No, a diciassette anni non si può essere seri“. Tale aforisma del poeta francese Arthur Rimbaud viene ricordato ancora oggi per la sua sorprendente attualità. Considerato un passo di transizione dall’adolescenza all’età adulta, i diciassette anni sono simbolo di un periodo caratterizzato da sogni e utopistici progetti, ostacolati il più delle volte dalla mancanza di mezzi per essere realizzati. A questo però non sembra dare troppa importanza Ansu Fati, calciatore del Barcellona classe 2002.

Originario della Nuova Guinea e cresciuto in precarie condizioni economiche, il ragazzo, dopo una breve parentesi nel settore giovanile del Valencia, entra nella cantera del club catalano nel 2012. La povertà dettata dalla guerra civile africana e la fuga da quest’ultima hanno fatto maturare in fretta il giovane campione, che attira fin da subito l’attenzione di numerosi osservatori, meravigliati nel vedere così tanta qualità in un bambino così gracile.

La sua impressionante velocità, il dribbling sopraffino e la lucidità sotto porta, lo fanno approdare – nel marzo del 2019 – nel Barcellona B. Tuttavia, in Segunda División B il calciatore non scende mai in campo, continuando però a stupire tutti con le proprie giocate in allenamento. Dopo soli cinque mesi, per l’atleta si spalancano le porte della massima lega. I quasi centomila spettatori del maestoso Camp Nou fanno da scenario ideale al suo esordio assoluto tra i professionisti, che avviene il 25 agosto scorso, nella netta vittoria per 5-2 contro il Real Betis.

All’età di 16 anni e 298 giorni, Ansu Fati diventa così il secondo più giovane calciatore del Barça a debuttare in prima squadra, superando addirittura un mostro sacro come Lionel Messi. Una settimana più tardi, con il goal contro l’Osasuna, diviene anche il marcatore più giovane nella storia del club Blaugrana. Definito da molti un enfant prodige, il diciassettenne ha recentemente rinnovato il proprio contratto, legandosi agli spagnoli fino al 2024. La società iberica, palesando l’intenzione di non volersi privare del suo nuovo beniamino, ha fissato la sua clausola rescissoria a 400 milioni di euro: una somma vertiginosa per un’atleta ancora minorenne.

Il coach Ernesto Valverde, suo grande ammiratore, lo fa subentrare a Carles Perez a pochi minuti dalla fine della trasferta di Champions League dello scorso 10 dicembre, contro l’Inter. Con il risultato inchiodato sull’1-1, ad Ansu Fati bastano 60 secondi sul campo di San Siro per segnare il goal vittoria, con un fenomenale destro dalla distanza che si insacca in rete dopo aver scheggiato il palo. Tre punti preziosi che estromettono i nerazzurri di Antonio Conte dalla competizione. Con tale marcatura entra anche nella storia della Champions League, essendo il più giovane calciatore ad andare a segno nel torneo UEFA.

Le migliori giocate del nuovo pupillo Blaugrana

Con l’impaccio tipico della sua giovinezza, riferirà a fine partita: “Quando ho segnato, sono rimasto sorpreso perché tutto lo stadio si è letteralmente ammutolito, abbandonando i cori e fissandomi. Allora mi sono fermato a pensare ‘ma che cosa ho fatto?’

Il futuro sembra essere roseo per il diciassettenne, che dovrà continuare a lavorare duro per non vedere sfumato tutto il bello che è riuscito a creare in così poco tempo. Certo, il rischio di compiere una parabola discendente è plausibile, basti pensare al trentenne Bojan Krkic, altro prodotto delle giovanili del Barcellona: una decina di anni fa paragonato ai giganti del calcio e oggi desolatamente dimenticato nell’americana MLS. Perseverando e continuando ad essere innamorato pazzo del pallone, è però certo che Ansu Fati abbia tutte le carte in regola per diventare un memorabile pilastro del calcio di domani.