Non ce ne voglia il buon Steven, sicuramente intoccabile all’interno del mondo cinematografico, se sul rettangolo verde venga paragonato a un giocatore che per 24 anni ha vestito la maglia blaugrana. Un regista con i controfiocchi in grado d’anticipare l’azione, diligentemente abbozzata nella propria mente prima e magistralmente orchestrata qualche secondo più tardi, a suggerire l’opzione migliore al compagno di squadra. Un artista in grado di disegnare trame che esulano dalla semplicità di un gioco come il calcio; 170 cm di funambolica inventiva, un concentrato di genialità e imprevedibilità. Qualità immense che gli hanno permesso di conquistare da protagonista un Mondiale, due Europei, quattro Champions League e otto volte la Liga spagnola (solamente per citare i trofei più importanti). Tutte queste peculiarità fanno di lui uno dei registi più forti che il mondo calcistico abbia avuto l’onore di partorire, un numero 6, IL numero 6: Xavi, La Máquina.