No, a pensarci bene non esiste proprio qualcosa di simile. Qualcosa di lontanamente paragonabile allora? Mh, forse, ma non ci scommetterei un peso. Di derby interessanti ce ne sono molti sparsi per il mondo. Ci sono quelli carichi di significati storici dove scendono in campo decine e decine di trofei, come a Milano, ci sono quelli “nuovi”, dove grazie a soldi impregnati di petrolio la seconda squadra di Manchester è riuscita a rivaleggiare con la prima. Non scordiamoci poi dell’Old Firm scozzese, quel vecchio affare di cui abbiamo narrato nel numero precedente.

Per carità; derby magnifici, incantevoli e stracolmi di significati, sicuro. Ma una spanna sotto al Clásico Rosarino, che infuoca le strade di Rosario.

Rosario è la terza città più popolata d’Argentina, e fin qui niente di speciale mi direte, ok. Per capire cosa ha di tanto particolare questa ciudad bisogna camminarci dentro, respirarla a pieni polmoni, farsi stravolgere l’esistenza dalla sua unicità. Rosario non è una città come le altre, è la città del calcio. Calcio inteso come culto, come arte senza età, come stile di vita da seguire fieramente. Quello che traspira dai muri di Rosario non è semplice passione calcistica, è un aspro tormento che si fa sentire sempre più in prossimità dello scontro tra i due mondi: quello dei leprosos e quello delle canallas. Qui non c’è altra scelta, non si è interessati al blasone delle due squadre faro del movimento calcistico argentino, River Plate e Boca Juniors. O tifi per una delle due formazioni del posto, o no eres nada, come dicono da quelle parti. Qui ha origine il derby più antico di tutta l’Argentina: Rosario Central contro Newell’s old Boys, e state certi che come lo vivono qui, non lo vivono da nessun’altra parte del mondo.

A fondare la prima squadra di Rosario, il Central Argentine Railway Athletic Club, furono, e chi se no, i ferrovieri inglesi, che alla vigilia di Natale del 1889 diedero vita al club e scelsero come colori di appartenenza il giallo e il blu.
Bisogna attendere un po’ per vedere all’opera questa creatura, che disputa la sua prima partita ufficiale dopo un anno, proprio contro gli inglesi. Campo e tifosi? Neanche l’ombra. Infatti si gioca proprio entro il perimetro della ferrovia. Le carrozze in disuso venivano usate un po’ per tutto: spogliatoio, segreteria e più tardi anche da tribuna.

Rosario è una città particolare, che vive di intuizioni, di pensieri rivoluzionari ed è teatro ideale per grandi affari. Non è un caso che nel 1884 ad arrivare in città è tale Isaac Newell, inglese che troverà lavoro presso il collegio britannico. Da bravo inglese qual è, il figlio ha una sola passione, giocare a calcio. Così papà Isaac si adopera e dà origine alla prima e ancora unica squadra argentina a portare il nome del proprio fondatore: il Club Atlético Newell’s Old Boys. Letteralmente, i vecchi studenti del professore Newell. Fatta la squadra, bisognava pensare ai colori sociali. Si optò per un compromesso di famiglia: il rosso che richiamava all’Inghilterra del papà e il nero germanico, Paese d’origine della mamma, che non ne volle sapere di non ficcare il naso nella questione.

Il calcio dei primi del Novecento non era come quello di oggi, si può parlare quasi di un altro sport, o almeno di un’era ideologicamente ancor più lontana da quei dieci lustri che sono intercorsi. L’Argentina non faceva di certo eccezione, tanto che non c’era ancora la Primera División ma al suo posto una sorta di sua antenata, la Lega Rosarina. Sei squadre si sfidavano dando vita a qualcosa che molto si avvicinava a un mini torneo. E proprio in quegli anni, nel 1905, va in scena il primo Clásico tra Central e Newell’s, deciso in favore dei secondi dalla rete di Faustino Gonzalez, che entra nella storia argentina. E fare la storia in Argentina non è come farla in altri posti, no, perché qui la riconoscenza è smisurata, il tuo nome la gente se lo ricorda per davvero, anche a decine di anni di distanza.

La rivalità tra le due formazioni è diventata con gli anni feroce, un questione di vita o di morte. Se vivi a Rosario non hai altre possibilità, appena vedi la luce devi già sapere di quali colori la tua pelle si tingerà per il resto della vita. Se sei del Newell’s andrai in determinati bar, ti farai visitare da determinati medici e il tuo idraulico sarà anche lui un lebbroso.

Lebbrosi e Canaglie, dicevamo. Il tutto nasce negli anni Venti, quando l’igiene era cosa rara e la peste trovò terreno fertile per entrare in quasi tutte le case. Le dame di carità dell’ospedale Carrasco decisero di organizzare una partita a scopo benefico, invitando le due squadre di Rosario. Piccolo problema: mentre quelli del Newell’s erano ormai pronti a giocare il primo pallone, quelli del Central non si fecero vivi. Apriti cielo.

Canaglie! Non siete altro che canaglie voi altri!”, questa l’accusa indirizzata al Central, che ribatté con un eloquente: “Ah si? E voi dei lebbrosi, visto che ci tenete così tanto alla causa”. Da qui l’odio reciproco è stato semplicemente un climax crescente, che ha spaccato in due la città, a nord è tutto gialloblù, a sud tremendamente rossonero. Se passate da Rosario una cosa è bene tenerla a mente, non presentatevi con la maglia del Boca, o passerete dei momenti poco raccomandabili.