In Ticino, pattini e bastone trovano da anni ghiaccio fertile. Ma quello giocato con il puck non è l’unico hockey in cui il nostro cantone ha voce in capitolo a livello svizzero. Oltre al Biasca che l’anno scorso è arrivato a un passo dal titolo di LNA di hockey su rotelle, qualche giorno fa il Sayaluca – acronimo nato dalla fusione fra Savosa Yankee e Lugano Cadempino – ha infatti riportato a sud delle Alpi il titolo di campione svizzero di inline hockey che mancava da 18 anni. Un successo ottenuto battendo proprio quei Bienne Seelanders che tre anni fa privarono i ticinesi della coppa.

Ne abbiamo parlato con uno dei protagonisti di questo trionfo, Davide Sundermann, per conoscere le sue sensazioni ma anche per saperne di più su questa branca dell’hockey poco mediatizzata, eppure che trova numerosi praticanti alle nostre latitudini.

Cominciamo con la più banale delle domande. Qual è la sensazione che si prova a raggiungere un obiettivo come questo?

La sensazione rimane indescrivibile, nei minuti prima della sirena finale, con il risultato già in cassaforte, abbiamo cominciato a guardarci tutti negli occhi consapevoli di cosa stava succedendo. Arrivati alla sirena finale, la gioia ha preso il sopravvento anche se forse non ci siamo ancora resi veramente conto dell’impresa che abbiamo portato a termine.

Il segreto della vittoria sta quindi nella forza del gruppo…

La nostra squadra si compone di una base solida di amici che 8 anni fa si sono messi in testa di riportare il titolo di LNA in Ticino. Col tempo sono poi stati integrati nuovi talentuosi giovani, che anno dopo anno ci hanno permesso di raggiungere questo obiettivo. I sacrifici da parte di ognuno sono stati tanti, ma alla fine il risultato ci ha ripagati e non c’è sensazione più bella. Non c’è solo un gruppo dietro questa squadra, ma una vera e propria famiglia.

Sacrifici, appunto. Oltre agli allenamenti ci sono delle lunghe trasferte da affrontare.

Effettivamente passiamo numerosi fine settimana in giro per la Svizzera. Per limitare i chilometri percorsi cerchiamo di effettuare una partita al sabato e una alla domenica, e questo ci porta spesso a passare interi fine settimana “on the road”. Questa stagione abbiamo giocato all’incirca 25 partite, di cui quasi la metà fuori dai confini cantonali.

Tutto questo viaggiare aiuta però a trasformare, come hai detto prima, la squadra in una famiglia.

Certo, anche perché durante la settimana diversi giocatori vivono oltre Gottardo, per ragioni di studio o professionali. Si allenano con altri club e ci raggiungono solo per il weekend, che diventa quindi fondamentale per formare un gruppo che remi nella stessa direzione. Conoscere perfettamente i tuoi compagni (in campo e fuori…) rimane un elemento imprescindibile.

Anche perché, nonostante giochiate in LNA, il vostro rimane un sport amatoriale.

Esatto. Riceviamo un piccolo rimborso spese per le trasferte effettuate e diversi sconti sul materiale, ma non c’è nessun tipo di contratto nemmeno tra i top player d’Europa. Ciò non impedisce che ci siano sfaccettature vicine al professionismo, dalla preparazione fisica e mentale, al costo del materiale. Diciamo che l’unico pagamento che riceviamo sono i sorrisi della gente e magari qualche birra!

Com’è composto il mondo dell’inline hockey e come funziona il campionato?

Nell’inline, oltre alle tre categorie giovanili (mini, novizi, juniores) e al movimento femminile, abbiamo una LNA formata da 10 squadre, una LNB anch’essa a 10 squadre per poi scendere con le due categorie inferiori: la 1a Lega (2 gironi in Svizzera) e la 2a Lega (4 gironi).

La stagione regolare inizia a marzo e si conclude a settembre/ottobre, con una sosta di un mese a luglio. Poi ci sono i playoff. Oltre al campionato, c’è anche la Coppa Svizzera e ci sono numerosi tornei internazionali che si aggiungono ogni anno al calendario. Durante l’inverno invece molti di noi si cimentano sul ghiaccio.

In finale siete passati a giocare dal caldo e asciutto Palamondo (indoor), alla fredda e bagnata Meetmoos Arena di Bienne (outdoor). Quanto è importante il fattore casalingo (al di là del pubblico) nell’inline?

Confermo che è molto importante. Attualmente in LNA abbiamo circa il 50% di squadre che giocano all’interno e il 50% che giocano ancora all’esterno, sul cemento. Questo porta notevoli differenze di gioco e obbliga ogni singolo giocatore a doversi adattare: sono quasi due sport differenti. All’interno, soprattutto sul parquet, i giocatori più veloci e tecnici sono favoriti. Al contrario, all’esterno si predilige un gioco “semplice”, dove giocatori forse meno rapidi ma più fisici posso impensierire squadre più tecniche. Le condizioni meteo e l’asfalto spesso irregolare sono variabili che influenzano di molto il livello del gioco. Noi abbiamo l’immensa fortuna di poter usufruire del Palamondo, che rimane probabilmente la struttura migliore della Svizzera per l’inline hockey.

Nel campionato di LNA ci sono praticamente solo squadre ticinesi (Sayaluca, IHC Malcantone e Novaggio Twins) e provenienti dalla zona della frontiera linguistica franco-tedesca (Friborgo, Bienne e Giura). Come mai?

Questa limitazione geografica è legata al fatto che in Svizzera tedesca si propende a disputare tornei con un puck di plastica al posto della pallina. Nel nostro campionato, giocato su piste più piccole, il contatto fisico è permesso come nell’hockey su ghiaccio e la pallina permette, secondo me, un dinamismo di gioco molto più fluido, imprevedibile e bello da vedere. Alcune squadre svizzero-tedesche, così come quelle della regione di Losanna-Ginevra, si stanno comunque affacciando alla nostra federazione.

E in Ticino qual è la situazione?

Ci sono circa 10-12 società, anche se non tutte comprendono un settore giovanile. Si trovano tutte nel Sottoceneri, il che è abbastanza sorprendente. Negli ultimi anni sembra comunque essere tornato un po’ di entusiasmo, visto che il numero di giovani iscritti nelle varie società è in aumento. Con altre strutture simili al Palamondo in Ticino si potrebbe facilmente espandere il numero di praticanti di questo sport. Anche perché la conquista del titolo di campioni svizzeri è stata possibile solo grazie ai numerosi giovani che sono stati integrati alla prima squadra.

All’inline si arriva passando dall’hockey su ghiaccio?

Quasi tutti i giocatori di inline sono cresciuti o comunque hanno praticato l’hockey su ghiaccio nella stagione invernale. Rimane un vantaggio l’aver giocato a hockey su ghiaccio prima di lanciarsi nel inline hockey, ma ci sono comunque delle differenze.

Spiegati meglio…

I tempi di gioco e le regole di base sono le stesse dell’hockey su ghiaccio, ma ci sono alcune differenze. La pista da inline ha dimensioni più ridotte, motivo per cui non esiste il fuorigioco e nemmeno la liberazione vietata. Si gioca con quattro giocatori di movimento (e non cinque). Infine, aspetto da non sottovalutare, cambiare direzione con i pattini a rotelle è ben diverso che con i pattini da ghiaccio.

E per quanto riguarda l’equipaggiamento?

Ci sono solo per tre piccole differenze. Innanzitutto, evidentemente, l’uso dei pattini a rotelle (da esterno o da interno) invece delle lame. Poi, essendo praticato nella stagione estiva, dopo i 18 anni è permesso non usare la “corazza”, il che rende gli scontri fisici sicuramente più duri. Infine si tende a tenere la cosiddetta griglia attaccata al casco poiché la pallina può portare ad una pericolosa imprevedibilità e numerosi infortuni. Per il resto l’equipaggiamento è lo stesso.

Per quali motivi consiglieresti l’inline e non l’hockey su ghiaccio?

Ho scelto l’inline perché mi è sempre piaciuto la libertà di gioco che la pallina ti permette di avere. Sono un “fan” dei dribbling e nell’inline è molto più frequente poterli mettere in atto. Nonostante sia uno sport amatoriale, è comunque estremamente impegnativo. La stagione appena conclusa, ad esempio, è iniziata in febbraio con la preparazione fisica e in pista.

Ora parteciperete agli Europei. Con quali ambizioni?

In qualità di campioni svizzeri, parteciperemo agli Europei che si terranno a Givisiez (Canton Friborgo) a giugno dell’anno prossimo. È sempre difficile dire quali siano le ambizioni per questi tornei. Le partite sono più corte e bisogna essere molto bravi a gestire le proprie forze visto che si disputano più match nello stesso giorno. Certo, conquistare l’Europeo sarebbe la ciliegina sulla torta, ma per ora comunque ci godiamo il titolo!