Luca Serafini, noto giornalista e scrittore, parla ai nostri microfoni toccando diversi temi, tra cui la Nazionale Italiana.

Capitolo Milan: ti aspettavi un avvio così difficile? E quali sono le cause?
“Non solo non mi aspettavo un avvio così difficile, ma ero anche ottimista al di là dei risultati. Secondo me il materiale acquistato è di buona levatura tecnica. Ci sono anche due top player se intendiamo come tali Bonucci e Biglia che comunque sono due nazionali che hanno vinto qualche cosa in queste ultime stagioni. Quindi mi sembrava che fosse stata una campagna acquisti intelligente e che il Milan al di là dei risultati avrebbe costruito una proposta di gioco diversa dagli ultimi anni. Così non è stato e al momento sub iudice Mirabelli e Fassone, nel senso che vedremo nel tempo quanti e quali di questi acquisti non erano effettivamente all’altezza. Nel frattempo il responsabile è sicuramente Montella perché, prima del rendimento dei singoli, è il rendimento della squadra che è insufficiente dal punto di vista del gioco e dei risultati. L’ultima considerazione è che adesso, a parte Calhanoglu che si è un po’ perso ma che aveva fatto cose interessanti sia in Germania che con la nazionale turca, gli altri continuano ad avere, quando vanno in nazionale, un buonissimo rendimento. Parlo di Bonucci, Rodriguez in particolare, Kessie, Biglia, Andrè Silva e Kalinic. E’ sorprendente che quando vanno fuori abbiano un buon rendimento e nel Milan no”.

Dove può arrivare secondo te questo Milan?
“Le prime piazze sono molto distanti, non ci sono dei segnali di risveglio, le ultime prestazioni non sono state incoraggianti né dal punto di vista del gioco né dal punto di vista dei risultati soprattutto contro le squadre che precedono il Milan in classifica. Io credo che ragionevolmente dando una sistemata alla squadra, rientrando Conti, prendendo un po’ di fiducia e dando uno straccio di organizzazione, il quinto posto sia alla portata. La vedo molto dura per il quarto”.

Chi potrebbe essere l’uomo giusto per la panchina rossonera?
“Conte ha tutte le caratteristiche perché lui riesce a tirar fuori il meglio dai suoi interpreti e ha un materiale a disposizione interessante con cui lavorare. Ricorda un po’, con le potenzialità da affermarsi e altre affermate, la Juve che trovò, senza dimenticare come dice lui da dove arrivavano, e sottolineo più volte come potenzialità. Conte è legato a tante condizioni: da come va il Chelsea quest’anno, da che tipo di mercato gli garantirà il Milan, che tipo di prospettive, da come lui e i tutti i top allenatori avranno l’esigenza di capire di chi è il Milan, che programmi, che visibilità ha. Perché se arriva Conte e devono vendere i due migliori, Conte non arriva. Questa è la prima scelta. Ancelotti già da tempo non sarebbe mai tornato; lui ormai è sulla gestione di club di primo piano perché è un grandissimo gestore. Tutti pensano che sia scontato andare a Londra, Parigi, Madrid, Monaco e vincere, invece non è così. Lo dimostrano il primo Guardiola e tanti altri esempi precedenti. Lui sa amministrare un certo tipo di squadra, non so se saprebbe far crescere una squadra così, se ne avesse le motivazioni visto le prospettive che ha”.

Secondo te il Napoli può seriamente vincere il campionato?
“Sì, il Napoli può seriamente vincere il campionato. Secondo me adesso si è liberato di quella che io definisco una preziosa agonia che era la Champions perché, se è verissimo che dal punto di vista degli ingaggi e del prestigio è una partecipazione importante per una piazza come Napoli, non è strutturato per stare ad alti livelli su due competizioni perché la sua rosa è numericamente troppo povera per poter fare fronte a impegni come questi. Sarri se ne lamenta, ma un calendario di un grande club che gioca le coppe europee, da che mondo è mondo, gioca ogni tre giorni; il problema è che lui è stato costretto a farlo sempre con gli stessi giocatori e questo alla fine ha creato dei problemi. Io credo che il Napoli possa concorrere per lo scudetto a condizione poi che in Europa League giochino quelli che non giocano mai; l’11 che ha è da scudetto; la Juve per me rimane la favorita perché ha una rosa che può affrontare due impegni ad alto livello anche se sta lasciando qualcosa sul piano dell’estetica ma è sempre lì. Il fatto che abbia sbagliato con Atalanta e Lazio due rigori a tempo scaduto, che avrebbero dato 3 punti in più, mi sembra un dato molto significativo”.

Qual è stata finora la rivelazione di questa Seria A e quale la delusione?
“La delusione il Milan, non ci sono dubbi! Delusione perché tutti avevano grandi aspettative, non soltanto io. La rivelazione è la Sampdoria, perché della Lazio dobbiamo dire che è una conferma e la Roma era un’incognita per la sua nuova guida, soprattutto per la condizione fisica di alcuni suoi protagonisti. Tra tutti sapevamo che la Roma con i suoi protagonisti a disposizione avrebbe potuto fare molto bene; sta facendo molto bene, sta imparando bene il verbo di Di Francesco. La Lazio è una sorprendente conferma però non è una rivelazione”.

Capitolo Nazionale, tasto dolente per tutti noi. Secondo te questo flop storico è frutto della casualità o di una serie di concause connesse tra loro (ed eventualmente quali) ?
“La casualità sicuramente no. Diciamo che l’allenatore è la punta dell’iceberg che è indiscutibilmente il responsabile. Qualunque analisi o processo si voglia fare, questa squadra, con un’idea di gioco e un minimo di organizzazione, avrebbe tranquillamente eliminato la Svezia. Invece Ventura ha fatto la formazione, ha dato le maglie e li ha mandati in campo; questa è stata la sensazione che ci ha trasmesso nelle due partite con la Svezia che è una squadra molto organizzata che sapeva di essere inferiore all’Italia e quindi ha agito di conseguenza. Quando Conte era consapevole che l’Italia non fosse tra le migliori squadre dell’europeo, ha lavorato su altri attributi. E’ un peccato perché con un minimo si poteva eliminare tranquillamente la Svezia”.

Intravedi la possibilità per il calcio italiano di tornare ai vertici del calcio mondiale? Se sì, quale potrebbe essere secondo te la ricetta?
“Non sono più giovanissimo, seguo il calcio da quando ero bambino e da sempre sento dire che il calcio italiano era finito, prima perché non venivano gli stranieri, poi perché sono tornati, poi per la violenza negli stadi, poi per il calcioscommesse. In questo momento, al di là del risultato con la Svezia, è in una delle fasi più complicate perché non ci sono le guide ispirate di una volta; qualcuno ha ricordato in questi giorni la figura di Artemio Franchi, grandissimo dirigente, poi c’erano altri personaggi come Italo Allodi, lo stesso Franco Carraro prima della vicenda di calciopoli e altri dirigenti che, seppur sbagliando, avevano una cognizione calcistica come ad esempio Matarrese. Purtroppo, nel calcio, somigliamo molto in quello che è il nostro paese: abbiamo un governo che non è voluto dal popolo e nel calcio è così, è voluto dalle lobby, non abbiamo presidenza nella Lega di Serie A e nella Lega di Serie B, quindi una latitanza che si evince anche politicamente, non ci sono più leader, non ci sono più statisti e così è anche nel calcio. Non c’è più un’organizzazione del lavoro, una politica estera e tutto quello che sta succedendo al nostro governo somiglia incredibilmente al calcio. Se ne esce con dei programmi che vanno poi rispettati. Se c’è organizzazione, in tutti i campi della vita le cose funzionano”.

Buffon, Nesta, Maldini, Cannavaro, Pirlo, Totti, Del Piero & co. Perché effettivamente non c’è stato questo ricambio generazionale?
“Qui bisogna fare dei distinguo perché intanto non è sempre detto che con le squadre forti tu vinca o che delle generazioni abbiano una spiegazione che sia ripetibile in futuro. Berlusconi è stato il più grande presidente della storia del calcio, lo dicono le vittorie, le idee delle quali lui parlava 31 anni fa come gli stadi numerati, i tifosi, i diritti, la quotazione in borsa. E’ stato bravissimo e oculatissimo nello scegliere i suoi campioni con cui iniziare le sue vittorie dall’88 e i suoi allenatori fino a quando li ha scelti lui, però ha avuto anche un’indubitabile patrimonio di un gruppo di ragazzi italiani che arrivavano dal vivaio (Maldini, Baresi, Costacurta, Filippo Galli, Albertini, Evani) che diedero un contributo importante e che entravano in un meccanismo perfetto. Il Torino invece, ad esempio, ha sfornato diversi campioni ma non è poi diventato il Barcellona anche perché il Torino li vendeva. Bisogna lavorare con serietà, bisogna essere onesti, non chiedere i soldi alle famiglie quando i ragazzini dimostrano talento, non bisogna affidarsi solo ai procuratori e agli sponsor per fare una nazionale. Onestà, serietà e lealtà: se ci sono questi ingredienti ogni programma potrebbe andar bene”.

Ti aspetti movimenti importanti durante il mercato di riparazione?
“Penso che l’Inter potrebbe fare qualcosa perché ci crede. Ha disatteso tutte le aspettative, non solo dei tifosi ma anche di Spalletti di quest’estate. Adesso che si trova lì a combattere con i mezzi che ha, che non sono all’altezza né della Juve, né del Napoli e né della Roma, credo sia un’incentivazione per il club fare un sacrificio almeno per un giocatore, a mio avviso, di un attaccante per poter dare il cambio a Icardi e di un difensore. Poi forse anche il Napoli, vista l’assenza di Milik, farà qualcosa con Inglese, magari comprerà anche un difensore dato l’infortunio di Ghoulam. Juve, Milan, Lazio, Roma non credo faranno più di tanto”.

Abdica un altro fenomeno del passato che conosci molto bene, Andrea Pirlo. Storicamente c’è stato uno con quelle caratteristiche o può considerarsi unico nel suo genere?
“L’unico che ho visto in quest’ultimo ventennio forse Xavi; se la potevano giocare allo stesso livello come gamba, come tecnica, come visione di gioco, come brillantezza. Pirlo, nel suo genere, diciamo che è stato un po’ unico. Non dimentichiamo che fino a trent’anni era anche un grandissimo incontrista, poi al Milan l’hanno dato per finito un po’ troppo presto, lui se l’è legata al dito e se ne è uscito con un libro che fossi stato in lui avrei evitato. Quelli del passato sono stati comunque molto diversi”.

Si ringrazia Luca Serafini per la disponibilità.