi affermati.

A conti fatti, tuttavia, il suo rapporto con i giocatori più giovani è stato tutt’altro che fruttuoso; nonostante un settore giovanile molto vittorioso nella categoria e campagne acquisti che cercavano di essere lungimiranti, nell’ultimo decennio non ha quasi mai saputo valorizzare nomi nuovi. Dal settore giovanile, la prima squadra non ha attinto molto, lasciando partire giocatori che sono andati poi ad affermarsi altrove (Bonucci alla Juventus, per esempio). Dal mercato, la maggiore parte delle giovani promesse hanno deluso: alcuni calciatori alla fine hanno mostrato le proprie capacità in altre squadre (si pensi a Philippe Coutinho o Mateo Kovacic), altri stati ricoperti di aspettative ma non si sono rivelati all’altezza delle speranze del club (come nei casi di Ricky Alvarez o Gabigol).

L’Ajax si presenta alla competizione come una squadra ben organizzata, costruita intorno a un trequartista di talento come Donny van de Beek, imbottita ancora una volta di giovani speranze in appoggio a un giocatore di esperienza quale Huntelaar.

Da tenere d’occhio Matthijs de Ligt (classe 1999) per la difesa, David Neres (classe 1997) sulle zone esterne, infine Frenkie de Jong (nato anche lui nel 1997) a centrocampo.

L’Inter quest’anno è meno dipendente dal suo capitano, Mauro Icardi, e ha acquisito una maggiore qualità con l’acquisto di Radja Nainggolan. Sempre più forte si rivela l’impronta fisica e atletica del blocco di vicecampioni del mondo (Vrsaljko, Perisic e Brozovic).

Nelle prime uscite del campionato è mancata tuttavia un po’ di organizzazione e visione di gioco, forse dovuta al fallito acquisto di un fantasista dopo che sono sfumate le trattative sia per Rafinha che per Modric e Vidal.

La lunga assenza e la conseguente discesa nel ranking non ha consegnato a queste due “regine cadute” dei gironi semplicissimi: l’Ajax affronterà il Bayern Monaco e l’AEK di Atene, ma per ottenere il passaggio del turno dovrà fare meglio del Benfica. L’Inter, condannato a un girone complicato dalla sua classificazione in quarta fascia, avrà il suo principale avversario per la qualificazione nel Tottenham, oltre al Barcellona (naturale favorito) e al PSV (sulla carta, outsider).

Se tra queste due squadre, riportate nella competizione più importante del continente, si può trovare un’ultima linea di congiunzione, probabilmente può trovarsi in una considerazione. il fair-play finanziario, in questo primo periodo di applicazione, ha finito per cristallizzare le posizioni di potere sportivo e finanziario e per costituire un importante blocco verso chi ha proprietari-mecenati ben disposti ad investire o a chi ha costituito nel tempo un sistema di scouting di tutto rispetto.