E’ Natale, un freddo Natale inglese di sei anni fa a Wolverhampton ed è da poco passata la mezzanotte quando all’ingresso di un locale notturno un coltello si conficca e scivola lungo la guancia di un giovane appena ventenne. Il ragazzo in pochi istanti vede trasudare il proprio viso di sangue, tanto sangue, paura poca, d’altronde non è la prima rissa in cui si trova coinvolto. Il segno sul volto, anzi il solco, è profondo, ma paradossalmente anche fortunato, lascerà soltanto una cicatrice, un marchio indelebile su quel ventenne inglese. Un marchio indelebile come quello che sei anni dopo il ragazzo deciderà di portar a vita sulle proprie spalle, il cui peso materiale è irrisorio, d’altronde si tratta di inchiostro, seppur tanto inchiostro, ma è il peso morale ad esser infinito, a tratti ingombrante, ma portato con orgoglio. Quell’inchiostro racconta delle lotte per i diritti civili, racconta di icone e veri e propri eroi, racconta un po’, intrinsecamente e metaforicamente, anche la storia di Andre Anthony Gray, il legittimo proprietario di quest’opera d’arte.

L’infanzia prima e l’adolescenza poi di Andre sono tutt’altro che semplici: intrise e segnate da assenze, affetti spezzati, sacrifici e bravate, d’altronde non stiamo di certo qui a raccontare di un membro della British Royal Family. Il padre di Andre non risponderà mai presente, mai pervenuto, e sarà la sola madre, Joanna, grazie anche all’aiuto dei nonni, a tirar su il ragazzo, che sarà avvicinato al calcio proprio dal nonno materno.

Andre si trova ad affrontare vari problemi che lo segnano sin da piccolo, ma uno su tutti: non ama esser etichettato per il colore della sua pelle, che sia in un campo da calcio o in giro per le strade di Wolverhampton e ciò gli crea non pochi problemi e forse lo spingerà, dopo quindici anni circa, a far delle proprie spalle un murales vivente raffigurante Rosa Parks, Malcom X, Martin Luther King, Muhammad Ali, Bob Marley, leggende vere e proprie di cui il giovane inglese, grazie ad un temperamento particolare, ne riesce a sorreggere tutto il peso e l’importanza. Testardo, spregiudicato e sicuro di sè, spesso negli umidi sobborghi di Wolverhampton finirà nei guai durante la fase adolescenziale, le risse saranno assurdamente quasi all’ordine del giorno, seppur Gray farà il possibile per starne alla larga e la sua voglia di non sottostare a nessuno, usando anche le maniere forti, avvicinerà la sua personalità, nei limiti del caso, proprio a Malcom X.

Ma, facendo un piccolo passo indietro, è all’età di dodici anni che Andre subisce la seconda grave perdita affettiva. Il nonno, in punto di morte, gli sussurra che non c’è tempo per le scuse e che bisogna inseguire i propri sogni e chissà che Andre, fosse stato già calciatore professionista, la domenica seguente non avrebbe indossato in campo la fascia nera al braccio in segno di lutto, proprio quella fascia di cui scrivevano i Guns ‘n Roses in “Civil War”, alludendo, qui invece, alla dolorosa morte dell’uomo che aveva augurato al mondo intero la pace per sempre, Martin Luther King, il cui volto sarà poi inciso proprio sulle spalle di Gray.

Andre capisce adesso che è giunta l’ora di impossessarsi del destino e della propria vita e riesce a procurarsi e superare un provino con i Wolves, squadra della sua città. In campo va più che bene, così come gli allenamenti, ma è all’esterno che si fanno vivi i problemi, specie la notte, quando il ragazzo gira per i locali delle West Midlands con i suoi amici, procurandosi non pochi guai. Fortunatamente dopo l’episodio della coltellata in quel Natale del 2011, come fosse un regalo inatteso, Gray capisce che la vita notturna fatta di risse e vicende al limite della legge vada messa da parte e con essa anche l’esperienza ai Wolves.

Affronterà tre cambi di maglia in tre anni: Shrewsbury Town, Hinckley United e poi Luton e, specialmente con le ultime due compagini, Gray segna, segna tantissimo, aiutato da doti tecniche sopra la media e da un fisico quasi pugilistico. Gray sembra volare come una farfalla e pungere come un’ape, Gray nel campo sembra ricordare Muhammad Ali nel ring, il rettangolo verde per Andre è una giungla dove atterrare gli avversari, come Ali atterrò George Foreman in “The Rumble in the Jungle”.

Ed è all’età di ventitré anni che arriva finalmente la chiamata importante, Andre risponde presente e passa al Brentford. E’ il 2014 e Gray si appresta ad affrontare un’esperienza del tutto nuova per lui, in Championship. Il livello tecnico si alza, così come quello tattico, e gli inizi sono difficili e tormentati, anche la vita privata del giovane lo è altrettanto, ma pian piano riesce a prendere in mano il proprio destino e, se le “api biancorosse” approdano ai play-off a fine stagione, è anche merito delle reti che Andre fa gonfiare, esattamente diciannove in poco meno di cinquanta presenze al Griffin Park.

Dopo pochi mesi si riparte, Gray è affamato e la sconfitta ai play-off brucia ancora, tanto che nelle prime due uscite stagionali, segna altrettante reti, ma il mercato per i club inglesi non è ancora chiuso ed il 21 agosto vengono recapitati al Brentford circa 9 milioni di sterline, il mittente ha un nome: Football Club Burnley. Gray coglie al balzo l’occasione, al Griffin Park ci si ritrova senza centravanti, ma non si può rifiutare. All’età di ventiquattro anni, Andre fa un ulteriore passo in avanti, ha messo via le scuse da tempo, ed è pronto ad un nuovo palcoscenico, ancora ed ancora.

Al Burnley le cose vanno bene, il Turf Moor è sempre gremito e dopo una cavalcata durata 46 partite i padroni di casa possono festeggiare la promozione in Premier League ed Andre il titolo di capocannoniere, condito da tre doppiette ed una tripletta nel poker rifilato al Bristol City. Gray non tradisce quindi le aspettative, ripaga la cifra spesa dai Clarets e si prepara al salto finale, la massima serie inglese, come fosse l’Olimpo, dopo aver scalato le divisioni inferiori a suon di goal. Il rapporto con la tifoseria è vivido e, se nella “rissa nella giungla” zairese il pubblico inneggiava a Muhammad Ali urlando: “Ali bomaye!”, anche i supporters dei Clarets non sono da meno con Gray.

Ma nulla dura per sempre ed il rapporto con la tifoseria per Gray si incrina leggermente poco prima dell’inizio della nuova stagione. Andre accusa due tifosi di cori razzisti durante un amichevole contro il Bradford, ma nonostante tutto il venticinquenne continua a far bene. In Premier il livello è ai massimi mai raggiunti prima per Gray, si lotta contro club ricchi e strutturati, contro difese forti ed organizzate, serve forza fisica, tecnica ed astuzia, qualità che fortunatamente non mancano dalle parti del Turf Moor ed il bottino finale conta comunque tredici presenze e cinque reti, non tantissime visti gli standard precedenti, ma sufficienti ad attrarre l’attenzione del Watford.

E’ il 9 agosto 2017 e gli Hornets prelevano Gray dal Burnley, ancora una volta per una cifra record per il club. Il colpo subito dai Clarets è di quelli pesanti, un gancio destro in pieno volto, ma non possono far altro che accettare la necessità di Gray di affrontare una nuova sfida. Il ventiseienne al Watford firma un contratto di cinque anni e se Bob Marley prima di morire disse a suo figlio: “Money can’t buy life”, beh Andre questo lo sa già, anzi sa che neanche i sogni possono essere acquistati dal denaro. I sogni si realizzano con tenacia e sacrificio, senza alcuna scusa, come gli sussurrò il nonno in punto di morte, come Andre ha sempre creduto e confidato.