“Dimenticatevi il WBA del cazzo. Tutti possono giocare contro il West Bromwich Albion”. Così – secondo l’autore David Peace- il mitologico Brian Clough parlava dei “Baggies” con i suoi giocatori.

La storia del WBA non è, effettivamente, delle più gloriose: costruita dalla e sulla classe operaia di West Bromwich (il soprannome baggies, usato per giocatori e tifosi, deriva proprio dai calzoni da lavoro che utilizzavano i primi giocatori del Brom in campo), la sua identità è segnata da poca attitudine alla giocata di fino, alla leggerezza della carezza al pallone, ma piuttosto da una ruvida e quasi religiosa rigida applicazione di una struttura incentrata  su una modalità militare di difesa. Il mantra è: non far passare il pallone.

Con le buone oppure (e soprattutto), con le cattive.

Per questi motivi, nella Premier League 2017-2018 (ce ne perdonerà Mister Clough) nessuna squadra vorrà giocare contro il West Bromwich Albion.

  1. L’ascesa dei Baggies

Il West Brom nel 2014, reduce da alcune ottime stagioni, conlcudeva la sua incredibile annata al 17esimo posto. Nella scorsa edizione della Premier, invece, i Baggies hanno raggiunto la decima piazza, ben sopra alla risicata salvezza di tre anni fa. Un trend che sicuramente sarà difficile da rispettare, il quale, però, rispecchia il graduale adattamento degli uomini di Pulis alla Premier: se nel 2014 una salvezza raggiunta all’ultima giornata rappresentava la loro parziale inadeguatezza al campionato più bello del mondo, il decimo posto dello scorso anno conferma la squadra di capitan Evans come autentica mina vagante e sicuramente squadra degna di militare in Premier. L’obiettivo, sulla carta, rimane quello di migliorare l’incredibile ottavo posto ottenuto da Steve Clark nel 2013 e riportarsi a ridosso delle grandi nobili del calcio britannico.

       2. Tony Pulis

La ragione dell’ascesa 2014-2017 dei Baggies risponde al nome di Richard Anthony Pulis, AKA “come ottenere la salvezza in Premier League” . In verità ridurre tutto l’incredibile lavoro dell’ex allenatore di Stoke e Palace al suo noto record significherebbe ignorare un sistema tattico e organizzativo talmente meccanico e semplice, da risultare unico ed estremamente efficace. Il pressing asfissiante  imposto da Mr.Pulis ai dieci giocatori di movimento si abbina ad una fisicità e ad una capacità di ripartire in contropiede che risultano spesso fatali per le big inglesi. “Manager of the year “ nel 2014, di lui Jose Mourinho ha detto: “Se possedessi un club, sarebbe il primo manager che contatterei”. (Anch’io.)

      3.  The Hawthorns

Sorto nel 1900 su un’area ricoperta da biancospino ( in inglese ”hawthorn”, appunto ), può definirsi lo stadio che svetta su tutta la Premier, grazie ai suoi 168 metri sul livello del mare. Soprattutto però è la casa dei Baggies, votati come migliori fans d’Inghilterra nel 2002 e riconosciuti come una delle tifoserie più affezionate dell’intero campionato. Marchio di fabbrica è il loro “ boing boing” , con cui saltellando sul posto, esultano sugli spalti, spesso accompagnati dall’inno “The Lord’s my shepherd”. Il loro supporto caldo e rumoroso ha contribuito a rendere The Hawthorns un vero e proprio fortino, entro il quale il West Brom assembla la gran parte del bottino stagionale.

    4.   Bad Boys

Affrontare i Baggies è una vera e propria rogna, soprattutto per un motivo: gli uomini di Pulis sono particolarmente avvezzi al provocare dolore fisico ai propri avversari. Alla decima giornata della scorsa Premier, Ròndon e compagni avevano già commesso 138 falli. A fine stagione saranno 80 cartellini gialli e 0 cartellini rossi. Perché i Baggies sono cattivi, mica scemi. Ad ogni modo, a preoccupare ulteriormente i malcapitati avversari ci ha pensato il mercato estivo: Gareth Barry ha sostituito il partente Fletcher, aggiungendo (se fosse possibile) contrasti e entrate a piede a martello ad un team che vanta, fra gli altri, Ròndon, McClean, McAuley, Robson-Kanu, Yacob e Dawson, sicuramente da inserire nella lista degli amici da non invitare al calcetto del giovedì. Le evidenti lacune tecniche vengono dunque colmate con una spiccata tendenza all’intervento falloso. E le statistiche dei due match della nuova stagione recitano: 3 cartellini gialli e 1 rosso: gomitata di Robson-Kanu, che, conoscendo i Baggies, rivedendola pare una carezza.

     5.  18 maggio 1968

E’ la data dell’ultimo grande trofeo portato nella bacheca del West Brom. Una FA Cup ottenuta grazie ad un gol di “The King” Jeff Astle contro l’Everton. Questa ricorrenza ha creato un certo magico (quanto pericoloso) alone di aspettativa da parte dei tifosi, che quest’anno potrebbe dare un surplus necessario per ambire a diventare qualcosa di più di una provinciale di lusso. E la finale di Fa Cup è stata programmata per il 19 maggio 2018. Quasi esattamente nel cinquantesimo da quella finale. I tifosi sognano, Pulis non vuole nemmeno sentirne parlare. Contrasti di ogni giorno a West Bromwich, dove i giocatori più cattivi di Inghilterra corrono sul biancospino.