Il lunghissimo prepartita di Argentina – Perù sembrava annunciare una delle partite più entusiasmanti e spettacolari dell’anno. E i presupposti per un incontro epico , in effetti, c’erano tutti: Argentina con le spalle al muro, costretta a vincere per non abbandonare clamorosamente le speranze di qualificazione e un Perù ancora in corsa e deciso a rovinare il sogno albiceleste. Al centro del campo i due capitani: Leo Messi, all’ennesimo banco di prova in maglia bianco-azzurra, contro Paolo Guerrero, statuario condottiero di una nazionale senza paura. Un incontro che, come da copione, si svolge nella più suggestiva delle cornici: l’ Estadio Alberto José Armando di Buenos Aires, detto la Bombonera.

E, come in ogni epico scontro, un eroe predestinato era già stato individuato: eletto a furor di popolo come leader morale dell’armata di Jorge Sampaoli, più di Gonzalo Higuain, più di Maurito Icardi: “El Pipa” Darìo Benedetto. 27 anni, 31 gol in 36 presenze col suo Boca Juniors.

Sì, perché il match di giovedì a Buenos Aires aveva un precedente importantissimo, legato alla storia gialloblù. 10 ottobre 2009. Argentina – Perù: l’Albiceleste di Maradona riesce a strappare la vittoria per andare ai Mondiali sudafricani, proprio grazie ad una zampata di un bomber degli xeneizes. Anzi IL bomber, Martìn Palermo.

E in terra argentina, la mìstica vale più di ogni dato statistico e di ogni analisi “ a tavolino”. El Pipa, 1 presenza in Nazionale prima di giovedì, era destinato a trascinare la sua Argentina, di fronte ai suoi tifosi, verso Russia 2018- esattamente come Martìn Palermo, otto anni prima.

Ma la mistica argentina non aveva fatto i conti con la realtà: una realtà che mette di fronte a Sampaoli e i suoi, un Perù arcigno, duro, organizzatissimo e per nulla impaurito – in campo e sugli spalti – dal calore della Bombonera. Di Maria e Gomez sugli esterni faticano a dialogare con Messi, che, accolto come un Re nello stadio del Boca, tranne per un palo colpito, vive un’altra serata difficile. Il Perù difende e contrattacca e, quando sembra crollare sulle incursioni di Messi e compagni, viene graziato dal palo e dalla grande serata del suo n.1, Gallese.

Insomma, sembra che solo una giocata dell’eroe predestinato possa risolvere la pratica. Ma Benedetto è imbrigliato dalla coppia Rodriguez- Araujo e sembra non riuscire a trovare quegli spazi per lui fondamentali per trovare la rete. Attaccante di movimento, rapido e freddo, El Pipa ha segnato quasi cento gol in carriera fra Argentina e Messico. E lo ha fatto in qualsiasi modo: di testa, con il tacco, col pallonetto, di punta. E spesso i suoi gol, sono decisivi per la vittoria. E infatti, anche in una serata così complicata, con il Perù, riesce a crearsi due grandi occasioni, due occasioni nitide e ghiottissime per uno come lui.

Però non è nemmeno la serata di Benedetto. Non è la serata dell’Argentina e al fischio finale sembra, ormai, tutto definitivamente giunto al capolinea.

Ma se otto anni prima, i tifosi dell’Albiceleste avevano esultato al gol allo scadere dell’argentino Palermo, questa volta l’esultanza è partita alla rete del paraguaiano Antonio Sanabria, gol con cui la sua nazionale ribalta il risultato con la Colombia e regala l’ultima occasione agli uomini di Sampaoli per andare in Russia. A Quito, a 2800 metri, Benedetto e compagni dovranno avere la meglio sull’Ecuador, per raggiungere i playoff. E non sarà una passeggiata in montagna: i precedenti parlano di 3 sconfitte, 2 pareggi e una sola vittoria con gli ecuadoregni, risalente al 2001. E l’altura non è storicamente luogo felice per l’Albiceleste, con il famoso 6-1 rimediato contro la Bolivia nel 2009, che ancora riecheggia nella mente dei tifosi argentini, come un macabro avvertimento.

Martedì alle 1.30, Ecuador – Argentina. Lontani dalla Bombonera, lontani dalla mìstica, lontani da casa, sempre più lontani dal Mondiale.