Nell’articolo precedente si è scritto del movimento e della sua importanza nelle varie fasi della vita di ognuno di noi. In questo articolo si tratterà in maniera specifica un intervallo di vita in cui vi è una predisposizione morfologica ottimale all’apprendimento di nuovi gesti motori: “l’età d’oro della motricità”.

La crescita morfologica dell’essere umano si sviluppa in più fasi. Stratz, antropologo tedesco, le suddivide in proceritas (momento in cui non vi è un equilibrio tra peso e statura, causato da un importante allungamento dell’apparato osseo e muscolare) e turgor (lasso di tempo caratterizzato da un buon bilanciamento tra altezza e peso, grazie al miglioramento di quest’ultimo). L’apprendimento motorio è facilitato nei momenti di turgor, ma questo non vale proprio per tutti in quanto ci sono delle differenze tra i vari soggetti e tra il genere maschile e quello femminile. A conferma di quanto appena scritto citiamo il professore Casolo: “dai 6 anni in poi la crescita avviene in maniera differenziata tra i sessi” (“Didattica delle attività motorie per l’età evolutiva”, 2011, p.45). Se per entrambi però l’inizio del periodo d’oro della motricità (corrispondente alla fase “turgor secundus”) avviene intorno al settimo anno di vita, lo stesso non si può affermare per la fine di questa fase perchè “il maschio presenta una fase di turgor secundus molto più lunga della femmina, la quale, già dai 9 anni, può innestare un processo di proceritas seconda (Casolo, “Didattica delle attività motorie per l’età evolutiva”, 2011, p.46).

Possiamo dunque dedurre che il “momento” migliore per allenare e sviluppare al meglio le capacità coordinative è tra i 7 e i 12 anni. In questa fascia di età, i bambini sono più predisposti, dal punto di vista cognitivo, ad assimilare ed apprendere nuovi stimoli che in futuro li aiuteranno ad essere degli sportivi migliori.

Weineck, scienziato dello sport e autore di molti libri inerenti la preparazione atletica, afferma che “l’addestramento tempestivo delle capacità coordinative in questa fascia d’età è decisivo per quanto riguarda il livello di sviluppo che potrà essere raggiunto successivamente”. L’importanza delle capacità coordinative va anche oltre l’aspetto sportivo, infatti, un bambino che presenta un adeguato sviluppo di queste capacità riuscirà a “controllare, con sicurezza ed economia, le sue azioni motorie sia in situazioni prevedibili che in quelle imprevedibili” durante la pratica sportiva ma anche durante la vita di tutti i giorni.

“Ma cosa sono le capacità coordinative?” Le capacità coordinative possono essere definite come la capacità di organizzare, regolare e controllare il movimento; dipendono dal grado di sviluppo del sistema nervoso centrale (SNC) e di quello periferico (SNP). Secondo la classificazione di Gundlach (1968) esse, insieme alle capacità condizionali, sono il presupposto indispensabile su cui si svilupperanno in un secondo momento le abilità motorie. Le capacità coordinative sono suddivise a loro volta in “generali” e “speciali”. Nelle prime troviamo le capacità di adattamento motorio, di apprendimento motorio e di direzione del movimento, mentre quelle speciali contemplano sette capacità (di reazione, di ritmo, di equilibrio, di trasformazione, di orientamento spazio temporale, di differenziazione cinestetica e di combinazione del movimento) e per ciascuna di queste esistono delle fasi sensibili al loro sviluppo.

In passato, alcuni sport richiedevano una specializzazione precoce nella loro disciplina poiché la carriera professionistica era molto più breve rispetto ad altre. A tal proposito può essere un esempio la durata della vita sportiva di un/a calciatore/calciatrice rispetto a quella di un/una ginnasta; Totti, fresco 40enne, incanta ancora con le sue giocate, Svetlana Khorkina, ginnasta russa più decorata di sempre, ha dovuto invece dire stop all’attività agonistica a 24 anni (dopo aver partecipato a 3 edizioni delle Olimpiadi ed aver vinto in totale 7 medaglie). Questa differenza nella durata delle carriere è in parte giustificata dal fatto che nel calcio, oltre all’aspetto fisico (sicuramente oggi molto più importante rispetto al passato), entrano in gioco anche altre qualità: la fantasia, la tecnica, … .

Se per certe discipline risulta quasi inevitabile una specializzazione precoce e di conseguenza un minor tempo a disposizione per lo sviluppo delle capacità coordinative, negli altri sport, in cui si ha invece più tempo per coltivare il talento, si presta maggiore attenzione e si rispettano le fasi di crescita dei “piccoli atleti”?