Per chi non lo conoscesse, Sergio Martino è stato uno dei registi più importanti del cinema di genere italiano degli anni ’60, ’70 e ’80. Stiamo parlando di un artista eclettico, che ha esplorato quasi tutti i generi (dal thriller alla commedia sexy, all’horror, al western, alla fantascienza, al poliziesco, fino alla commedia classica) riuscendo sempre a portare a casa risultati come minimo dignitosi.

Nel 1984 Martino, in cerca di ispirazione per il concepimento di una commedia a stampo sportivo (calcistico in particolare), decide di fare alcuni sopralluoghi a Rio De Janeiro – quindi anche e soprattutto al Maracanã – che risulteranno poi decisivi per la stesura definitiva della sceneggiatura. Il regista riesce così nel corso dello stesso anno ad iniziare le riprese e a sfornare un film ormai diventato un cult: L’allenatore nel pallone.

La pellicola ci racconta le vicende del pugliese Oronzo Canà (interpretato da un Lino Banfi in formissima) un mediocre ma simpaticissimo allenatore che da sempre, come chiunque svolga il suo mestiere del resto, ha un sogno nel cassetto: allenare in Serie A. La sorte vuole che il presidente della “Società Sportiva Longobarda”, una fittizia squadra neopromossa nella maggiore lega calcistica italiana, lo ingaggi per guidare i suoi ragazzi durante il prossimo campionato. Inutile dire che il nostro eroe non si fa sfuggire una così ghiotta occasione. Comincia così un’avventura, all’inizio della quale i risultati di Canà – un po’ per sua incompetenza, un po’ per mancanza di giocatori validi che gli erano stati promessi dal presidente – sono talmente disastrosi da sfociare nel surreale e nel grottesco. La musica cambia però quando, dopo un viaggio in Brasile ricco di gaffe, belle donne e un’operazione all’appendicite, il mister incontra Aristoteles, un giovane sconosciuto che gioca come attaccante in un piccolo campetto nel quartiere Maracanã.

Il fiuto dell’allenatore nel pallone lo porta subito a notare il grande talento del ragazzo, e se lo porta in Italia. Le prestazioni della Longobarda iniziano così, grazie alle magie del brasiliano e al modulo 5-5-5 del mister, a migliorare vertiginosamente. Nel complesso dunque i risultati del gruppo allenato da Oronzo Canà portano la Longobarda, nell’ultima giornata di campionato, a vedersi confrontata con uno scontro decisivo per la salvezza. Tuttavia, la situazione si complica e si infittisce ulteriormente, in quanto entra in scena l’aspetto del calcio meno interessante per noi amanti di questo bellissimo sport: quello prettamente economico, quello legato al business. Il presidente Borlotti ricatta infatti il carismatico allenatore, intimandolo a perdere apposta la partita decisiva – e quindi retrocedere in B – in cambio del suo lavoro, perché “gestire una squadra di Serie A mi costa troppo”. Ma si sa, Canà, oltre ad essere una persona di sani principi, se perde, preferisce farlo a modo suo. Alla fine sarà sì disoccupato, ma sarà anche diventato un eroe dei suoi tifosi.

Insomma, L’allenatore nel pallone è una bella e divertente commedia sportiva, che risulta però sicuramente molto più apprezzabile e comprensibile per gli appassionati di calcio, e questo suo non riuscire a parlare a tutti è probabilmente anche il suo principale punto debole, anche se bisogna dire che di tifosi il mondo ne è pieno zeppo, e che per loro la visione di questo film sarà una goduria. Nella pellicola sono infatti disseminati numerosi riferimenti alla realtà calcistica dell’epoca, come per esempio le prime pagine della Gazzetta, la presenza di giocatori, allenatori, giornalisti, conduttori e programmi televisivi veri. Chi ha un minimo di cultura legata a quest’ambito riconoscerà quindi all’interno di L’allenatore nel pallone, Ancelotti, Zico, Nils Liedholm ed Aldo Biscardi per esempio. A livello tecnico, balza all’occhio l’ottimo lavoro di montaggio eseguito da Sergio Martino per tenere assieme e ritmare al meglio il tutto: si vedano in particolare le pagine della Gazzetta dello Sport che scorrono in sovrimpressione e i filmati di repertorio della stagione 1983-84 intervallati alle partite della Longobarda. Infine, è doveroso far presente che ad alzare il livello dell’intera opera ci ha pensato Lino Banfi con la sua comicità quasi sempre azzeccata e la sua esuberanza.

Per il secondo capitolo, L’allenatore nel pallone 2 (2008), vale lo stesso discorso. Si tratta, a livello cronologico, di un sequel, ma, siccome il regista riprende praticamente lo stesso schema narrativo del primo adattandolo ad una realtà più recente, sarebbe quasi più corretto dire che si tratta di un remake. In questo film, però, il regista pone maggiormente l’accento sul legame tra la vicenda e il mondo del calcio italiano, condendo poi il tutto con un po’ di nostalgia. Ne L’allenatore nel pallone 2, ritroviamo infatti, oltre alle solite ed efficaci riprese di repertorio e al carisma di Canà, personaggi del primo capitolo come Artistoteles e il presidente Borlotti, in anni molto più vicini ai nostri dove ci sono Sky con la D’Amico, Controcampo con Piccinini e Mughini, Carletto Mazzone, Spalletti, Totti, Del Piero, Buffon, De Rossi, Toni, Sheva e chi più ne ha più ne metta.

Il giudizio di CORNER