Nell’articolo del mese scorso si è parlato dell’evoluzione del gioco del calcio nel corso degli ultimi decenni e si è data una definizione dell’allenamento intermittente. In questa continuazione di articolo riprendiamo da dove ci eravamo lasciati, ovvero dalla frase di Bisciotti (2002): “i secondi svolti ad una intensità pari al 90% o al 100% della propria VAM comportano adattamenti differenti ad un allenamento svolto oltre la propria velocità aerobica massimale”.

Nel lavoro di ricerca di cui stiamo per riportare i risultati, l’ex preparatore atletico (fra le altre) del F.C. Internazionale (ndr 1999-2009) si era posto diversi quesiti tra i quali:

  1. Sino a quale intensità di lavoro l’intermittente è considerabile come essenzialmente aerobico?
  2. Da quale intensità in poi si sconfina nell’ambito anaerobico lattacido?
  3. A diverse intensità di lavoro, corrispondono diversi tipi di adattamento fisiologico?

Nell’articolo di Scienza e Sport, si possono leggere i risultati che ha ottenuto dopo aver somministrato, a 10 calciatori differenti, degli allenamenti intermittenti (10″ – 10″, 20″ – 20″ e 30″ – 30″) al 100%, al 105%, al 110% e al 115% della loro personale VAM.

Bisciotti, rifacendosi ad uno studio di Heck e coll. 1984, ha tenuto in considerazione che la differenza di massimo 1 mmol di lattato tra l’inizio e la fine di un’esercizio renda l’esercitazione in ambito ancora aerobico.

Tutti gli esercizi intermittenti ad un’intensità della 100% della propria VAM hanno fatto sì che il lattato accumulato non superasse mai la fatidica 1 mmol tra la misurazione effettuata a metà dell’esercizio e quella svolta alla fine. Già a partire dal 105% della VAM, l’accumulo di lattato è molto più elevato e quindi intervengono anche altri metabolismi (oltre a quello aerobico) quindi la risposta alla terza domanda non può che essere affermativa, in quanto un lavoro 10″-10″ al 100% della VAM è ben differente dal fare un “10-10” al 115%.

Bisciotti, conclude l’articolo, classificando i vari tipi di corse in base al metabolismo che viene prevalentemente utilizzato. Come detto, fino ad un accumulo di lattato pari ad 1 mmol, l’esercizio viene catalogato come aerobico, da 1 mmol a 2 mmol viene definito come blandamente anaerobico lattacido, tra 2 e 3 mmol anaerobico lattacida, mentre sopra le 3mmol come “fortemente anaerobico lattacido”.

In conclusione, siccome la maggior parte degli addetti ai lavori ha bisogno di un’indicazione pratica su cui basarsi per programmare i vari microcicli, Bisciotti suddivide i vari tipi di corsa nella categorie di definizione appena citate.

 “10-10”, “20-20”, “30-30” al 100% della VAM -> AEROBICI

“10-10”, “20-20”, “30-30” al 105% della VAM -> BLANDAMENTE ANAEROBICI ALATTACIDI

“10-10” DEL 110% DELLA VAM -> BLANDAMENTE ANAEROBICI ALATTACIDI

“20-20” al 110% DELLA VAM -> ANAEROBICI ALATTACIDI

“10-10” AL 115%DELLA VAM -> ANAEROBICI ALATTACIDI

“30-30” al 110% DELLA VAM -> FORTEMENTE ANAEROBICI ALATTACIDI

“20-20 e 30-30” AL 115% DELLA VAM -> FORTEMENTE ANAEROBICI ALATTACIDI