Dopo l’eliminazione dalla Champions, la Juventus ha deciso di affidare la panchina ad un allenatore esordiente assoluto: Andrea Pirlo.

Cambiare modo di vincere“. Questo era stato il leitmotiv dell’arrivo di Maurizio Sarri a Torino. Una scelta in controtendenza rispetto alla filosofia di Max Allegri e che segnava l’inizio di una nuova era in casa Juve. Dopo un anno, uno scudetto e altri due trofei mancati, la Juventus ha deciso di fare un passo indietro e affidare il ruolo di allenatore ad Andrea Pirlo, esordiente assoluto.

Diventare allenatore professionista in Italia è molto complesso. Tralasciando gli elevati costi (oltre gli 11mila euro per tutta la trafila), se non si è stati giocatori professionisti, l’accesso all’Uefa B diventa quantomeno complicato ed è necessario aver superato tutti i corsi precedenti. Esiste, tuttavia, una deroga riservata ad una categoria di giocatori: i Campioni del Mondo.

Una scelta coraggiosa o un salto nel vuoto?

Andrea Pirlo deve ancora ottenere il rilascio del patentino che gli permetterà di allenare i Campioni d’Italia. Sosterrà l’esame in ottobre e nel frattempo potrà ovviamente guidare i bianconeri. Al suo fianco, ad ogni modo, ci sarà un allenatore patentato: Roberto Baronio (un ex giocatore, appunto). Dopo aver scelto forse il più grande rappresentante dell’allenatore partito dalle basi, Andrea Agnelli ha deciso di virare su un profilo agli antipodi: l’esordiente assoluto.

La scelta, subito etichettata dai principali media italiani come “coraggiosa” e “sensata”, è figlia di una supposizione errata: un grande giocatore non sarà necessariamente un grande allenatore. In questo senso la scelta di Andrea Pirlo è un autentico salto nel vuoto. Certo, l’esperienza non è così comune: fra Milan e Juventus Pirlo è diventato uno dei migliori registi al mondo e ha contribuito a portare l’Italia di Lippi sul tetto del mondo. Eppure nemmeno questa carriera ci deve influenzare: per sedere sulla panchina più ambita di Italia non ci vorrebbe un minimo di “gavetta“?

L’inevitabile paragone con Guardiola e Zidane

All’annuncio di Pirlo- allenatore, i media italiani si sono spesi (per modo di dire) a ricercare dei paragoni con cui definire il neo-Mister. Ovviamente Zidane e Guardiola sono gli unici due profili sottolineati dagli entusiasti osservatori. Effettivamente i due sono i migliori esempi recenti di ex campioni che si sono affermati anche in panchina. Quindi il confronto con Pirlo regge? No.

Quando Zidane e Guardiola hanno preso la guida di Barcelona e Real Madrid avevano un background di crescita e studio alle spalle. Dal 2009 al 2016 il francese aveva ricoperto vari incarichi all’interno del Real: collaboratore di Perez, vice di Ancelotti, allenatore del Real Madrid Castilla. Più breve la gavetta di Pep Guardiola che guidò la squadra B dei blaugrana per una sola stagione, coadiuvato dal compianto Tito Vilanova. Entrambi dunque non erano degli esordienti assoluti e avevano uno staff con cui avevano già collaborato per almeno una stagione.

Una scommessa che può essere vincente

Come in ogni scommessa che si rispetti le conseguenze possono essere due: si vince o si perde. Certo, la realtà è molto più complessa e il fatto che dopo uno scudetto Sarri sia stato cacciato ne è la prova. Tuttavia il Pirlo-allenatore potrebbe anche essere una sorpresa positiva. D’altronde l’esperienza, le vittorie e le conoscenze tecnico-tattiche del calciatore sono riconosciute da tutti.

Con il cambio Pirlo-Sarri, si dice infatti che Agnelli abbia deciso di investire (o disinvestire) su un “gestore” di campioni anziché un allenatore metodico e con principi ben definiti. Il dissenso dello spogliatoio è stato infatti uno dei principali motivi del cambio in panchina e in tal senso Pirlo è un profilo vicino a molti giocatori e su cui non esistono i pregiudizi che esistevano su Sarri.

La critica mediatica al “salto nel vuoto” è stata praticamente nulla

La Juventus è ad un bivio

Per come la si voglia vedere, la scelta di Agnelli è una scommessa che in ogni caso chiuderà un ciclo. Il bivio a cui la Juventus si sta avvicinando può portare o alla definitiva affermazione internazionale o alla fine di una delle ere più vincenti di sempre. Con la sua scommessa Andrea Agnelli si sta giocando la sua stessa presidenza, arrivata anch’essa allo stesso bivio.

Le domande sono dunque molte: come giocherà la Juve di Pirlo? Come sarà trattato nel caso di una partenza a rilento? Che peso avranno i “senatori”? Pirlo diventerà subito grande come Zidane e Guardiola? Di risposte, per ora, non ne possiamo avere. Dunque possiamo solo aspettare. Aspettare l’esordio di Andrea Pirlo, l’allenatore.