A Febbraio, Nike ha presentato le divise con cui la Nigeria parteciperà per la quinta volta nella sua storia ai Mondiali. E questa presentazione ha assunto un ruolo paradigmatico e significativo per identificare che Nigeria vedremo partecipare ai Mondiali di calcio. Scopriamo la nazionale del futuro: Naija.

La maledizione albiceleste

Le Super Eagles sono alla quinta partecipazione ai Mondiali, la seconda consecutiva dopo la campagna brasiliana del 2014, conclusasi con l’eliminazione agli ottavi di finale per mano della Francia. E proprio gli ottavi di finale sono il miglior risultato conseguito dalla nazionale africana, capace di superare i gironi per ben 3 volte su 5. Dall’esordio del 1994, solo un assenza nel 2006 e una sicurezza, che sa più di maledizione: condividere il girone con l’Argentina. Solo nel 1998 Nigeria e Albiceleste non si sono incontrati nella prima fase. Quest’anno però, gli uomini di Gernot Rohr sono stati inseriti in un girone di ferro che oltre alla squadra di Sampaoli, li opporrà all’Islanda e la Croazia di Modric.

Naija

Così Nike ha chiamato la collezione che accompagnerà giocatori e tifosi in Russia. Naija è un modo di riferirsi patriotticamente alla Nigeria, per dimostrarne le qualità e la forza. Con questo nome si è voluto far riferimento ad un popolo, quello nigeriano, che spesso oggi nasce e vive fuori dai confini della propria nazione, mantenendo però le proprie radici africane. Significativo, in tal senso, che la presentazione di Nike sia avvenuta a Londra, dove si sono ritrovati quattro dei giocatori più importanti delle Super Eagles: Ndidi, Iwobi, Iheanacho e Obi Mikel.

Nike nel presentare la nuova linea parla di “youthful exuberance”

La nazionale di Rohr potrebbe essere una delle più giovani del torneo, con un’età media che, ipotizzando una formazione titolare, non supererebbe i 24 anni. Da Uzoho, sorprendente portiere diciannovenne che ha esordito con il Deportivo in Spagna, passando per Alex Iwobi e Ndidi (magari anche l’italiano Simy Nwanko), le Super Eagles stanno assemblando un gruppo che potrebbe segnare l’età dell’oro del calcio nigeriano, che potrebbe inaugurarsi proprio in Russia.

Il numero 10

La nuova Nigeria è una squadra giovanissima, che ha nella velocità, l’atleticità, l’esuberanza fisica e caratteriale le sue virtù più evidenti. Iwobi, Victor Moses e l’ex Udinese Ighalo sono tre pedine fondamentali della squadra titolare di Rohr e, in particolare, l’esterno del Chelsea, rinato nella gestione Conte, è destinato ad essere uno dei leader di questa formazione. Ma la vera stella degli africani è anche il loro capitano, il loro giocatore più rappresentativo e vincente: John Obi Mikel. L’ex centrocampista del Chelsea, dopo aver lasciato Londra nel 2017 si è trasferito in Cina, nonostante l’interesse di molti club europei. In Russia, l’ex dei Blues avrà il ruolo di guidare i giovani agguerriti compagni di squadra e, perché no, anche la possibilità di farsi notare e dimostrare che, a 31 anni, potrebbe ancora rientrare da protagonista in Europa (vedi Paulinho al Barça).

 

Il girone di ferro

Il girone D promette di essere uno dei più avvincenti del Mondiale: Argentina e Croazia non possono fallire la qualificazione, ma Islanda e Nigeria sono due mine vaganti pericolosissime. Le possibilità rimangono ridotte ( Bwin quota a 6.75 una vittoria delle Aquile all’esordio contro Sampaoli), ma le Super Eagles sono abituate a vincere contro l’Albiceleste ( l’ultima volta solo sei mesi fa con un incredibile 4-2 a Krasnodar ) e una clamorosa qualificazione agli ottavi può essere un obiettivo per l‘esuberante nuova Nigeria.

Non ci resta che aspettare: fra un mese esordisce la Naija.