L’assist è sportivamente parlando un regalo. Una concessione spensierata e generosa che solo un altruista può concedere.
Da molti viene esaltato e desiderato più di un gol; perché è facile farsi entusiasmare e trasportare dal desiderio di spingere il pallone in porta ma quanti sarebbero disposti a rinunciarci pur di vedere la felicità negli occhi di un compagno?
Un assistman vive di una felicità e di una contentezza che solo lui, e chi la pensa in maniera altrettanto affine, è in grado di spiegare.
L’assist è un atto di fiducia e condivisione, è un “tieni, ho questo per te” tenero e accorto, come quando alle elementari dividevamo la merenda con la bambina che ci faceva arrossire.
La merenda la vorresti anche tutta per te, ma sai che se condivisa, acquisisce un valore superiore, specie emotivamente.
L’empatia che si viene a creare tra chi serve il compagno e quest’ultimo che realizza la rete è l’esaltazione dell’intesa. E lo sguardo di ringraziamento verso chi ha concesso al marcatore di segnare è la più bella forma di riconoscenza silenziosa.
Nel corso degli anni, tanti calciatori hanno ammesso di preferire un assist ad un gol. Di vivere e di aver fondato una carriera sul regalare palloni ai compagni ed era quello ciò che li inorgogliva e gratificava di più. Il nostro viaggio ora proseguirà con cinque degli assist che meritano, per motivi più disparati, menzione ed elogi.

1. La Fiducia di Cazorla (Villarreal – Barcellona 4-4, 02/04/2019)

La storia recente di Santi Cazorla è già di per se uno spaccato romantico e straziante che lo sport più bello del mondo riesce ad offrire: gli anni trascorsi a non giocare, tra diagnosi incerte e stop lunghissimi, l’altissima probabilità di non poter più tornare a giocare e il ritorno quest’anno a casa, con “i tutti gialli” di Villarreal. La stagione si sta rivelando difficile, il Villarreal lotta nella parte bassa della classifica per evitare la retrocessione ma Cazorla sta dando un contributo fondamentale per non mollare.
Nella partita contro il Barcellona al Madrigal di inizio aprile, Santi ci ha offerto ancora una di quelle perle di talento che ci fanno rimpiangere le stagioni in cui siamo stati costretti a non vederle.
E’ il 79’ di una partita sin qui leggendaria per il suo Villarreal che sta vincendo 3-2 e Cazorla vede scattare Bacca con un occhio che a noi non è concesso di sapere quale sia, perché in realtà ha lo sguardo verso la fascia destra. Al momento del passaggio però va in verticale mandando in porta l’attaccante colombiano che dribbla Ter Stegen e segna.
Questo si chiama: fiducia. L’assistman che monitora tutta la situazione, si fida della posizione dei compagni. E soprattutto spera che questi ultimi si fidino altrettanto del suo talento e si facciano trovare pronti.

2. L’ Accortezza di Fábregas (Burnley – Chelsea 1-3, 18/08/2014)

Il Turf Moor di Burnley è uno di quegli stadi inglesi vecchio stampo in cui la palla non viene accarezzata ma presa letteralmente a pedate. In un pomeriggio di fine agosto la sensibilità e la classe però arrivò anche da queste parti. L’arcigno Burnley passa in vantaggio contro gli uomini di Mourinho che pareggiano subito con Diego Costa.
Intorno al 20’ però ecco un regalo e il momento per cui è valso la pena essere stato lì ad ammirare il gesto.
Ivanovic finta un cross e vede Fábregas fuori area. Lo serve con un pallone che solitamente necessiterebbe di essere toccato due volte per controllarlo ma il catalano vede Schürrle e lo serve con un passaggio di prima, di rara dolcezza. Il 14 tedesco, premiato da un inserimento con i tempi perfetti, insacca e porta in vantaggio i suoi.
Ecco l’accortezza. Se un assist è un regalo, sempre meglio trovare il miglior modo per offrirlo e porgerlo all’interessato, impacchettandolo e mettendo il fiocco migliore che possiamo offrire.

3. La Generosità di Pirlo (Germania Italia 0-2 dts, 04/07/2006)

Uno degli assist più ricordati dal pubblico italiano. Sono gli ultimi minuti di una semifinale mondiale e in tali occasioni i contorni epici e mistici si sprecano. Le due contendenti per un posto in finale sono la Germania, padrone di casa e l’Italia, eterna rivale.
Ciò che sta per accadere consegnerà alla storia gli azzurri di Lippi e in particolare Fabio Grosso che diventerà l’uomo simbolo della rassegna iridata, anche grazie al rigore segnato in finale contro la Francia.
I supplementari stanno per concludersi e gli attimi sono a dir poco concitati. Calcio d’angolo per l’Italia, l’area viene liberata e la palla giunge ad Andrea Pirlo che con un terzo occhio (lo stesso già citato per Cazorla probabilmente) vede Grosso appostato poco più avanti, lo serve e il terzino con un parabola di prima intenzione batte Lehmann e porta in vantaggio l’Italia.
Prima di servire l’assist, Pirlo tocca più volte il pallone quasi come a voler dare valore e significato alla palla che sta per scaricare al compagno. Caricarla di aspettative ma nel contempo anche della sicurezza di chi sa che andrà tutto bene.
È un atto di incredibile generosità da parte di un campione già affermato per Grosso, che ha scritto una pagina indimenticabile della sua storia personale e grazie a quel gol getterà le basi per diventare un eroe in patria.

4. L’ Eleganza di Rui Costa (Milan – Real Madrid 1-0, 26/11/2002)

L’ambiente che fa da contorno è lo stadio di San Siro, che la sera assume sempre contorni teatrali e gli attori protagonisti di una serata di Champions di fine novembre, sono Milan e Real Madrid.
Sul finire della prima frazione Manuel Rui Costa taglia il campo con una verticalizzazione perfetta, mette alle corde la difesa del Real con un solo tocco e consente a Shevchenko di battere Casillas con un diagonale e segnare il gol che deciderà il match.
Un lampo nella notte di Milano che squarcia la partita e fa strabuzzare gli occhi come quando veniamo colpiti da qualcosa di rara bellezza. Una perentorietà che solo i numeri dieci hanno quando scelgono di salire in cattedra e agli spettatori che non resta che applaudire, sorpresi dal gesto.
Se una donna che sceglie e sfoggia il suo miglior abito da sera è la cosa più ammaliante ed elegante che ci possa essere. Chi può impersonarlo e rappresentarlo meglio di un malinconico e struggente portoghese..

5. L’Arte di Guti (Deportivo – Real Madrid 1-3, 31/01/2010)

Ciò che accadde al Riazor di La Coruña, nel gennaio di 9 anni fa è ciò che più avvicina arte e calcio. Un assist così bello da far dimenticare il marcatore. Che poi è la manifestazione più alta per un assist man: riuscire a prendere le luci della ribalta con la sua giocata.
Per il Real Madrid è un periodo difficile, la stagione non va come sperato e in coppa l’umiliazione subita dall’Alcorcon, che ha vinto 4-0 nella gara di ritorno dei sedicesimi di finale, ha lasciato strascichi non indifferenti, specie nello spogliatoio. L’organico però è stellare come dimostrato dai nomi che toccano il pallone nel contropiede che da il via a quello che per molti è definito come l’assist più bello della storia:
Casillas rimette lungo con le mani per Benzema, che serve Kakà all’altezza della metà campo. Il brasiliano vede Guti inserirsi e lo serve con un rasoterra.
Il 14 del Real si ritrova a tu per tu col portiere ma al posto che calciare, la serve all’indietro per Benzema che ha seguito l’azione e si trova al posto giusto nel momento giusto.
Per tempismo e genialità diventa una giocata virale. Tutti si ricorderanno di Guti per questa incredibile giocata e pur di non rendere giustizia ad un giocatore che di giocate così ne ha fatte eccome, come dare loro torto.
È l’affermazione dell’arte, dell’istinto, dell’impensabile in un rettangolo verde. Il caso vuole che poco tempo prima di quel passaggio, l’ultimo tatuaggio di Guti fu la rappresentazione di una scena religiosa ispirata alla Cappella Sistina.
Perché se l’assist rende l’assistman un po’ un artista che spennella per i compagni, il tacco di Guti ne è la lampante dimostrazione. E se pensate di non aver visto niente di simile, provate a cercare l’assist di Guti a Zidane, quattro anni prima col Siviglia. Una prova che la bellezza e meraviglia, dell’assist – e non solo – non ha mai limite.