Come tutte le mattine – cattiva abitudine – la prima cosa che ho fatto stamane appena sveglio è stata disattivare la modalità aerea – buona abitudine – dell’iPhone. Come spesso accade nel weekend, ho letto qualche messaggio di qualche nottambulo in qualche gruppo WhatsApp. Poi le notizie, e una secchiata d’acqua gelida mi ha fatto sgranare gli occhi: “Dramma nel mondo del ciclismo. Morto in un incidente Michele Scarponi”.

Nello sport, ma anche nella vita, non sono molti quelli che pur avendo la stoffa del fuoriclasse accettano di mettersi a disposizione degli altri. Scarponi è stato uno di questi. Prima capitano e vincente (grossomodo dal 2009 al 2011), col passare degli anni si è trasformato in un gregario di lusso. Nei successi di Vincenzo Nibali – su tutti l’incredibile vittoria al Giro d’Italia dell’anno scorso, ma anche il trionfo al Tour de France del 2014 – molti meriti vanno infatti anche a lui.

Per il Giro del centenario, quello che scatterà il 5 maggio, sarebbe dovuto essere a 37 anni il capitano dell’Astana dopo la rinuncia di Aru per infortunio. Il destino ha però voluto diversamente.

Ieri l’ho visto in televisione concludere al quarto posto il Tour of the Alps (ex Giro del Trentino), una corsa a tappe non estenuante ma comunque dura. Alle 8 di stamattina era già in sella per prepararsi alla Corsa Rosa, altro che giorno di riposo. Un semplice allenamento, una sgambata che però gli è stata fatale. Un furgone l’ha travolto mentre usciva dal paese marchigiano di Filottrano, il suo paese.

Una scomparsa che fa ancor più male, lacera il cuore, guardando la foto che aveva pubblicato a poche ore dal fatale incidente. Sorridente, con “in sella” i suoi gemelli di 4 anni che indossano la Maglia Ciclamino di leader del Tour of the Alps, conquistata dopo la vittoria nella prima tappa. Non vinceva una gara dal 2013, purtroppo sarà l’ultima.

Ma Scarponi, altruista e sorridente com’era, vorrebbe probabilmente che lo ricordassimo guardandolo mentre pedala in compagnia di Franckie, un pappagallo. Un video che riassume bene la sua vita: allegria e bici.

“The show must go on”, lo spettacolo deve continuare, e domani è già in programma la Liegi-Bastogne-Liegi, ultima Classica Monumento prima dell’inizio dei Grandi Giri. Corse che dopo molti anni non vedranno al via l’Aquila di Filottrano. Era il suo soprannome, viste le sue doti nelle tappe di montagna. E da sempre, ahinoi, le aquile non sono fatte per vivere a terra. Amano volare lassù, in cielo.