13.1.1999. Annuncia ufficialmente il ritiro (il suo secondo) Michael Jordan. È la fine di una lunga storia d’amore. La storia d’amore tra la pallacanestro e il suo massimo esponente, colui il quale l’ha resa quella che è, soprattutto colui che l’ha fatta conoscere al mondo intero. Dai sobborghi di Tokyo, alle pendici del Vesuvio a Napoli, dalle nevi di Helsinki, alle spiagge di Rio de Janeiro, tutti conoscono quella casacca dei Chicago Bulls con il numero 23 ed il suo significato.

E come nelle fiabe più romantiche, il finale recita “e vissero tutti felici e contenti”. Già, perché se il ritiro di un campione è una cosa triste per tutti, il modo in cui ha messo la parola fine alla propria carriera Air è, e rimarrà, probabilmente uno dei momenti più belli nella storia dello sport. Gara 6 delle finali del 1998, a Salt Lake City gli Utah Jazz padroni di casa sono davanti 86-85 a 20 secondi dal termine e con la palla in mano, fiduciosi di chiudere i conti e di mandare tutto alla decisiva gara 7 che li avrebbe visti ancora giocare sul parquet amico. Ma c’è un uomo che non ci sta e che ha in mente un finale diverso della storia. Quell’uomo ruba d’astuzia il pallone dalle grinfie di Karl Malone, scende lungo il campo mentre scorrono inesorabili i secondi, si scrolla di dosso la marcatura asfissiante di Bryon Russell e sale in cielo con un tiro dalla parte alta della lunetta che trafigge la retina con un perfetto sibilo come fosse un Robin Hood del XX secolo. È il sorpasso, è la vittoria decisiva, è il sesto anello per i Chicago Bulls, è l’ultimo colpo di pennello di un artista che chiude la carriera in maniera perfetta, con il tiro vincente. È Michael Jordan. E vissero tutti felici e contenti (ok, i tifosi dei Jazz un po’ meno…).

Si, lo so cosa pensate, poi non è stato proprio l’addio definitivo e di ritiro ce n’è stato pure un terzo, ma quella è un’altra storia. Non così fiabesca e non così interessante, per cui a noi tutti piace ricordarlo così il finale del racconto. Quello che certamente non verrà mai dimenticato è il nome di Michael Jordan, sinonimo di pallacanestro, sinonimo di uno sport che è passato dall’essere uno dei principali negli Stati Uniti ad uno dei più apprezzati nel mondo intero in gran parte grazie proprio a lui, un rivoluzionario della palla a spicchi, con buona pace di tutti coloro che sono venuti prima e dopo. Per cui oggi, nel giorno del suo (secondo) ritiro volevamo semplicemente ricordarlo così, per tornare un po’ più giovani e spensierati anche noi, mentre lo vedevamo fare magie sul campo da basket…