Qualche settimana fa ho impugnato la penna e scritto questo:

“Sono un po’ nostalgico e guardando la Premier League – c’era un Manchester United-West Ham niente male – mi è mancata la figura di Paolo Di Canio. L’ex Lazio ha allietato per anni le mie giornate e quelle di tanti appassionati di questo gioco. Di Canio, lo sanno tutti, è stato un calciatore e uomo particolare, schierato – a destra – e controverso. Uno di quelli che non stanno mai zitti e che lottano per un ideale, giusto o sbagliato che sia. Mai banale, e soprattutto diametralmente opposto al “politically correct” tanto in auge. Il fantasista romano è stato capace di spintonare un arbitro e poi “redimersi” stoppando un’azione da gol per accelerare l’ingresso dei medici per soccorrere un avversario a terra. Tanto per fare un esempio. Un bad boy di altri tempi. Di Canio, nato il 9 luglio del 1968, ha avuto una carriera brillantissima, vestendo maglie prestigiose (Ternana, Lazio, Juventus, Napoli, Milan, Celtic, Sheffield Wednesday, West Ham e Charlton), ma forse, con il suo talento, avrebbe potuto fare di più e incidere maggiormente. Un esempio? Rifiutò il Manchester di Sir Alex Ferguson. Anzi, lo rifiutò in due circostanze (la storia è divertente e merita di essere raccontata, ci ritorneremo…). Può sembrare una follia. Forse lo è, ma riassume benissimo la figura di Paolo Di Canio. Questo è uno dei rimpianti del santone scozzese, riportato nella sua stessa biografia. E non è poco…

Come detto Di Canio non c’è più. È stato allontanato da Sky dopo un video pubblicato dall’emittente in cui si vedeva chiaramente un tatuaggio con scritto “DUX”. Ovvero Duce, Mussolini per intenderci. La trovai una scelta sbagliata dato che le posizioni politiche dell’ex numero dieci erano note a tutti, come pure i suoi tatuaggi. Non avrebbero dovuto assumerlo, casomai. Io, da spettatore, giudicavo Di Canio per i suoi commenti e non per le sue convinzioni politiche (che, chiaramente, ci tengo a precisarlo – non condivido). La sua figura, devo dire, manca, perché dimostrava una conoscenza senza eguali e una capacità di commentare in maniera obiettiva e senza peli sulla lingua (se doveva dire che un giocatore era una “pippa” lo diceva senza giri di parole)”.

Negli scorsi giorni, però, il colpo di scena: Paolo Di Canio ha ritrovato il suo posto. Sky ha deciso che quattro mesi di pausa (era stato sospeso il 14 settembre del 2016) erano più che sufficienti. È curioso che per questo fattaccio Di Canio abbia preso “una squalifica” di quattro mesi, come quando nel settembre del 1998 spinse l’arbitro Paul Alcock durante Sheffield-Arsenal. Il suo show, “Di Canio Premier Show”, è stato annunciato quasi in sordina, senza proclami o spiegazioni. Un’ora di discussione sportiva sul mondo Premier, in cui approfondire i temi della settimana e analizzare il big match tra Manchester United e Liverpool. Il tutto alla sua maniera: simpatica, professionale e pungente! Bentornato Pallocca!

Celebriamo il suo “come back” con una piccola analisi delle biografie scritte dall’ex numero 10 del West Ham:

Paolo Di Canio – L’autobiografia (edito da libreria dello sport, 2001).

Devo ammettere che è un libro che mi ha colpito molto. Impegnato e in cui sono trattati molti temi. Di Canio parla di valori e di come è diventato un calciatore di alto livello. Dall’infanzia difficile in un quartiere di Roma – il Quarticciolo – al successo. Dal Di Canio cicciottello (soprannominato Pallocca) alla depressione, arrivando fino un tema delicato come la politica (soprattutto per lui…). Viene raccontata la sua versione della spinta all’arbitro Paul Alcock che destò scandalo e lo allontanò dai campi per 4 mesi e dei diverbi, alcuni dei quali molto accesi, con il manager Harry Redknapp (con cui ancora oggi è in ottimi rapporti). Ovviamente parla della sua passione per la Lazio, coltivata in anni di trasferte con gli ultrà e poi portata in campo. Insomma, per gli appassionati è un libro da leggere.

Paolo Di Canio, il ritorno. Un anno vissuto pericolosamente (Dalai Editore, 2005).

Se Icardi ha pubblicato una biografia a 23 anni, Di Canio ne ha pubblicate due, con più merito. In questo libro Paolo fa un’introspezione nella sua persona. Si parla del suo ritorno alla amata Lazio. Per gli appassionati è un libro da leggere tutto d’un fiato, in cui sono raccontati soprattutto aneddoti da spogliatoio. Si tratta di uno scritto che metaforicamente può essere condiviso e sottoscritto da tutta la curva laziale. Meno bello dell’altro, ma comunque piacevole e interessante.