Una piaga sociale che si radica in tutti i settori della società. Una forma distorta di favoritismi che sta affossando la meritocrazia. Profili professionali che riescono ad ottenere posti di rilievo senza essersi guadagnati la stima di nessuno. Sto parlando di quella categoria di persone che distrugge i sogni di chi si è impegnato tutta la vita sgobbando da mattina a sera, di chi da piccolo sognava di entrare in quell’azienda, svolgere quella determinata attività, o diventare quello che in realtà non sarà mai. Sto parlando di quell’accumulo di persone che risponde alla voce di “raccomandati”. Ahimè, neanche l’avvincente mondo del calcio si è salvato da cotanta presenza di ciarpame professionale, neanche l’universo del pallone è riuscito a scacciare i vari cugini del marito della figlia della cognata dello zio del direttore. Quest’oggi, come avrete intuito, vi faccio un resoconto di quegli scarponi finiti in grosse squadre senza meriti sportivi: i raccomandati pallonari.

Milan docet

Che sia chiaro: anche Paolo Maldini ha avuto una vita sicuramente più agevolata di altri bambini coetanei per il fatto di essere il figlio di Cesare Maldini. Ma nel corso della sua carriera Paolino col lavoro e, soprattutto, con il talento è riuscito nel difficile compito di superare suo padre diventando uno dei più forti difensori di tutti i tempi. Magari senza Cesare Maldini il figlio Paolo avrebbe avuto una possibilità in meno di entrare nelle giovanili del Milan, chi lo sa. Quindi meglio così in un certo senso. No, non ce l’ho con i figli dei calciatori bravi. Ce l’ho con quei giocatori che hanno scalato le gerarchie del merito solo per il fatto di avere rapporti stretti con persone legate a questo ambiente.

Ma entriamo maggiormente nel dettaglio cercando di fornire qualche esempio. Visto che abbiamo parlato di due stelle del Milan, restiamo in casa rossonera. Se vi dico Donnarumma voi a chi pensate? Chiaramente al promettente titolare detto Gigio. Io invece vorrei parlare di Antonio che ricopre il ruolo di terzo portiere. Arrivato nelle file meneghine quest’estate dopo la lunga trattativa Milan-Raiola che ha consentito un lauto contratto al futuro portiere della Nazionale, e un posto di lavoro al fratello maggiore. De André in una sua canzone parlava di “’nu frate che da quindici anni sta disoccupat” (Don Raffae’). Antonio era disoccupato da un mese, ma il concetto è quello.

E chi si può dimenticare di Digao? Tutti. Eh sì, perché questo nome è legato a quello più leggendario di Kakà, il gioiello brasiliano che ha fatto le fortune dei rossoneri e ha incantato gli appassionati di tutto il mondo. Ecco, il fratello non ha incantato nemmeno i serpenti. Una sola presenza nel Milan, poco talento che neanche le sue squadre successive hanno voluto, giustamente, non sfruttare. Il fratello di Kakà appariva goffo, lento e tecnicamente non adatto a livelli del genere. Digao non è riuscito nemmeno a ritagliarsi delle presenze Crotone in B, tanto per dire, ma ne ha totalizzate 10 nel Penafiel, squadra di seconda serie portoghese. Ah. Con grande onestà intellettuale e qualche infortunio importante (ma dubito che sia stato questo a precludere la sua carriera), Digao abbandona il calcio giocato a 27 anni.

“Conosco uno bravo”

Il Milan vanta altri casi. Questa volta non è un legame di parentela a farla da padrone, bensì un’amicizia importante. Il caso è quello di Harvey Delano Esajas, amico di lunga data di Seedorf dai tempi dell’Ajax. Dopo varie esperienze in giro per il continente, l’olandese si infortuna e resta inattivo per molto tempo, ben quattro anni. In soccorso all’amico, Seedorf riesce a riportarlo in Italia dopo che era stato scartato dal Torino. Nel 2004 si accasa al Milan e ha la fortuna di allenarsi con una delle squadre più forti di tutti i tempi. Niente più. Al massimo uno spezzone in Coppa Italia per il nerboruto (eufemismo) amico di Clarence. Passa al Lecco in C2, ma anche per loro è troppo. Solo una presenza per lui. Termina così la carriera del grande (di stazza) calciatore orange.

Gli amici a casa Milan vengono sempre trattati con grandi onori. La lista dei sodali aumenta grazie ai nomi di Zizi Roberts e Miodrag Vukotic, rispettivamente compagni di merende di Weah e Savicevic. Entrambi furono meteore a Milano e meteore altrove, non trovando mai l’occasione di lasciare il segno durante la loro carriera. Certo, non siamo ai livelli di Esajas che durante il periodo di inattività si arrabattava facendo il lavapiatti e il bodyguard fuori dalle discoteche, però…

“Mio fratello è il più forte del mondo”

Beh, è arrivato il momento di parlare di Hugo Maradona. Non mi soffermo neanche sul legame di sangue. Arriva giovane in Italia acquistato dal Napoli su pressione di sappiamo chi e viene ceduto all’Ascoli. Al contrario del fratello, la tecnica è tutt’altro che sopraffina e anche per la squadra marchigiana un elemento così è futile. Il giovane argentino fratello del calciatore più forte di tutti i tempi appare compassato, prevedibile e mestamente goffo. Ilario Castagner prova a far di tutto per farlo esplodere, ma poi si decide a relegarlo definitivamente in panchina. Bilancio: 13 partite e zero gol. Viene ceduto al Rayo Vallecano, ma neanche loro ne vogliono sapere. Dopo una breve esperienza in Venezuela trova la quadra in Giappone. E abbiamo detto tutto.

Anche la Juventus vanta un caso del genere. Al momento dell’acquisto di Christian Vieri, il bomber che ha fatto le fortune di molte squadre, i bianconeri acquistano il fratello Max. I campi di Torino, però, Max li ha solo visti per fare allenamento. Nessuna presenza in bianconero se non nel precampionato, è una lunga trafila tra le serie inferiori. Max Vieri finisce nel dimenticatoio calcistico e nessuno sembra dispiacersene. Il fiuto del gol e la potenza non erano di certo quelle del fratello. Ci auguriamo che almeno fuori dal campo il fiuto per altro sia simile al Bobo nazionale.

Loro ce l’hanno fatta, e tu?

Tu che sei figlio e fratello di nessuno devi sgobbare il triplo, farti notare nei campetti delle periferie più remote e sperare che quel sabato o quella domenica non si sa perché un agente sia seduto in tribuna ad osservare i ragazzini come te. Oppure devi farti la trafila dei provini delle squadre professionistiche sperando di passare tutti i test. Ma forse è meglio così. Meglio faticare, sudare e affidarsi alla fortuna che ripetere la carriera di Digao.