La Svizzera tennistica, negli ultimi 20-30 anni, è stata capace di sfornare un campione dopo l’altro. Ad iniziare questa straordinaria serie è stato il ginevrino Marc Rosset nei primi anni ‘90. Il tennista romando è stato in grado di vincere la bellezza di 15 titoli in singolare e 8 in doppio (tra cui spicca un Roland Garros nel 1992). Ha anche raggiunto la nona posizione nel ranking, classifica che quasi trent’anni dopo sembra “normale”, ma allora era un evento straordinario. Poco dopo è esplosa la stellina di Martina Hingis. La fenomena di chiare origini cecoslovacche ha completato nel corso della sua lunga carriera (conclusa forse definitivamente – il forse è d’obbligo dato che si tratta del terzo ritiro annunciato – un paio di settimane fa) il Career Grand Slam in doppio, in doppio misto, e solo una sciagurata finale del Roland Garros nel 1997 le ha impedito di completare il Grande Slam in stagione. Nemmeno il tempo di digerire il ritiro (forzato, per doping) della Hingis, che già gli appassionati elvetici di tennis, ormai in forte crescita, possono iniziare ad ammirare le gesta di un certo Roger Federer, seguito a ruota da Stan Wawrinka, le cui bacheche possono arricchirsi ulteriormente negli ultimi anni delle rispettive carriere.

È inutile dire che l’eredità che lasciano questi 20 anni di successi è un’eredità pesante, soprattutto se in campo maschile (da sempre quello più seguito) non si intravvedono talenti nostrani all’orizzonte. Non stiamo parlando di trovare dei nuovi Federer, ma quando si ritireranno il basilese e Wawrinka, sarà un successo trovare una bandierina svizzera nei primi 100 al mondo. In campo femminile la situazione è assai diversa, con diverse giocatrici giovani in grado di emergere, oltre alla già solida Bacsinszky. A metà tra le due categorie possiamo collocare la giovane talentuosa Belinda Bencic, classe 1997. La tennista sangallese è una delle giovani più promettenti della WTA, ma pur essendo ancora ventenne, ha già una carriera particolarmente interessante alle spalle.

È nel 2013 che inizia a farsi notare a livello junior, vincendo in successione Roland Garros e Wimbledon, evento più unico che raro nel circuito giovanile. Dopo qualche apparizione nel circuito WTA già nello stesso anno, è nel gennaio 2014 che inizia la carriera “a tempo pieno fra le grandi”. Nel primo Slam stagionale spaventa la cinese Na Li (che poi vincerà il torneo) portandola al tie-break, mostrando i primi sprazzi di classe al mondo intero. Nel corso dell’anno i miglioramenti sono evidenti, dato che in primavera raggiunge la prima semifinale in carriera, in estate raggiunge il terzo turno a Wimbledon e a settembre disputa quello che, ancora oggi, è uno dei migliori tornei della carriera. Allo US Open riesce infatti nuovamente a raggiungere il terzo turno, dove trova la tedesca Kerber, numero 6 mondiale, che viene rapidamente sconfitta in 2 set. Stessa sorte toccherà al turno successivo alla nona testa di serie Jankovic. È così che al suo primo anno tra le professioniste riesce a raggiungere i suoi primi, e per ora ultimi, quarti di finale in uno Slam. Purtroppo la corsa si ferma lì perché trova una Peng in stato di grazia, che mai più si riproporrà a quei livelli.

A inizio 2015, neanche maggiorenne, è già tra le prime 30 al mondo. La prima parte di stagione è purtroppo abbastanza anonima, non confermando la crescita esponenziale del 2014. Ma un’estate magica, che la proietterà nell’élite del tennis femminile, la attende. Nella stagione sull’erba conquista il primo titolo della carriera (battendo gente del calibro di Bouchard, Wozniacki e Radwanska), dopo essersi fermata in finale la settimana precedente. In agosto, al Premier 5 di Toronto, inanella una serie impressionante di vittorie, e dopo aver battuto nell’ordine Bouchard, Wozniacki, Lisicki e Ivanovic sfida Serena Williams in semifinale. La statunitense si presenta forte di aver perso la miseria di 4 partite nel corso dell’anno. Ma la svizzera compie l’impresa e si qualifica per la finale, dove batterà Simona Halep (sconfiggendo in una settimana 6 top-25), avvicinando pericolosamente la top-10.

L’obiettivo è però solo rimandato di qualche mese. È infatti nel febbraio 2016 che, grazie a una finale raggiunta a San Pietroburgo, sfonda finalmente la “fatidica barriera”. In questo momento si sprecano le lodi da ogni angolo di mondo, tra chi inizia a intravedere una nuova Hingis (per i risultati e nient’altro però) e chi si lancia in pronostici avventati sulla quantità di Slam che riuscirà a conquistare (chi dice che 5 sono addirittura pochi). Il resto della stagione è però purtroppo costellato da problemi fisici, che la costringono a saltare diversi tornei, perdendo così punti preziosi in classifica. Il 2017, se possibile è ancora più deludente dell’anno precedente. Dopo una prima parte di stagione in cui i risultati stentano ad arrivare (anche e soprattutto per la condizione fisica deficitaria), in aprile si opera al polso che tanti problemi le ha causato negli ultimi anni. È così che arriva a settembre che è ormai fuori dalle prime 300 del mondo, e deve quindi ricostruirsi una carriera partendo dai tornei minori. Tra settembre e ottobre gira l’Europa giocando tornei ITF in grado di offrirle qualche punto per ricostruire la classifica, ma soprattutto le permettono di riacquisire il ritmo partita, e affinare la condizione.

A inizio novembre decide di andare in Asia a giocare dei tornei a metà categoria tra gli ITF e i WTA. Le avversarie (visto soprattutto che la stagione “normale” è appena terminata) non sono di primissimo livello, e l’opportunità è quindi ghiotta per accumulare una buona quantità di punti per tornare ad avere una classifica che le permetta di entrare nel tabellone principale dei prossimi Australian Open senza passare dalle qualificazioni. Belinda non si fa pregare e vince entrambi i tornei (perdendo un solo set in 10 partite) e rientrando ufficialmente in top-100.

La speranza è ora quella che la Bencic possa vivere una stagione priva di qualsiasi genere di problema fisico, e che il suo talento possa tornare a farsi strada in un mondo, quello del tennis femminile, in cui i valori sono molto equilibrati e non c’è una stretta cerchia di giocatrici imbattibili o quasi per le altre (come è invece tra i maschi). Se Belinda riuscirà a mantenere anche una buona forma fisica (spesso è stata criticata per non essere impeccabile da quel punto di vista) la scalata in classifica sarà immediata e potrà tornare a lottare per la conquista di tornei. D’altronde, ha un’eredità piuttosto pesante che la attende…