Nel Dicembre 2011 il Monaco venne acquistato da Dimitri Rybolovev e la squadra del principato, appena retrocessa in Ligue 2, iniziò a sognare il ritorno nella massima serie francese, che si verificherà nella stagione successiva sotto la guida di Claudio Ranieri.

Già dalla prima sessione di mercato si intuì subito quali fossero le intenzioni del magnate russo. Gli acquisti a peso d’oro di Ocampos e Ferreira Carrasco, impensabili per qualsiasi altro club militante in una seconda serie del rispettivo campionato nazionale, fecero intuire subito le potenzialità economiche del “nuovo” Monaco che per la stagione 2013-14 non si fece mancare nulla per il suo ritorno in Ligue 1: nella finestra estiva arrivano Falcao, James Rodriguez, Joao Moutinho, Abidal, Carvalho e Toulalan più qualche altro giocatore per allungare le rotazioni di mister Ranieri, riconfermato dopo la vittoria del campionato e annessa promozione .

La squadra partì forte e concluse al secondo posto, nonostante una stagione compromessa soprattutto dalla fredda notte di gennaio in cui “El Tigre” si ruppe il crociato, salutando la stagione e il Mondiale brasiliano che si sarebbe giocato in estate.

Negli anni successivi ecco la prova concreta di una delle frasi più ricorrenti all’interno del mondo del calcio: “la storia non si compra”. Rybolovev, a causa di alcuni problemi finanziari e dallo scarso appeal che una squadra che ha appena finito la sua stagione da neopromossa può avere, vede i pezzi più pregiati della sua bottega andare via e si ritrova costretto a dover acquistare giovani di belle speranze da far crescere, conscio del fatto che per i migliori giocatori su piazza il Monaco al momento è solo un ulteriore trampolino di lancio (dorato) per raggiungere squadre ancora più blasonate, se non, in modo un po’ impietoso, un passo indietro.

Il punto di svolta è l’arrivo di una scommessa sulla panchina monegasca: Leonardo Jardim, che nel 2014-15, grazie al gioco frizzante e all’affrmazione di Kondogbia e Martial, fa fuori l’Arsenal agli ottavi di Champions, contro ogni pronostico.

Per capire meglio l’evoluzione di questa squadra, però, bisogna osservare con attenzione alla già citata estate 2013, quella delle spese folli, quella di Falcao e James. Tra le presentazioni in pompa magna con vista sulla riviera monegasca ce n’è una molto più semplice, caricata sul canale YouTube del Monaco, in cui un ragazzone di quasi un metro e novanta molto impacciato si presenta ai tifosi della squadra del principato, agitato più per la pressione mediatica attorno a lui, a cui non era abituato durante la sua permanenza al Rio Ave, che per il livello e le ambizioni della squadra in cui è arrivato, come se fosse sicuro di poter dire la sua anche in un palcoscenico con molte aspettative come quello monegasco.

Il ragazzone impacciato risponde al nome di Fabio Henrique Tavares, meglio conosciuto come Fabinho.

Arrivato come un terzino dalle belle speranze, solido fisicamente e con pochi compiti offensivi, la stampa e l’ambiente aspettavano Fabinho come un giocatore in grado di concedere poco dietro, per bilanciare una fascia, la destra, in cui si rischiava di patire molto la presenza di James o Ocampos, giocatori restii a tornare in difesa o a lavorare molto in fase di non possesso.

Fabinho, infatti, per le prime due stagioni (l’ultima di Ranieri e la prima di Jardim, considerabile di transizione nonostante i buoni risultati e le varie migliorie apportate alla squadra dal portoghese) segna poco e non crea numerose azioni offensive, testimoniando un gioco basato molto sull’individualità della squadra monegasca.

Dalla stagione scorsa, la seconda per un Leonardo Jardim ormai demiurgo al 100% del Monaco, il rendimento offensivo del terzino brasiliano, che intanto ha anche ricevuto le prime convocazioni per la nazionale brasiliana, ha subito una clamorosa impennata.

Fabinho viene sperimentato a centrocampo con ottimi risultati e la testimonianza più evidente della sua abilità nel nuovo ruolo è enfatizzata dagli acquisti in estate di Sidibé e Mendy, due nuovi terzini pronti a dar manforte alla squadra, lasciando il brasiliano comodo a metà campo, dove è ormai un fattore.

Presente dalla prima stagione in Ligue 1 dopo il purgatorio in cadetteria, il classe 1993 oltre ad essere un collante ideologico tra i due tipi di gestione diversa della società sotto la presidenza Rybolovev, è il collante tattico ideale insieme a Bakayoko per effettuare lo spregiudicato gioco offensivo di Jardim.

Fortissimo fisicamente, l’ex giocatore del Rio Ave ha leve lunghissime e una buona progressione palla al piede.

La prestanza fisica è una delle caratteristiche principali di questo Monaco ed è una peculiarità dettata sia dalle caratteristiche dei giocatori scelti da Jardim per comporre la squadra, sia dalla giovane età dei componenti della squadra stessa, cha ha una età media superiore di poco ai 25 anni, due anni più bassa rispetto a Real e Atletico, addirittura tre in meno della Juventus.

L’ormai ex terzino ha compiti prettamente difensivi di recupero palla e di pressione sui creatori di gioco avversari e tutto ciò gli riesce particolarmente bene ma il suo acume tattico, abbinato alla devastante prestanza fisica che lo contraddistingue, lo porta ad avere un’ottima lucidità durante tutti i 90 minuti e di conseguenza non rischiare giocate forzate, migliorando il proprio gioco offensivo.

A livello statistico la lucidità di Fabinho si nota osservando i dati della precisione dei tiri (l’80% delle conclusioni che il brasiliano calcia sono nello specchio della porta) e nella precisione nei passaggi (84 % su 1352 tentativi, con 21 key passes, ovvero passaggi che portano alla conclusione verso lo specchio un compagno). Questi sono numeri molto interessanti che fanno vedere quanto Fabinho sia efficiente per il sistema di gioco del Monaco, che deve cercare di rompere il più possibile la manovra avversaria in fase di non possesso per poter creare anche in transizione il maggior numero di possessi possibili.

In conclusione, dopo aver evidenziato le varie caratteristiche di questo solidissimo giocatore, probabilmente il più pronto a fare il salto in una big europea tra i tanti tanti talenti in rosa, dobbiamo tornare nuovamente all’estate del 2013; nell’umile arrivo di Fabinho e nella consapevolezza dei suoi mezzi palesata tra i vari sguardi fuori camera e tra i vari momenti in cui non si è sentito a suo agio durante la sua presentazione c’è tutto lo spirito di questo Monaco, squadra rivelazione di quest’anno, vicina al titolo in patria e, comunque vada a finire, autrice di una Champions League coi fiocchi.

Il Monaco è ormai una realtà affermata per quanto riguarda il panorama europeo ed è riuscita a consacrasi grazie all’elasticità e la disponibilità di tutti componenti della rosa e dello staff tecnico di Jardim, e Fabinho, con la trasformazione di questi anni, è la dimostrazione della mentalità vincente e dell’umiltà risultate fondamentali alla squadra monegasca per raggiungere i traguardi di quest’anno.

Matteo Coral