Lo avevamo corteggiato qualche mese fa, ma il Leicester impedì ai suoi tesserati – a eccezione di Ranieri – di parlare con i giornalisti. E ne aveva ben donde: nel centro dell’Inghilterra si era manifestato improvvisamente uno tsunami fatto di fama e attenzione mediatica. Andrea Azzalin, lo ricordiamo, faceva parte dello staff di Claudio Ranieri e insieme scrissero una pagina storica del calcio recente. Il Leicester, dopo essersi salvato a fatica nella stagione 2014-2015, vinse il campionato, ribaltando ogni pronostico (i bookmakers a inizio campionato quotarono la vittoria  500:1), dimostrando che il calcio sa essere irrazionale, ha logiche tutte sue e per questo è magnifico. Lui aveva il compito di mettere la benzina nelle gambe di Vardy, Drinkwater e compagni e vedendo il risultato – e soprattutto l’intensità in cui la squadra di Ranieri si esprimeva – ci è riuscito alla grandissima. Finalmente siamo riusciti a incontrarlo, anche se, ovviamente, il morale è diverso rispetto al maggio dello scorso anno. Come sta andando questo periodo? Gli domandiamo subito per rompere il ghiaccio. “Bene – ci risponde il prof. Azzalin – sto facendo delle ferie forzate, anche se in realtà ho sempre qualcosa da fare, non sono mai fermo, ho dei progetti, ma ti assicuro che non vedo l’ora di risalire in sella…”.

Da Varese sei partito e oggi, dopo un percorso professionale molto importante, sei tornato qui, ospite di “All Sport Association”. Per chi non ha potuto esserci, di cosa hai parlato?

La mattinata è stata divisa in due parti e ho parlato delle esperienze vissute in Francia – che per modi di lavoro equiparo all’Italia – e Inghilterra. In particolare mi sono concentrato sulle differenze di lavoro e di mentalità (e ce ne sono tante). Nella seconda parte la discussione è stata più specifica, sul controllo del carico di lavoro dell’allenamento e le variabili che dal mio punto di vista – sostenute dalla letteratura scientifica – sono importanti per quantificare il carico interno ed esterno; ho cercato di dare qualche consiglio pratico ai ragazzi, principalmente allievi di scienze motorie, che hanno partecipato alla conferenza.

Hai parlato di differenze tra paesi. Come cambia, concretamente, il tuo lavoro?

In Inghilterra c’è una cultura completamente differente rispetto all’Italia o al resto del mondo. Lì si dà più enfasi al recupero rispetto all’allenamento. Nel resto del mondo, invece, si punta sul lavoro, lavoro e ancora lavoro; in Inghilterra le abitudini sono differenti e cambiarle completamente è impossibile. Per un allenatore non è facile, ma bisogna adattarsi. L’aspetto più importante per un professionista è capire con chi hai a che fare…

Tornando alla tua esperienza a Leicester, chi ti ha impressionato maggiormente?

Non ho dubbi nel rispondere: N’Golo Kanté, giocatore eccezionale sotto tutti i punti di vista (recentemente premiato dall’associazione inglese dei calciatori quale miglior giocatore del campionato, ndr). Nel secondo anno? Meglio fermarsi alle cose belle del primo…

In Premier League non mancano i campioni, allargando il discorso, chi è il tuo preferito?

Ce ne sono così tanti in Inghilterra, ma per il binomio qualità fisiche e tecniche dico Eden Hazard. È uno spettacolo vederlo giocare.

Cosa ti ha lasciato la vittoria in campionato con il Leicester?

È stata una vittoria storica, che rimarrà per sempre nei cuori dei tifosi delle Foxes, anche perché la nostra è stata una cavalcata incredibile, in cui nessuno credeva all’inizio. Purtroppo però il calcio ha anche un’altra faccia della medaglia e non puoi vivere di ricordi. Per questo, ripeto, spero di rientrare in fretta nel mondo del calcio!

Lavorerai ancora con Claudio Ranieri?

Sì, certo. Da parte nostra c’è tanta voglia e in questi giorni qualcosa si sta muovendo: speriamo.

Com’è Ranieri nel quotidiano?

Claudio Ranieri è così come lo vedi, è una persona autentica. Per usare un termine inglese è un vero “gentleman”, una persona molto rispettosa dai giocatori e del contesto in cui si trova. Ha lavorato molto bene, è preparato e si merita sicuramente un’altra chance.

Negli ultimi mesi è esploso Kylian Mbappé, del Monaco. In Champions ha trascinato i monegaschi e nell’estate sembra possa infrangere il record di calciatore più pagato. Quando tu eri a Monaco era giovanissimo, hai avuto la possibilità di allenarlo in prima persona?

No, oggi ha appena diciotto anni e quando allenavo al Monaco era ancora al centro di formazione. L’ho però seguito e posso dire che è un giocatore di grandissima prospettiva. Oggi è al posto giusto nel momento giusto. È forte fisicamente, ha grande tecnica e la freddezza giusta davanti alla porta. Insomma, ha tutto per rimanere ad alti livelli, anche se quello che a lungo termine fa la differenza è l’attitudine e la motivazione dei calciatori.