Sette Champions League e non sentirle. Un record non da tutti, ma un record ancora più speciale se raggiunto addirittura a 40 anni. Vero, delle donne non si dovrebbe dire l’età, ma in questo caso non può non saltare all’occhio che la trascinatrice, capitana e simbolo della Pallavolo Novara appena salita sul tetto d’Europa non è nient’altro che una “ragazzina” del 1979: Francesca Piccini.

La “Picci“, com’è conosciuta da tutti, è una vera star del suo sport, una predestinata ma che nonostante il successo e la gloria ottenuta è sempre rimasta una ragazza coi piedi per terra. Nata a Massa, esordisce in serie A1 ad appena 14 anni con la Carrarese dando l’idea che non si tratta di una qualunque, tanto che poco dopo entra anche a far parte della Nazionale maggiore. A nemmeno vent’anni decide di cambiare aria, cambiare paese, addirittura continente. Va infatti a giocare per il Paranà Rexona in Brasile, un’esperienza di vita più che sportiva e da lì infatti la Piccinini spicca davvero il volo. Torna in Italia l’anno successivo (1999) dove firma con il Volley Bergamo, andando a formare un tassello fondamentale di quella che diventa una vera e propria corazzata in grado di dominare per anni sia in Italia che in Europa . Insieme all’amica, compagna di azzurro, quasi concittadina (una di Massa, l’altra di Carrara) e co-protagonista di decine di copertine Maurizia Cacciatori, la Picci vince davvero tutto quanto si può vincere.

Presto la giovane campionessa diventa la leader a cui nessuno può rinunciare, soprattutto la Nazionale, con la quale vince un campionato mondiale, una Coppa del Mondo e un Europeo. Ma il successo per la schiacciatrice col numero 12 diventa ancora maggiore con l’attenzione che sempre più media le danno, dovuto in gran parte anche alla sua innegabile avvenenza. Arrivano infatti un calendario, un libro, esperienze di televisione e di cinema, oltre ovviamente ad un numero infinito di scatti su riviste patinate.

La bella Picci però non perde mai di vista il campo, suo unico vero amore. E infatti ad un’età in cui molte decidono di intraprendere altre strade lei gli resta fedele, continuando a schiacciare palloni anche per altri club, nell’ordine Torino, Modena, Casalmaggiore (con cui vince la Champions nel 2016 da MVP a 37 anni!) e poi Novara. E proprio con le piemontesi arriva il settimo sigillo europeo, in un certo senso inatteso visto che giunto contro Conegliano che le aveva battute poco prima nella finale scudetto.

Un cerchio che si chiude. Da Berlino a Berlino. Perché nell’ormai lontano 2002 la toscana aveva vinto il Mondiale con l’Italia e 17 anni più tardi, nel suo primo ritorno alla Max Schmeling Halle, ne è arrivato un altro altrettanto importante. Sette Champions, 40 anni, ma soprattutto uno spirito ancora da “ragazzina” che non vuole smettere e che dimostra che di campionesse del genere lo sport ne ha sempre bisogno.

E sono sette

“In questi vent’anni di pallavolo ho attraversato quattro generazioni di atlete, ero la più piccola dello spogliatoio, e ora sono la senatrice del gruppo, e le ragazze sono cambiate tanto rispetto a quando ho iniziato io a giocare. Ho giocato con molte ragazze brave e umili. Ma spesso altre entrano in una squadra credendo che tutto gli sia dovuto, non hanno rispetto di chi è più esperto e ha una storia. Hanno la lingua lunga e il cellulare ultimo modello sempre sotto gli occhi. A 18 anni rispondono a muso duro a quelli di 40, io quando ne avevo 18 ascoltavo e sapevo stare al mio posto. Io capisco la voglia di essere giovani e sfrontati, ma bisogna avere rispetto. Soprattutto quando non hai ancora vinto niente nella vita. E comunque il rispetto serve anche se hai avuto successo“. – Francesca Piccinini