Chiasso, stagione 2003/2004, anno in cui la Lega Nazionale lascia spazio all’attuale Swiss Football League, la società momò è reduce da una storica promozione in Challenge League; sì, storica perché permetterà al club di confine di tagliare l’invidiabile traguardo dei 100 anni di storia nell’élite del calcio svizzero. L’artefice del ritorno tra le grandi del panorama calcistico elvetico è Massimiliano Schiavi, presidente in grado di assicurarsi i servigi di tre argentini e di un tecnico che hanno permesso al club di confine di spiccare il volo: Patricio Gerardo Bustamante, Salvador Mira, Francisco Aguirre e Paul Schönwetter in panchina. Mica roba da poco per una Prima Lega. A fine stagione, però, le improvvise dimissioni del numero uno rossoblù rappresentano un fulmine a ciel sereno per tutto l’ambiente. In seno al club viene allora eletto Marco Grassi, il quale, con al cuore le vicende societarie, accetta l’incarico con un progetto ben chiaro, fatto di giovani di belle speranze e di due brasiliani provenienti dalla Juventus di San Paolo in grado (poi) di scrivere la storia del club: Luiz Anderson Pinheiro “Paquito” e Caetano De Araujo Raffael.

I due, sconosciuti ai più, giunsero all’allora Comunale in punta di piedi, con quello sguardo da innocenti, di chi aveva tutto da imparare e nulla da perdere. A Chiasso, di avere in casa propria due future promesse se ne accorsero ben presto tutti quanti. Paquito e Raffael erano calcisticamente uno l’opposto dell’altro, ma in comune avevano una cosa: un talento già degno di altri palcoscenici. Il primo illuminava, il secondo trasformava in oro tutto ciò che gli passava accanto.

Sui campi di una Challenge allora a 18 squadre, i due fecero faville. Uno garantiva assist, l’altro gol e tutti gli altri compagni a svolgere il ruolo di gregari, a dover unicamente evitare di prenderle. Semplice, sì, ma non per le difese avversarie, che poco ci capirono. Il Chiasso, grazie ai due, passò ben presto da essere una piacevole sorpresa ad una splendida realtà. Ed infatti, si laureò virtualmente campione d’inverno. Paquito-Raffael. Assist su assist. Reti su reti. Punti su punti. Complementarietà letale.

Il girone di ritorno, caratterizzato da numerosi pareggi, non fu all’altezza della prima parte di campionato. Troppo difficile tenere quei ritmi per una stagione intera. Ai rossoblù, alla fine, resterà il rammarico per aver mancato di un solo punto lo spareggio contro la penultima del massimo campionato, ma la consapevolezza di aver scovato due fenomeni. Il diciannovenne Raffael terminò la stagione con 15 centri in 29 partite (secondo miglior marcatore con Christian Ianu e l’ex Aguirre), mentre il “gemello” Paquito con 5 reti e una quantità industriale di assist.
Le loro prestazioni non passarono di certo inosservate. I due avevano gli occhi di mezza Super League (e non solo) puntati su di loro, ma decisero di crescere per un ulteriore anno con indosso la stessa maglia. La scelta fu pagante anche per il Chiasso, che, contrariamente all’annata precedente, ingranò nella seconda parte di stagione. Fino a giocarsi tutto nell’ultimo incontro contro la diretta concorrente Vaduz. L’epilogo, però, fu lo stesso: sconfitta, terzo posto e un pugno di mosche in mano. Raffael e Paquito, che migliorarono il proprio bottino personale (rispettivamente 16 e 9 reti), decisero allora e a giusta ragione di provare una nuova avventura.

Il primo, prestato e poi acquistato dall’ambiziosissimo Zurigo, non pagò il salto di categoria. La Super League, infatti, gli ritornò tutto ciò che la Challenge gli aveva portato via per ben due volte a soli 90’ dal termine. Sì, nello Zurigo campione svizzero 2005/2006 e 2006/2007, nell’unica squadra in grado di interrompere parzialmente il monopolio calcistico svizzero del Basilea degli ultimi anni, c’era proprio l’ex Chiasso Raffael, che nell’ultima stagione con la maglia dei tigurini si classificò con 14 gol al terzo posto della classifica marcatori, alle spalle di Petric e ancora di Aguirre. Un predestinato.
Paquito, invece, scelse la vicina penisola: si accasò in prestito al Crotone. Non fu un periodo particolarmente fortunato per lui, alle prese con i primi probemi fisici già alla giovane età di 24 anni, così decise di tornare a casa, ma per un solo anno, per poi prendere la stessa via di Raffael, quella del massimo campionato elvetico. Col Lucerna, il centrocampista offensivo trovò le sensazioni dei tempi migliori, ed infatti disputò 32 partite condite da 4 gol. Guadagnandosi pure una finale di Coppa Svizzera contro il Basilea. Ebbene, al contrario di Raffael, Paquito ed il Lucerna, non riuscirono ad avere la meglio sui renani e vennero sconfitti ai rigori. L’inizio di due (nuove) storie diametralmente opposte.

Il destino aveva infatti deciso che ad entrare nel calcio dei grandi dovesse essere solo Raffael. Troppi, infatti, furono gli infortuni con i quali Paquito si trovò confrontato. L’anno in prestito all’Enosis Neon Paralimni fu (purtroppo) l’inizio della fine. Da quel momento, infatti, complici diversi ferimenti ravvicinati, l’ex numero 8 del Chiasso non riuscì mai ad esprimere le sue enormi qualità. La dea bendata gli aveva voltato le spalle. Le sua seconda avventura a Lucerna e le ultime due esperienze a Creta e Yverdon non furono felici.

Il potenziale di Raffael, invece, esplose e venne premiato. Nell’inverno del 2008 bussò alla porta del club tigurino l’Herta Berlino, che convinse i campioni svizzeri a privarsi del proprio gioiello per 4 milioni. Il brasiliano salutò con un gol ogni due partite di media. Pure nel nuovo club continuò a vedere la porta come pochi. Tra Erste e Zweite Bundesliga realizzò 39 reti in 163 partite, diventando l’idolo indiscusso della squadra della Capitale. Per Raffael, però, arrivò il momento di abbandonare pure il club che lo lanciò in Bundesliga. La Dynamo Kiev lo prelevò per 9 milioni e se lo portò con sé in Ucraina, dove, in realtà, non riuscì mai ad ambientarsi. Ed infatti, per la prima volta in carriera, non rispettò le aspettative. La Germania era casa sua e così ci tornò: dapprima per un breve prestito con la maglia dello Schalke, poi con quella del Borussia Mönchengladbach. Il resto è storia recente e nota per Raffael, un po’ meno per Paquito. Uno si diverte e fa divertire regalando emozioni sui principali campi d’Europa, l’altro si gode la famiglia in Brasile. Paquito-Raffael, stesso talento, storie diverse; ricordando Chiasso: l’apice per uno, il trampolino di lancio per l’altro.