“Non ho mai smesso di crederci. Prima o poi la ruota gira”.

In un gelido, ma assolato mattino di febbraio, dopo una carriera fatta di battaglie contro gli infortuni, di alti e di bassi, la ruota è infine girata decisamente senza problemi. Sui pendii caucasici non c’è stato nessuno slittamento sulla superficie innevata, nessuna scivolata imprevista. Il sogno di un’intera vita sportiva è diventato realtà.

Nello sci il numero di partenza cambia a ogni gara, ma lei quel pettorale numero 8 probabilmente non lo scorderà mai. 1 minuto, 41 secondi, 57 centesimi per regalarsi la medaglia d’oro nell’attesissima discesa libera e mandare in visibilio tutto un paese. Grazie alla sua genuinità e simpatia è probabilmente una delle campionesse olimpiche svizzere più apprezzate di sempre. Come non volerle bene e non emozionarsi per un’atleta senza filtri, che pare la ragazza della porta accanto.

Vincitrice ex aequo con la slovena Tina Maze, quasi non se la sentiva di prendersi le luci della ribalta, esitava prima di salire sul gradino più alto di Sochi 2014. Dominique Gisin è così, talmente semplice da regalare la fama mondiale pure alla nonna, con una telefonata tra le lacrime che resterà nella storia dei giochi olimpici.