Potrei partire dai numeri, ricordare i fatti e le curiosità di una carriera che sembra scritta dal più folle degli sceneggiatori, ma per salutare Niki Lauda già si sono prodigati in tanti, tantissimi. Non solo oggi, ma da una vita, tra interviste, documentari, libri, persino film.

Io non potrei raccontarlo con tale attenzione e trasporto, non ho avuto il privilegio di crescere con la Formula Uno di quegli anni, che giungeva nelle case di tutto il mondo con delle immagini sbiadite dai tubi catodici di prima generazione, ma con delle emozioni dai colori più vividi che mai. Per me Lauda ha sempre rappresentato una figura eroica uscita dritta da una serie di sequenze dai colori vintage, in cui l’uomo si trasforma in esploratore d’altri tempi, portando all’estremo la meccanica, provocando la fisica e sfidando la morte in persona. Niki da quella sfida ne era uscito vincente, segnato per sempre, ma forse ancora più forte di prima. Sono diventato grande con una passione per i motori trasmessami da chi davanti a quelle immagini dal sapore epico ci è cresciuto e quindi Lauda, con il suo volto sfigurato e quelle dichiarazioni mai scontate, ha rappresentato il vero e proprio collante con un mondo che non c’è più, persosi tra le logiche commerciali e i pixel dell’alta definizione. Noncurante, l’austriaco è sopravvissuto a tutto ciò ed è tornato a vincere in una nuova forma di dirigente-consigliere dell’imbattibile Mercedes delle ultime stagioni. D’altronde, solo uno che veniva soprannominato “Il Computer” sarebbe potuto sopravvivere a tutti questi cambiamenti e a un corpo che irrimediabilmente ha presentato la sua fattura finale a  quasi 43 anni da quel terribile incidente.

L’incidente mi ha cambiato… l’orecchio!”

Nel 2016 ho avuto la fortuna di incontrarlo brevemente nel corso di una conferenza stampa. Ricordo molto bene quel giorno, con una di quelle influenze che ti stendono inerme a letto, ma l’occasione era da tempo agendata e come immaginare di dire no a tali occasioni? Trovarsi nella stessa stanza con un uomo che ha vissuto mille vite… 
Lebe wohl, Niki. Buona fortuna per la prossima.

(In immagine: Niki Lauda a Mendrisio, marzo 2016 – © Omar Cartulano)