Cal Crutchlow, 35 anni compiuti da poco, ha detto «basta». L’estroverso pilota britannico, mai banale e sempre molto aperto a comunicare con la stampa con grande trasparenza e genuinità, ha deciso che non correrà in MotoGP nel 2021. Una scelta che, di certo, non è passata inosservata tra i piloti, così come tra gli appassionati di due ruote, rimasti tutti un po’ rammaricati per la conclusione di una carriera brillante e che ha fatto divertire un po’ tutti. La sua assenza nel paddock si sentirà non poco: Cal è infatti pilota simpatico, apprezzato e stimato da tutti, che non hai mai fatto mancare un sorriso o una battuta, guidato anche dal tipico humor inglese che lo ha sempre caratterizzato dalla massa.

 

DELUSIONE HONDA

Tuttavia, Cal non ha totalmente detto addio alla classe regina. Il nativo di Conventry non farà più parte della schiera di piloti titolari delle varie case ma agirà comunque dietro le quinte nelle vesti di collaudatore, un ruolo per lui inedito, ma in cui potrebbe fare davvero bene. A sceglierlo è stata – manco a dirlo – la Yamaha, casa che un decennio fa lo lanciò alla ribalta. In tanti non si aspettavano che Honda se lo sarebbe lasciato scappare così: Cal, infatti, è sempre stato il pupillo di Lucio Cecchinello, team manager del team privato di Honda, ossia LCR, e con lui ha ottenuto i primi trionfi, facile dunque aspettarsi un finale di carriera differente. Ma durante il 2020, la casa giapponese ha fatto chiaramente intendere di voler puntare forte sul giovane nipponico, di belle speranze, Taka Nakagami, sette anni più giovane di Crutchlow, il quale non l’ha presa benissimo sin da subito. 

Cal Crutchlow, sempre a suo agio davanti ai giornalisti

I TANTI INFORTUNI

Sfortuna vuole che dopo quel mancato rinnovo, al britannico non gliene è andata più bene una, inanellando una serie di infortuni, alcuni davvero bizzarri, che ne hanno precluso la stagione. Un’annata che all’esperto pilota inglese poteva anche girare molto bene, dandogli magari un futuro e degli stimoli differenti. Perché senza Marc Marquez e Valentino Rossi – il primo fuori per infortunio; il secondo, invece, un altro iscritto al club delle “sfighe” – un Crutchlow anche solo all’80% della condizione fisica avrebbe potuto dire eccome la sua in questo strano Mondiale, meritatamente poi andato allo spagnolo di 23 anni, in sella a una Suzuki, Joan Mir. Con Marquez e Rossi, il britannico ci ha battagliato parecchio nelle scorse stagioni, talvolta riuscendo persino a batterli. Quindi, non è così folle ipotizzare che un Crutchlow fisicamente a posto avrebbe potuto contendere i primi posti a Mir e compagnia, anche perché gli altri rivali di sempre – Maverick Vinales e Andrea Dovizioso – hanno anche loro avuto non pochi imprevisti.

Crutchlow e Iannone: i loro destini potevano incrociarsi

APRILIA SÌ, APRILIA NO

Ma parlare di quello che poteva essere ma non è stato, è davvero inutile se il pilota in questione è Crutchlow. Detto ciò, un altro grande “What if” della carriera dell’inglese è quel futuro in Aprilia che, soltanto poche settimane fa, sembrava scontato. La casa di Noale e il 35enne avevano infatti siglato un pre-contratto in caso di squalifica confermata ad Andrea Iannone. Il marchio italiano puntava forte sull’esperienza di Crutchlow ma, complice una stagione piena di guai fisici, il britannico non se l’è più sentita di continuare, rimangiandosi la parola data a Massimo Rivola. A Noale ci sono rimasti un po’ male. Chi, invece, l’ha presa benissimo è la Signora Crutchlow, Lucy Heron, che, da moglie, ha chiaramente sempre vissuto col fiato sospeso la carriera del marito. Proprio la famiglia, infatti, e la piccola Willow (4 anni), hanno inciso molto sulle scelte di Cal, il quale, di rischiare in pista per decine di GP, non ne aveva più voglia. Ecco quindi la decisione di puntare su un futuro un po’ più tranquillo sotto questo punto di vista e, certamente, anche meno stressante. Da qui la scelta di firmare con Yamaha, che lo ha accolto a braccia aperte come nuovo test rider al posto di un irriconoscibile Jorge Lorenzo, flop indiscusso tra i collaudatori di questa stagione comunque segnata dal coronavirus.

Crutchlow agli inizi della sua carriera in MotoGP, in sella a una Yamaha Tech 3

RITORNO ALLE ORIGINI

Crutchlow ripartirà dunque dove tutto ebbe inizio: nel 2009, con Yamaha, il britannico vince da esordiente il campionato mondiale SBK di Supersport 600, guadagnandosi così, l’anno dopo, la chiamata nella top class di Superbike, sempre sulla moto giapponese. Da debuttante disputa un eccellente campionato, totalizzando 3 vittorie, 6 pole position e 10 podi complessivi. Poi, il meritato salto in MotoGP, ovviamente su Yamaha, anche se non nel team ufficiale ma in sella a una moto del team Tech 3. Con la squadra satellite disputa tre stagioni, una più bella dell’altra, sempre in crescendo: dodicesimo al primo anno, settimo al secondo e addirittura quinto alla sua terza stagione, dove totalizza quattro podi, dietro soltanto alla “crème de la crème” dei piloti, ovvero alle spalle di Marquez, Lorenzo, Rossi e Dani Pedrosa. Quell’incredibile 2013 gli vale la prestigiosa chiamata di Ducati, il resto è storia: un anno sulla “Rossa”, poi sei consecutivi su Honda. Chiude la sua carriera in MotoGP con 3 vittorie e 19 podi. 

Crutchlow in rosso Ducati