Il 17 dicembre, a seguito di uno scialbo pareggio con la Cremonese, il presidente dell’Empoli Corsi decide di esonerare Vincenzo Vivarini. I toscani si trovano, infatti, al quinto posto a 5 punti dal Palermo capolista, ma soprattutto emerge la mancanza di quel bel gioco che i tifosi erano abituati a vedere con Sarri, prima e Giampaolo, poi. Vivarini ha una filosofia di gioco molto diversa dai suoi predecessori, che si nota immediatamente all’esordio in campionato. Addio al 4-3-1-2, schema prediletto che aveva esaltato la dinamicità di centrocampisti come Zielinski e Vecino, e messo in luce il talento di Riccardo Saponara e squadra che si schiera con un 3-5-2, che conta su una solidità difensiva che consenta delle rapide ripartenze, finalizzate a trovare i gol di Donnarumma e Caputo, gioielli del mercato estivo.

La chiamata di José rimane uno dei momenti migliori di Vivarini in Toscana

L’Empoli di Vivarini rimarrà un progetto incompiuto e forse l’esonero è stata una decisione anche troppo severa per il tecnico ex-Latina. Tuttavia le parole del dg toscano Butti alla presentazione del nuovo allenatore Andreazzoli rispecchiano quella che è stata la principale motivazione dell’avvicendamento in panchina: “Inutile girarci intorno: abbiamo l’ambizione di andare in serie A e di far crescere i calciatori che abbiamo in rosa. Non so come percepirà la squadra questo cambio. Abbiamo iniziato il cammino dicendo che c’era da ricostruire, ora sappiamo che possiamo giocarcela e dobbiamo provarci“.

A quasi cinque mesi, la decisione della dirigenza toscana ha ripagato, con gli interessi. Per diversi motivi.

1. Il 4-3-1-2                                                                                                                                     

Andreazzoli è tornato ad Empoli, dove era già stato parte dello staff di Luciano Spalletti, con un’unica esperienza da primo allenatore, nella sua Roma, terminata con la sconfitta nel derby di Coppa Italia. Al centro del suo progetto tattico, un semplice cambio da Vivarini: via un difensore e dentro un trequartista. Uno schema a cui i reduci degli scorsi anni erano già abituati: Pasqual, Veseli, Krunic e Zajc. Il pallino del gioco è tornato in mano ad un centrocampo molto tecnico e dinamico, che cerca rapidamente i movimenti in profondità di Donnarumma e Caputo. Con il ritorno allo schema già apprezzato con Sarri e Giampaolo, sono state valorizzate in particolar modo le fasce esterne. Vivarini, infatti, richiedeva agli esterni a tutto campo un lavoro molto dispendioso che spesso portava a non rifornire la coppia offensiva. Con Andreazzoli, la difesa a quattro garantisce un equilibrio maggiore e la possibilità per i terzini di esprimersi al meglio (vedi la crescita di Di Lorenzo). Allo stesso tempo le corsie esterne sono state convertite in zone di palleggio dove i terzini possono fare affidamento sulle mezz’ali (Krunic e Bennacer su tutti), per fare arrivare palloni puliti sulla trequarti. Il gioco dei toscani si è rapidamente affermato come uno dei più piacevoli da ammirare in Italia: un possesso palla che, nonostante sia spesso prolungato, rimane sempre finalizzato all’improvvisa verticalizzazione. Questo è possibile grazie ad una scrupolosa scelta degli interpreti.

2. Mercato invernale     

Con l’arrivo del nuovo tecnico, in prossimità del mercato di riparazione, la dirigenza azzurra si è mossa a gennaio con un obiettivo per reparto e puntando su una semplice caratteristica: l’esperienza. Ecco perciò che gli arrivi di Gabriel ( arrivato per sostituire l’infortunato Provedel), Maietta per la difesa, Brighi per il centrocampo e Alejandro Rodriguez per l’attacco hanno rinforzato e allungato una rosa che diventava così estremamente competitiva. E Andreazzoli più volte si è espresso con parole di lode per i neo-arrivati che hanno dato un contributo determinante nella corsa dei toscani. In particolar modo, il girone di ritorno (finito anticipatamente per un brutto infortunio) di Alejandro Rodriguez ha sorpreso tutti. Lo spagnolo ha ricoperto il fondamentale ruolo di terzo uomo nella coppia di attacco e nella gara contro la sua ex Salernitana, ha dimostrato di essere decisivo dalla panchina, con due gol pesantissimi.

 

Cambiando Luperto con Maietta, si ottiene la formazione tipo dell’Empoli che sta conquistando la serie A

3. Caputo&Donnarumma

Il calciomercato estivo dei toscani, dopo la drammatica retrocessione dello scorso anno, si è autofinanziato con le cessioni eccellenti di Dioussè (ora al St.Etienne dell’ex Inter M’Vila) e Mario Rui e ha puntato a creare una coppia di attaccanti sulla carta formidabile. Alfredo Donnarumma arriva dalla Salernitana, dove ha fatto coppia con Coda, collezionando 18 gol in due campionati. Al suo fianco, l’Empoli decide di affiancargli l’archetipo di bomber da serie B: Francesco Ciccio Caputo. Ex capitano del Bari, arriva in Toscana da autentico colpaccio di mercato e dopo ben 35 gol in due stagioni alla Virtus Entella. L’intuizione degli uomini mercato dell’Empoli non potrebbe aver ripagato in modo migliore: i due si cercano, si trovano e segnano. 44 gol in due, primo e secondo posto della classifica cannonieri. Caputo e Donnarumma si sono guadagnati la massima serie e sarà interessante vedere se riusciranno a mantenere questo stato di forma incredibile.

Veseli assiste sorpreso alla sobria esultanza di Caputo e Donnarumma

4. Miha Zajc

Merita sicuramente un capitolo a parte la stagione in crescendo di Zajc. L’annata del talentino sloveno era cominciata in ombra, complice la mancanza nello schieramento di Vivarini di una casella da trequartista, ruolo perfetto per il numero 6, che veniva spesso inserito a partita in corso. Con l’arrivo di Andreazzoli, Zajc è esploso in tutto il suo cristallino talento, occupando da titolare inamovibile il ruolo di rifinitore: 8 gol e 9 assist, una grande abilità nel fare gioco e premiare i movimenti senza palla dei due attaccanti. Molti club di serie A si sono interessati a lui e la Sampdoria gli sembrava vicina già a gennaio. Ma con la serie A, Zajc potrebbe diventare il centro del progetto tecnico dei toscani e affermarsi definitivamente nella massima serie, come uno dei prospetti più interessanti del nostro calcio.

A quasi cinque mesi da un esonero che aveva sorpreso molti addetti ai lavori, ci ritroviamo oggi a riconoscere il trionfo di una scelta, quella della dirigenza toscana, drastica quanto vincente. Una scelta che ha dato il via ad una nuovo inizio per l’Empoli. Una piazza che solo un anno fa ha vissuto un dramma sportivo e ora si ritrova all’alba di un progetto entusiasmante.