“Everybody is talking that they need new guys, something new, so I gave them something new”.

Daniil Medvedev

Daniil Medvedev è davvero qualcosa di nuovo. Sei finali consecutive, tre vittorie e una prima finale Slam giocata alla pari contro un mostro come Rafa Nadal sono i numeri che il russo si porta dietro dall’estate, la sua estate. All’improvviso il 23enne ha deciso di essere quello che si cercava da tempo nel tennis mondiale. Erano però in pochi quelli che in ricevitoria avrebbero messo un franco sul suo nome, preferendogli probabilmente altri colleghi dalle origini chiaramente simili ma con bandiere diverse dalla sua.

Negli ultimi anni a vincere erano sempre loro, i Fab Four, con la presenza saltuaria di Stan Wawrinka, abile per tre anni di fila ad arricchire la sua bacheca con altrettanti titoli maggiori. E la famigerata Next Gen? Poco o niente, se non qualche sporadico exploit nei tornei minori. Altalenanti, incapaci di fare quel salto decisivo, più e più volte i giovani tennisti si sono passati lo scomodo testimone del “campione di domani”. Prima Alexander Zverev, poi Chung Hyeon e Denis Shapovalov, senza dimenticare Frances Tiafoe e l’ultimo arrivato, Stefanos Tsitsipas, quello che dopo aver eliminato Roger Federer dagli Australian Open sembrava essere destinato a diventare il nuovo re del tennis, ma così non è stato. Ah, ci sarebbe anche un certo Nick Kyrgios, ma non è mai sembrato del tutto interessato a questa staffetta.

Mentre questi sgomitavano e dividevano l’opinione pubblica, Daniil passava il tempo a litigare sui campi un po’ meno mediatizzati. Non un perfetto sconosciuto, intendiamoci, ma sicuramente meno quotato rispetto a sui colleghi, tutti più talentuosi e pronti. Come nei più classici dei casi, il Nostro si rendeva famoso più per le sue folli gesta, come quando a Wimbledon 2017, al termine della partita persa contro Ruben Bemelmans, pensò bene di lanciare monetine con disprezzo in direzione dell’arbitro.

Medvedev perde la testa a Wimbledon 2017

Un’instabilità mentale che ha minato la sua crescita fino all’inizio della stagione sul cemento. Ai nastri di partenza si è presentato un Medvedev diverso, più sereno e concentrato, niente a che vedere con il tennista visto fino a lì, anche se qualche uscita fuori luogo e qualche siparietto un po’ spinoso con il pubblico se li è concessi comunque, specie a New York.

Quello però che più stupisce è il suo modo di giocare. Come detto, non sembra essere munito della tecnica dei migliori, eppure il suo tennis è tremendamente efficace e scomodo per chi sta dall’altra parte della rete, come ha spiegato Zverev stesso in un’intervista dopo la netta sconfitta in finale a Shanghai: “Daniil gioca un tennis che non si è mai visto in passato. In apparenza può sembrare che non abbia molti colpi vincenti, gioca colpi molto piatti che sono difficili da controllare. Contro di lui è difficile restare aggressivi, da casa può sembrare che sia una scelta errata dei suoi avversari, in realtà è lui stesso che con il suo tipo di tennis non lo permette”.

Highlights della finale contro Zverev

Un tipo di tennis che sembra quello di trent’anni fa, con palle molli che tolgono il ritmo all’avversario. A sorprendere è poi la sua inconsueta mobilità, a dispetto dei suoi due metri d’altezza, che gli permette di essere un osso duro da fondo campo, pur non essendo un picchiatore di prima categoria, anzi. Chi si aspettava un lungagnone pronto a giocarsi le sue carte quasi esclusivamente sullo schema “servizio-punto” si è sbagliato di grosso. Come detto, dopo una prima parte di stagione priva di acuti degni di nota, il russo è sbocciato sul cemento. È Dominic Thiem a sintetizzare al meglio i motivi che lo rendono estremamente efficace su quella superficie: “Qui ci sono molte meno rotazioni, quindi è più difficile che che vada in difficoltà. Difficilmente sbaglia un colpo e se vuoi avere la meglio serve pazienza e scambi lunghi, anche di 20-30 colpi”.

È proprio la pazienza e la lunga durata degli scambi che sembrano rendere il numero 4 al mondo tremendamente difficile da mettere al tappeto. Contro di lui spesso è questione di nervi e grande calma, una vera e propria gara a chi sbaglia per primo. In questo esercizio Medvedev ci sguazza, sorprendendo per quanto freddo sia riuscito a diventare. Il controllo delle proprie emozioni, che per molto tempo è stato il suo tallone d’Achille, ora sembra diventato l’asso nella manica.

Molti l’hanno definito il giocatore più forte del momento e a guardare i risultati dell’ultimo periodo, sembra difficile provare il contrario. E c’è chi guarda già al futuro e vede in Medvedev quel tennista che tutti aspettano, quello capace di levarsi di dosso l’etichetta di Next Gen e di vestire i panni di nuovo dominatore del circuito. Il finale di stagione e soprattutto l’Australian Open di gennaio sapranno darci qualche indicazione in più.

Una cosa è certa, nessuna delle stelline del tennis era finora riuscita a dimostrare tanta costanza come quella espressa dal russo, che ora dovrà dimostrare di non essere solo un fuoco di paglia, ma di aver compiuto quel passo decisivo per poter contrastare lo strapotere dei vecchietti, che di fame ne hanno ancora e difficilmente vorranno spartire il banchetto con un nuovo imbucato.