“Sarebbe potuto essere..”  è una frase che cela un senso di malinconia e amarezza ma nel contempo anche un tocco di romanticismo. Perchè è vero che l’incompiutezza calcistica va spesso di pari passo con un palmares non ricchissimo e di aspettative deluse, ma altrettanto vero che quella stessa malinconia a volte ci fa amare ed apprezzare all’inverosimile il giocatore che ai nostri occhi sarebbe potuto essere e non è mai stato.
Si crea quasi un rapporto speciale tra l’idolo e l’innamorato, che attende anche solo un piccolo gesto. Ed è così che il talento incompiuto assume contorni romantici perchè la sporadicità della sua manifestazione ne esalta l’infuatazione.


E’ un periodo in cui si esagera con l’ipotetica ipervalutazione di Kean. L’affermarsi di Paquetà prende sempre più piede. Sancho è re degli assist in Bundesliga. Hudson Odoi è semplicemente imprendibile in quel di Londra e millenials cercano di farsi spazio annichilendo record.
Ma la lista di chi è stata una promessa, attesa, incoraggiata e acclamata e poi ha fallito è davvero lunghissima.

Domenico Morfeo:
Uno dei più grandi talentini italiani del suo tempo, Domenico Morfeo e la sua carriera sono una serie di coincidenze sfortunate, condite da un carattere decisamente sregolato, accompagnato da un genio fuori dal comune. Cresciuto nell’Atalanta, in quello che probabilmente è il miglior vivaio d’Italia, ha avuto la sua occasione sia al Milan che all’Inter. Con i rossoneri il bottino è di solo una decina di presenze, ma anche in cosi poco tempo a disposizione contribuì nella vittoria del scudetto, che resta il suo unico vero titolo tra i grandi. L’Inter arrivò dopo un girovagare per tutta la penisola ma neppure lì riuscì a svegliare il suo potenziale rendendo il sonno praticamente eterno. Solo al Parma ebbe dei picchi notevoli dove esibì classe cristallina alle spalle di Adriano.
Fu proprio la posizione in campo ad essere una delle cause della sua mancata affermazione. L’Italia poco incline alla fantasia e l’estro, non era un paese per trequartisti e specie nelle squadre piccole era un lusso che non tutti avevano il coraggio di permettersi. Per dare un’accezione romantica alla storia il nostro Mimmo decise di chiudere la carriera in seconda categoria, nel suo paese natio, a San Benedetto dei Marsi, dove siamo sicuri che oltre alla libertà in campo, abbia potuto godersi gli applausi della sua gente, ansiosa di vedere ogni sua singola giocata per rivendicare l’amore per il suo figliol prodigo.

Hatem Ben Arfa:
Questa speciale lista non poteva che includere anche un prodotto del vivaio raffinato e blasonato di Clairefontaine. Una culla dove viene affinata la classe tutta street delle periferie francesi e non sempre tenuta a bada la testa calda. Hatem Ben Arfa ne è uno dei portavoce per potenziale e fin da subito mostra il suo carattere difficile. Approda a Lione e dopo a Marsiglia, ha un rapporto difficile con l’allenatore Houllier e quando può andare in qualche grande d’Europa, decide sorprendentemente di trasferirsi nel nord dell’Inghilterra, a Newcastle. Vittima di un grave infortunio è costretto a fermarsi e dopo essersi ripreso decide di tornare in Francia. Ritrova la felicità a Nizza dove è il diamante di una squadra che riesce a qualificarsi per i preliminari di Champions League. Poi il passaggio al PSG e si traveste ancora da promessa incompiuta e ora a Rennes per riscrivere un altro capitolo della sua incredibile carriera.
Strappi offensivi che lo hanno reso imprendibile, scelte e comportamenti indecifrabile. Un cammino fatto di alti e bassi, questi ultimi che sapevi sarebbero giunti puntualmente a smontare ciò di fugace e magico era stato costruito.

Bojan & Giovani Dos Santos:
Bojan Krkic e Giovani Dos Santos viaggiano in coppia, da sempre. Dal vivaio del Barcellona fino alle occasioni mancate. Uno come il bonus track della carriera dell’altro.
Giovani, che un fratello con cui andare in coppia, ce l’avrebbe davvero, Jonathan che si affacciò tra i grandi con lui, è un talento sconfinato che dopo tanto girovagare, non ha saputo dare l’imprinting giusto alla sua carriera. Cercando di rilanciarsi in piazze che forse non hanno saputo valorizzare il suo estro tipico da numero dieci. Ora, a 29 anni, è addirittura svincolato e l’ultima squadra sono stati i Galaxy di Los Angeles, che la dice lunga su quanto fosse atteso dagli amanti del gioco. Discorso differente per Bojan che invece le piazze giuste per lasciare un segno le aveva scelte (Milan, Roma e Ajax) e ora allo Stoke sembra giunto al circolo dei talenti perduti, dividendo lo spogliatoio con Jesé Rodríguez e Afellay.
Bojan, in Catalogna, ha battuto ogni record di precocità, di esordi e gol, facendo parte di organici stellari.
Forse è proprio questo ad aver rotto l’incantesimo. A Barcellona la platea è esigente e con poca pazienza. Senza essere oppressiva ma riesce ad essere soffocante con il suo lampante prestigio e clamore; lunga infatti è la lista dei talenti che hanno sofferto e non sono riusciti a ritagliarsi un posto in prima squadra.


Andres D’Alessandro:
Palla indietro di suola e tocco in avanti che eludeva il difensore e a volte, in momenti di massima ispirazione, culminava con un tunnel, o caño come preferiscono dire da quelle parti. Questo prendeva il nome di “boba” e Andres D’Alessandro ne era l’inventore.
L’esplosione al River con lo storico sponsor Bud e le sfide con il Boca di Tevez, il discusso trasferimento al Wolfsburg e il tracollo definitivo tra Saragozza e Portsmouth. Ci si immaginava una carriera differente per il giocatore che, Maradona per sua stessa ammissione, guardava con più piacere.
Il rilancio però, quasi insperato, arrivò in Brasile, nella parte rossa di Porto Alegre che tifa per l’Internacional. Lì non sono molto d’accordo a definirlo come promessa non mantenuta. Perchè non solo da loro ha vinto 6 volte il campionato Gaucho, una Sudamericana e una Libertadores. Lì soprattutto ha mantenuto la sua promessa.
Nel momento di massimo bisogno, Andres che vestiva la maglia del River (club in cui è cresciuto), abbandona e ritorna all’Internacional, appena retrocesso in serie B. La promessa è di riportarli dove meritano. Nella stagione in corso infatti sono in testa al girone di Libertadores, con i campioni in carica del River Plate, l’apoteosi del romanticismo che si manifesterà totalmente il 3 aprile quando al Gigante da Beira-Rio si sconteranno per un incontro decisivo per la testa del girone, con Andres con la 10 e la fascia da capitano.