Il 2020 lo ha visto sprofondare in più di un’occasione: sulla ghiaia, dopo una curva presa troppo forte, o in fondo alla classifica, senza punti, dopo un guasto della sua irascibile quanto inadatta Yamaha ufficiale; poi, con i risultati negativi è venuto a meno anche l’entusiasmo, una conseguenza ma anche una rarità se il pilota in questione si chiama Valentino Rossi, che lo scorso anno non si è fatto mancare proprio nulla, nemmeno il Covid-19. Bestiale.

Si può dire tutto a Valentino, nove volte campione del mondo, ma non che non sia stato sfortunato nell’anno appena trascorso. La leggenda italiana non è riuscita a raccogliere i frutti sperati e, in una stagione senza l’alieno Marc Marquez, ben più giovane del “Dottore”, tutta questa iella ha pesato, e non poco.

Con Marquez in infermeria per tutto il 2020, dunque, Valentino poteva vincere lo storico, decimo titolo della sua carriera? Difficile rispondere a questa domanda, probabilmente no; troppo lo strapotere Suzuki e troppi i miglioramenti compiuti dalla (ex) “cenerentola” austriaca a tinte arancionere, ovvero KTM. Troppi anche i giovani a cui avrebbe dovuto provare a tarpare le ali, Joan Mir e Fabio Quartararo su tutti, quindi meglio non pensarci troppo.

VALE-PETRONAS

Tuttavia, una cosa è certa: il 2020 ha forgiato ulteriormente l’animo del dottore, perché si può crescere anche a 41 anni suonati; anzi, il 16 febbraio, due giorni dopo San Valentino, di candeline, Rossi, ne spegnerà ben 42. Per questo, quindi, è probabile attendersi dal numero 46 un 2021 totalmente diverso rispetto al campionato precedente; anche perché gli stimoli non mancheranno dopo l’impronosticabile passaggio in Petronas, il team satellite di Yamaha, segnando la fine di un’epoca per Rossi e per l’intera Moto GP. Valentino e il team ufficiale Yamaha: un amore quasi infinito, durato la bellezza di quindici anni, intervallati soltanto dal deludente biennio in Ducati, da tutti dimenticato piuttosto in fretta. 

Nonostante l’età avanzata, la squadra malese targata Petronas potrebbe aver trovato in Valentino il pilota perfetto, e lo stesso vale per Rossi, che abbraccia un team certamente in grande crescita e che, in pochissimo tempo, ha saputo compiere passi da gigante. Dopo la turbolenta annata di Quartararo, infatti, partito a fuoco salvo poi spegnersi abbastanza in fretta (per certi versi inspiegabilmente), il team del boss Razlan Razali potrebbe aver bisogno di una piccola rivoluzione prima di lanciarsi definitivamente alla conquista di un mondiale piloti; soltanto sfiorato nel 2020 ma comunque non preventivato.

Dopo la straordinaria stagione disputata da Franco Morbidelli viene lecito aspettarsi da Petronas un’unica direzione, ossia con il pilota italo-brasiliano che potrebbe passare, da semplice spalla della promessa francese Quartararo, a pilota di punta del box; Rossi permettendo. 

Rossi che, però, ha maturità, esperienza e comprensione per farsi da parte nei piani futuri dei malesi, in cui, il campione di Tavullia, c’entra ben poco; e ne è consapevole. Salvo ribaltoni, infatti, il 2021 sarà l’ultimo anno in cui vedremo Valentino Rossi in pista, per poi ammirarlo nei calzanti panni di imprenditore, a capo della sua SKY Racing Team VR46, il cui approdo in classe regina è ormai imminente.

Ma quindi, cosa può portare Rossi in Petronas in così poco tempo? Sicuramente una smisurata quantità di introiti nel marketing (e fin qui…), poi, però, anche un certo appeal al team che potrebbe tornare utile in futuro, con il box malese che acquisterebbe certamente più interesse e rispetto nelle future scelte dei piloti. Oltre a tutti questi aspetti “extra”, Valentino porterebbe due fattori importanti nel lato pratico delle cose: in primis, un grande amico e un esempio da seguire per Morbidelli, a quel punto nelle condizioni ideali per provare a vincere un titolo che nel 2020 è sfuggito davvero di un soffio; in secundis, le forti motivazioni del pesarese, dovute dai pessimi risultati ottenuti nello scorso campionato. In tutta la sua lunghissima carriera, iniziata nel lontano 1996, Rossi non era mai finito fuori dalla Top Ten dei piloti, questa, infatti, è stata la prima e sinora unica volta in 25 stagioni totali tra classi inferiori e classe regina; abbastanza per tentare di rifarsi, con il desiderio di chiudere la carriera nei i primi posti del prossimo campionato.

Dunque, attendiamoci un Valentino Rossi da “tutto o niente” (frase tanto cara al commentatore italiano Guido Meda); in versione Petronas andrà senz’altro in all-in, per cercare di salutare nel modo più onorevole possibile il palcoscenico. Ci sarà da divertirsi, c’è da scommetterci…