In principio fu Troy Bayliss, il cui nome ancora oggi riesce a infrangere i cuori degli appassionati più accaniti, non solo di Superbike ma anche di MotoGP; quest’ultima competizione certamente più calzante per il fuoriclasse Casey Stoner, inspiegabilmente e tristemente ritiratosi nel momento più bello della sua carriera, l’11 novembre del 2012, all’età di 27 anni. Cosa hanno in comune questi due piloti? Prima di tutto la nazionalità – entrambi sono australiani – ma, soprattutto, il loro leggendario trascorso con Ducati

Oggi, invece, se si associa un pilota australiano al nome della casa bolognese non può che non venire in mente anche quel matto di Jack Miller, 25enne di Townsville che tra meno di una settimana spegnerà 26 candeline. È lui, seppur ancora giovane e con ancora tanto da dimostrare, il futuro di Borgo Panigale; la prima punta annunciata, con alle spalle il talento forse un po’ acerbo ma comunque promettente dell’italiano Pecco Bagnaia

Troy Bayliss

BAYLISS

Se Miller ne deve ancora mangiare di pastasciutta per fare breccia nei cuori dei ducatisti, Bayliss, invece, grazie a ben tre titoli mondiali SBK, è stato capace di fare subito strage di cuori a Borgo Panigale; rilanciando prepotentemente il campionato delle derivate di serie, da sempre un passo indietro rispetto alla MotoGP ma che, con il mitico numero 21 in pista, ebbe anni di lustro e grande interesse. Indimenticabile, inoltre, la pazzesca prova di Valencia: nel 2008, Troy, fresco vincitore del titolo Suberbike, fu chiamato a sostituire Sete Gibernau nell’ultima gara del Motomondiale; in questa occasione Bayliss diede forse il meglio di sé, cogliendo una vittoria impronosticabile e per certi versi irripetibile nel mondo di oggi. L’asso australiano, infatti, che non guidava una MotoGP da più di un anno, non ebbe alcun problema ad adattarsi alle gomme Bridgestone, riuscendo a imporsi davanti a tutti, nonostante quella di Valencia si trattasse della prima uscita ufficiale con le nuove gomme. Bayliss diventò così il primo pilota nella storia del motociclismo a vincere, nella stessa stagione, una gara sia in MotoGP sia in Superbike e il primo campione del mondo tra le derivate di serie a trionfare in gara anche nei prototipi.

Casey Stoner

STONER

Capitolo Stoner. Al primo anno in Ducati, Casey, fu in grado di lasciare tutti a bocca aperta: una precisione e una aggressività alla guida imbarazzante, una supremazia e un talento tre spanne sopra gli altri che gli permisero di azzannare il titolo del 2007 con grande facilità quanto con grandi meriti. Dopo un solo anno in classe regina, infatti, in sella a una Honda, il suo approdo sulla fiammante Ducati fu subito esagerato, con la conquista del Mondiale avvenuta con ben tre gare in anticipo. Laureatosi campione il 23 settembre 2007 a Motegi, in Giappone, Stoner riportò un titolo mondiale in una casa italiana dopo oltre 30 anni, salendo sul tetto del mondo a soli 21 anni e 342 giorni; oggi terzo pilota più giovane di sempre a riuscirci. 

MILLER

Fatta questa enorme premessa, dunque, è piuttosto intuibile che la pressione accompagnerà Miller nella sua prima esperienza in Ducati. Per certi versi, il ritorno di un pilota australiano sulla “Rossa” rischia di superare persino l’hype attorno al debutto di Pecco; su cui Ducati e il motociclismo italiano puntano forte. Miller è pilota gagliardo, dall’animo anglosassone e dalla corazza dura; difficile, quindi, che tutto questo lo possa spaventare. Tuttavia, è giusto tenere in considerazione questa eventualità, la pressione può infatti essere una variabile non indifferente nella prima annata di Miller nel team ufficiale. Anche perché qualche passo in più, il 25enne oceanico, dovrà pur farlo: il triennio in Pramac è stato senz’altro positivo, ma nella squadra satellite di Ducati, Jack, non hai mai vinto una sola gara. Un dato impossibile da tralasciare. Così come non possono non essere menzionate le sue numerose cadute; causate il più delle volte dal suo stile un po’ borderline, tipico di un pilota anglosassone da “tutto o niente”. 

Jack Miller (AP Photo/Vincent Jannink)

Il suo stile, però, se non è stato molto concreto nei risultati, lo stesso non si può dire nel gradimento dei fans; il popolo, infatti, lo ama praticamente da sempre, sin dalla sua impronosticabile (e sinora unica) vittoria in quel di Assen, nel 2016, con la Honda privata del team Marc VDS. In quell’occasione, Miller, nonostante un incredibile acquazzone, chiuse primo davanti al marziano Marc Marquez; celebrando il successo sul podio in modo piuttosto originale ed esilarante, per certi versi anche disgustoso, ossia riempiendo di spumante uno dei suoi stivali – con cui corse – per bere e brindare con il pubblico. Una celebrazione in puro stile “Milleriano”, per la quale Jack fu persino multato da Honda, come svelato di recente dal centauro oceanico in un’intervista. Una celebrazione bizzarra che qualcuno potrebbe anche ricordare in un altro contesto, in Formula 1, con un altro australiano in pista, ovvero Daniel Ricciardo, solito a festeggiare con il tradizionale “Shoey”, questo il nome della comica esultanza. Oltre a questo episodio, pur divertente ma tutto sommato banale, Miller è riuscito ad attrarre a sé moltissimi fans per la sua capacità di far (ri)vedere in pista alcune cose un po’ vecchia scuola, tanto care al pubblico romantico della MotoGP. 

Nove volte sul podio nel triennio Pramac, tre volte secondo nel 2020, in sostanza Miller è un pilota a cui è sempre piaciuto andare fuori dagli schemi e questo aspetto lo si riconosce anche dalla scelta dei suoi idoli: Bayliss? No. Stoner? Nemmeno. E allora un’altra leggenda australiana, Michael Doohan, vincitore con Honda di cinque titoli consecutivi in MotoGP tra il ‘94 e il ’98. Sarà sicuramente lui. No, neppure. Miller, infatti, è cresciuto con il mito di Chad Reed, plurititolato pilota di… Supercross. L’ennesima conferma di trovarci di fronte a un pilota tutto tranne che “mainstream”, e forse è proprio questo che piace di più di Jack.

Miller in Pramac

In conclusione: non porterà con sé il cognome pesante di un padre che ha fatto la storia del Motorsport, come si è visto in altre situazioni, ma il peso di due nomi come quelli di Bayliss e Stoner non possono che portare tante aspettative sul ragazzo di Townsville, vicecampione del mondo in Moto3 nel 2014. Quello, peraltro, rappresenta il crocevia della carriera di Miller che, su KTM, vinse ben 6 gare, salvo vedersi sfilare sul più bello il titolo mondiale da Alex Marquez, di soli due punti. Tuttavia, quell’annata strepitosa gli spalancò le porte della MotoGP senza neppure passare dalla Moto2, debuttando in classe regina ad appena vent’anni. Perché in fondo, la carriera di Miller, è sempre stata così: veloce e immediata; non è da escludere, dunque, che il biondino nato nella terra dei canguri possa anche non trovare il tempo necessario per badare alla pressione. E allora lì sì, che ci sarà da divertirsi…