Oggi parliamo di un giocatore che in queste ore è sulla bocca di tutti. Gonzalo Higuaín. Gonzalo Gerardo Higuaín. Il Pipita per tutti, soprannome ereditato dal padre, anch’esso calciatore professionista. L’ormai ex centroavanti del Milan ha deciso di partire e abbracciare la Premier League. Partire, o forse il verbo più opportuno è fuggire. Per l’ennesima volta…

Ma andiamo con ordine, e proviamo a ripercorrere velocemente il film della carriera dell’argentino. Il trailer, ovviamente, è magnifico, fatto di reti, di giocate spettacolari e di maglie affascinanti indossate. River Plate. Real Madrid. Napoli. Juventus. Milan. E ora Chelsea. Mica pizza e fichi. Squadre dal grande fascino, che lui ha aiutato a crescere (e nella maggior parte dei casi a vincere) con le sue reti. Da professionista il Pipita ha giocato 568 partite e gioito in 289 occasioni. Reti, tante e importanti, che sono il pane quotidiano per un attaccante del suo calibro. L’anticipazione della pellicola è quindi di grande richiamo, ma il film, a dire il vero, presenta parecchie pecche. 

Higuaín è arrivato giovanissimo in Europa, e non in una squadra normale. Nel Real Madrid ha mostrato al mondo tutto il suo valore. Nei Blancos, però, non sempre gli è stata affidata una maglia da titolare. Il presidente ha sempre avuto un occhio di riguardo per Benzema, suo pupillo, e Gonzalo ha dovuto accettare il gusto amaro della panchina. Scelte che non ha mai condiviso e quando non si è più sentito coccolato a sufficienza ha preparato la valigia. Prima fuga. Via dalla Spagna, direzione Italia, ripercorrendo i passi del più celebre calciatore argentino della storia.

Ecco il Napoli, in cui probabilmente ha trovato la sua dimensione. Nel Napoli e a Napoli “Higua” si è consacrato. È diventato l’idolo dei tifosi e l’intera squadra era costruita per lui. Un gioco magnifico che vedeva in Higuaín il miglior finalizzatore possibile. L’idillio, però, non è durato in eterno. Dopo una stagione da record (miglior marcatore della storia della Serie A, peraltro segnando la rete decisiva all’ultimo, in acrobazia) ha preso una decisione che i napoletani non dimenticheranno mai. Quel Napoli non poteva competere con la Juventus. “Se non puoi batterli, unisciti a loro…” A Torino si spara con il bazooka, nel sud Italia con le freccette. L’argentino ha così deciso di puntare al bersaglio grosso con facilità, e ha indossato l’artiglieria. Seconda fuga. 

Nella città della Mole, neanche a dirlo, Higuaín ha vinto. Praticamente tutto quello che si poteva vincere tra i confini nazionali. Un’egemonia che non è ancora stata spezzata. La Juve, tuttavia, punta a vincere in Europa, e si è resa conto che serve qualcosa in più. Bene Gonzalo, ma vuoi mettere con sua maestà CR7? Calciatore vincente, con un pedigree senza eguali. Il Nostro è stato accantonato e ha quindi deciso di sposare il progetto Milan. E ci risiamo: la storia si ripete, e via di valigia.

Una società ambiziosa che vuole (voleva?) tornare in fretta e furia nel calcio dei grandi. Rinascere. Sui social va di moda pubblicare il confronto tra la propria foto attuale e una risalente a dieci anni fa. Il Milan, praticamente, vorrebbe cancellare il presente per tornare nel passato, glorioso e maestoso. A Gonzalo il compito di far rivivere al popolo rossonero quei momenti magici, dal sapore nostalgico. Tanti proclami, foto e titoloni, ma l’inizio non è stato del tutto entusiasmante. Colpa di una formazione non all’altezza di un giocatore del calibro di Higuaín, direbbe il suo avvocato difensore. L’argentino ha reso al di sotto delle aspettative ed è tra i colpevoli, l’eco dell’accusa. Non spetta a noi prodigarci in arringhe, ma il Pipita, appena intuita la malparata, ha deciso di riprendere in mano le valigie (nel frattempo le aveva svuotate?) e partire alla volta di Londra, per abbracciare l’allenatore con cui ha reso maggiormente: Maurizio Sarri, ai tempi del Napoli.

Una scelta azzeccata? Ai posteri l’ardua sentenza. È però assodato che Gonzalo Higuaín davanti al bivio ha deciso di percorrere la strada più semplice. “Se insisti e resisti raggiungi e conquisti”. Diciamolo, non sarà sicuramente il motto del protagonista del mercato invernale…

Higuaín ha dimostrato, ancora una volta, una grande debolezza mentale. La sua testa non va alla stessa velocità dei suoi piedi. Così ha desistito, mancando sul più bello. Il confine tra un grande giocatore e un fuoriclasse è sottile. La differenza è minima, e spesso si tratta di un dettaglio. Un dettaglio, come il rigore sbagliato in finale di Copa America contro il Cile. Che però fa tutta la differenza del caso. Ai calciatori spesso si affibbiano delle etichette, anche scomode, che difficilmente riescono a togliersi. A Higuaín potrebbe spettare quella di “perdente di successo”. Forse un po’ ingenerosa per un giocatore dal suo curriculum, ma l’incapacità di assumersi maggiori responsabilità è un difetto troppo grande per un giocatore baciato da un innato talento.