Cosa dire… la gara l’abbiamo finita!

Inizialmente, quando il sabato – il giorno pre-gara – siamo arrivate a Nizza ed abbiamo famigliarizzato con la temperatura dell’acqua, le nostre preoccupazioni non sono di certo diminuite…

Entrando in mare, i nostri sguardi si sono incrociati e ci suggerivano il più classico dei «Ma chi ce lo fa fare…». L’acqua non era calda, o meglio, non definirei gradevoli i 15 gradi di quelle acque, specie se ci devi restare a mollo per circa 5 ore. Tremavamo già al momento della prova materiale… per “solamente” 30 minuti.

D’altra parte il paesaggio era stupendo, il mare limpidissimo e tutta la costa della riviera francese creava un contorno fantastico. Sicuramente il panorama era un incentivo in più per affrontare il giorno seguente.

La mattina della domenica alle 7 eravamo pronte alla partenza sulla spiaggia di Nizza, con corda (nelle tratte a nuoto è utile essere collegate da una corda per non allontanarsi una dall’altra), boa, pull boyle, muta (la muta da swimrun è leggera, non protegge completamente il corpo dal freddo dato che deve essere adatta anche alla corsa), paddles, occhialini, cuffia e le nostre immancabili scarpe da running. L’arrivo era previsto a Èze-sur-Mer, dopo 28 chilometri suddivisi tra corsa e nuoto, senza scordare i 700 metri di dislivello. Insomma, tra qualche bracciata e qualche scatto, di lì a poco, qualcuno ci avrebbe accolto in quel villaggio.

3,2,1,….GO !

Partite per i primi 400 metri a nuoto, in fase di digestione post colazione delle 5 e in acqua gelida, pensavo seriamente di farmi male, dato che durante i primi 100m avrò ricevuto i paddles di altri nuotatori in otto diverse zone del corpo.

 

Finita la prima tratta, siamo partite a corsa fra i sentieri stretti lungo la costa, pieni di scalini e saliscendi.

 

 

Il panorama era fantastico, il sole si stava alzando ed illuminava l’acqua, dando sicuramente fastidio alla visuale degli atleti, ma almeno stava incominciando a riscaldare l’aria.

L’acqua era stupenda, pulita ma freddissima, tanto che anche la muta che indossavamo per ripararci dal freddo non ci stava dando la mano sperata.

La bassa temperatura rendeva problematico il cambio tra nuoto e corsa: infatti nei primi metri di corsa era la poca sensibilità nei piedi a regnare.

Il percorso a corsa era molto variato, si passava dall’asfalto, allo sterrato e in certi tratti erano presenti anche le rocce. I continui cambi di pendenza sulla costa mettevano a dura prova le nostre gambe già nella prima tratta.

Durante la gara non è semplice adattarsi al ritmo del compagno, soprattutto per me e la mia compagna di gara, dato che non ci siamo allenate molte volte assieme prima della competizione. Infatti la nostra partecipazione è stata decisa un po’ all’ultimo. Questa minima preparazione ci ha dunque portato diverse preoccupazioni nel pre-gara.

L’incoraggiamento fra la coppia è importante soprattutto quando le condizioni sono così difficili. Il sale del mare ci seccava la bocca e sul percorso era raro trovare dei rubinetti di acqua. Nelle tratte a nuoto più volte abbiamo sentito delle scosse sulla pelle, come se delle meduse ci stessero pungendo. Convivere con questa sensazione per 20/30 minuti non è stato semplice a livello mentale, specie se si pensa che a un metro di profondità si notavano chiaramente delle meduse dalle dimensioni non indifferenti.

Fra di noi è andato tutto benissimo, siamo riuscite a tenere il ritmo giusto che ci ha permesso di arrivare a un due terzi del percorso in tempo per continuare la gara.

In quella fase si decideva la gara: le coppie che non raggiungevano quel punto in meno di 3 ore e mezza venivano indirizzate verso il traguardo e non avevano accesso all’ultimo anello del percorso. Motivo? Il pericolo di alta marea, previsto fra le 11 e le 12. Sfortunatamente, sono stati in molti quelli che non hanno potuto concludere la corsa.

In queste tratte abbiamo incontrato diverse difficoltà; la prima era il percorso, molto roccioso e in alcuni tratti vi erano dei passaggi molto tecnici che non permettevano errori. Inoltre ci aspettavano le tratte in mare più lunghe (1.5 chilometri) e il freddo si faceva sentire sempre di più dato che il tempo di permanenza in acqua era maggiore.

Gli ultimi 3 chilometri finali, fino al paese di Èze-sur-Mer, prevedevano un sentiero in salita che abbiamo affrontato con tanta grinta. Correndo in alcuni tratti, camminando veloce in altri, siamo salite fino in cima e siamo arrivate al traguardo dopo circa 5 ore di gara.

È stata dura, questo senza dubbio, ma alla fine resta solo la soddisfazione di aver fatto una prestazione simile ed essere arrivate al traguardo. Nuotare già non è semplice, in più se si aggiunge l’averlo fatto in mare aperto e per 7 chilometri intercalati ad intensi tratti a corsa… l’impresa risulta ancora più dura.

Terminare la gara come seconde dietro a due campionesse mondiali della disciplina “ötillö race” (Annika Ericsson e Kristin Larsson) è ancora più soddisfacente!

 

 

 

 

 

Grazie a chi ci ha spinto ad iscriverci, e che dall’inizio ci rassicurava sulle nostre capacità. Sicuramente dopo questa prima esperienza sapremo come affrontare le prossime!

 

Per chi volesse buttarsi nell’avventura di questa disciplina, qui di seguito troverete tutte le informazioni necessarie:

  • https://otilloswimrun.com/races/engadin/.

Per chi invece vuole solo ammirare le foto di questo weekend, le trova ai seguenti link: