Tutti conosciamo Jorge Mendes, il “re del mercato”, il procuratore di CR7, il fondatore della Gestifute e miglior agente del mondo, secondo i Globe Soccer Awards, per ben 9 volte su 10. Ma chi è davvero Jorge Mendes, il grande burattinaio?

I primi anni di Gestifute

Nato nel 1966, il portoghese, come ogni ragazzino, sogna di diventare calciatore, ma non riuscirà mai ad esplodere, anche a causa di diversi malanni fisici. Si ritira, e coi risparmi apre una discoteca, che inizia ad esser frequentata da diversi calciatori. Nel 1996 fonda la Gestifute e uno dei suoi primissimi clienti è Nuno Espirito Santo con cui realizza subito la sua prima “magia”. Il portiere, ai tempi sotto contratto col Vitória de Guimarães, si trasferisce al Deportivo per una cifra irrisoria, al termine di un’estenuante trattativa. La trovata di Mendes? Far sparire dalla circolazione Espirito Santo facendolo passare per un alcolizzato al fine di agevolarne la partenza.

Dopo questo singolare trasferimento, sempre più calciatori entrano nella rete di Mendes: c’è lui dietro le cessioni di Hugo Viana dallo Sporting al Newcastle (all’epoca ad un prezzo record per un teenager in Premier League) e di Jorge Andrade sempre al Deportivo.

Il “mago” portoghese però si fa conoscere al grande pubblico con il passaggio di Josè Mourinho dal Porto al Chelsea. Lo Special One, già sotto contratto con un altro agente (Josè Baidek), tratta con Mendes e con Pini Zahavi (un altro personaggio su cui ci sarebbe molto da dire) il suo trasferimento al Chelsea, dove inizierà la sua grande epopea. Con questo colpo, Jorge Mendes diventa finalmente importante e lega per la prima volta il suo nome ad una società come il Chelsea. Insieme a Mou, arrivano, nel corso degli anni, diversi altri clienti della Gestifute, come Paulo Ferreira, Ricardo Carvalho, Maniche e Tiago. E’ curioso, come proprio con questi passaggi, la Gestifute inizi ad interessarsi alla compravendita diretta di cartellini: infatti, i cartellini di Ricardo Carvalho e di Paulo Ferreira erano del 5% di proprietà della stessa agenzia.

La gallina dalle uova d’oro

Dopo essersi legato a doppio filo col Chelsea, Jorge Mendes scopre quella che ad oggi rimane la sua gallina dalle uova d’oro: Cristiano Ronaldo. C’è lui dietro il trasferimento di CR7 allo United, e, purtroppo, anche una scaltra volpe come Alex Ferguson rimane impigliata nella ragnatela del portoghese, che gli recapita due suoi “pacchi”. Il primo è il wonderkid Anderson (transitato anche per Firenze), di proprietà del 20% della Gestifute, che arriva ad Old Trafford per 30 milioni di euro, ma non lascerà una gran traccia, e Bebè, che passa per 9 milioni (di cui 3,6 versati alla Gestifute) ai Reds, con Sir Alex che ammette candidamente di non averlo mai visto giocare. Proprio con questo trasferimento, iniziano i primi guai per Mendes: Bebè, infatti, era sotto contratto con un altro agente, che porterà in giudicato alla FIFA Mendes.

Da cui in avanti, ogni giocatore portoghese capisce che se vuole avere una carriera di livello, deve rivolgersi a Jorge Mendes. I clienti iniziano a crescere, e per lo stesso motivo crescono le sue percentuali e le cifre dei trasferimenti. Nel 2007, c’è lui dietro il trasferimento da 30 milioni di Pepe al Real Madrid, come è lui ad aiutare sempre CR7 a spostarsi al Real nel 2009 per 94 milioni di euro (da questa transazione, incasserà 4 milioni di commissioni). Sempre al Real, arrivano altri suoi clienti, come Angel Di Maria per 25 milioni di euro (+11 di bonus), Fabio Coentrao ed Ezequiel Garay.

Ma la sua estate migliore resta quella del 2014, in cui piazza 4 clienti, incassando da questi trasferimenti, circa 38 milioni di commissioni: si spostano James Rodriguez (dal Monaco al Real per 80 milioni), Di Maria (dal Real allo United per 78 milioni), Diego Costa (dall’Atletico Madrid al Chelsea per 40 milioni) e Eliaquim Mangala (dal Porto al City per 40 milioni).

Le ombre sul burattinaio

Proprio quando è sulla cresta dell’onda, ecco che iniziano i guai: il 22 settembre 2014, esce un articolo a firma The Guardian. Nel pezzo l’autore denuncia l’operato di Mendes e dell’ex amministratore delegato di Chelsea e Manchester United Peter Kenyon riguardo la violazione delle norme FIFA relative alle TPO (Third-Party Ownership, proprietà di terzi) e sul conflitto di interessi nei trasferimenti dei giocatori. La Gestifute comprerebbe giocatori tramite società con sedi in paradisi fiscali (come Jersey ed Irlanda), e li avrebbe rivenduti poi ai club della Premier, pratica vietata dopo l’affaire Mascherano- Tevez col West Ham. Da qui si aprirà la crociata della FIFA per porre fine alle TPO, andando a contrastare, guarda caso, un club molto amico di Mendes, il Porto.

Persa l’opportunità di esser proprietario direttamente dei cartellini dei giocatori, il buon Mendes inizia a legare i suoi interessati ancora di più a determinate società. La prima a farne le spese è il Valencia di Peter Lim. Il magnate singaporiano compra il club spagnolo in grave crisi finanziaria nel maggio 2014, e inizia subito esonerando Juan Antonio Pizzi, l’allenatore che aveva portato l’anno prima la squadra alle semifinali di Europa League, per assumere, indovinate chi, Nuno Espirito Santo. Nel corso degli anni, arrivano nel sud della Spagna suoi clienti come Nicolas Otamendi (12 milioni), Helder Postiga (3 milioni di euro), Garay (20 milioni), Filipe Augusto (prestito oneroso con diritto di riscatto, non esercitato), Joao Cancelo (15 milioni), Ruben Vezo (1,5 milioni), Nani (8,5 milioni), Gonzalo Guedes (40 milioni) e Gabriel Paulista (11 milioni). Nulla di strano, direte voi, in effetti la Gestifute gestisce tanti giocatori. In realtà, qualcosa di strano c’è.

In primis, Mendes è testimone di nozze del businessman, e poi, Peter Lim e Jorge Mendes sarebbero partner in affari in una società, la Meriton Holdings, utilizzato dal magnate per acquistare il Valencia, ma allo stesso tempo proprietaria diretta dei cartellini di Rodrigo Moreno (acquistato poi per 30 milioni) e di Andrè Gomes (20 milioni, dopo il trasferimento entrerà nella scuderia Gestifute). Tutti questi passaggi, portano, Antonio Sesé, azionista ed ex consigliere del club, a denunciare i due a fine agosto 2020 come causa principale dell’indebitamento del club, citandoli a giudizio per amministrazione infedele, imposizione di accordi abusivi, corruzione in affari privati e riciclaggio. Secondo Sesé, la Gestifute dalla gestione Lim avrebbe incassato oltre 94 milioni in commissioni.

Il burattinaio sbarca in Francia

Dopo il Valencia, è il turno del Monaco di un altro personaggio oscuro, Dimitri Rybolovlev. Al momento del suo arrivo, nel dicembre 2011, la squadra latita sul fondo della Ligue 2. Nel giro di due anni diventa una potenza del calcio europeo: vince la seconda serie francese nel 2012-2013, e da neopromossa piazza i due colpi più a sensazione del calciomercato: compra il bomber Radamel Falcao dall’Atletico Madrid pagando l’intera clausola rescissoria (60 milioni) e El Bandido James Rodriguez dal Porto per 45 milioni. Indovinate chi gestisce gli interessi dei due colombiani? Con loro arrivano altri scudieri di Mendes, il fido Ricardo Carvalho a parametro zero, Joao Moutinho (assegno da 25 milioni allo Sporting Lisbona) e, in prestito, lo sconosciuto Fabinho dal Rio Ave (riscattato poi dopo due anni per 6 milioni). La squadra arriva seconda in Ligue 1, dietro solo alla corazzata PSG. L’anno successivo, altri clienti della Gestifute arrivano nel Principato: si tratta di un giovane Bernardo Silva in prestito (poi riscattato per quasi 16 milioni), di Aymen Abdennour (non controllato direttamente, ma seguito da un caro amico di Mendes, arrivato per 13 milioni dagli “amici” del Valencia) e del nuovo tecnico, Leonardo Jardim, reduce da un’ottima stagione alla guida delle Aquile dello Sporting di Lisbona; la squadra, un bel mix di giovani del vivaio e di giocatori esperti, si comporta bene in campionato e ancora di più in Champions League, dove arriva fino ai quarti di finale trascinata da Martial e dallo stesso Bernardo Silva.

La stagione 2015-2016 è quella del “capolavoro” di Mendes: porta i suoi fidi Coentrao, Wallace (sì, quello della Lazio), Ivan Cavaleiro ed Helder Costa, mentre riesce nel piazzare Falcao, reduce da un anno negativo in prestito allo United, al Chelsea, che si accolla tutto il pesante stipendio. I monegaschi però falliscono nell’opera di crescere, arrivando terzi in campionato e venendo eliminati subito nei gironi di Champions. Questi risultati segnano la fine della collaborazione tra Mendes e il club, che l’anno successivo riuscirà a vincere la Ligue 1, non proprio a cuor leggero: da lì in avanti, inizierà una crisi di risultati ed economica (nonostante la cessione record di Mbappè), che porterà  Rybolovlev a lentamente allontanarsi, anche come investimenti, dalla società, che oggi sopravvive in Ligue 1, ha venduto tutti i pezzi da 90, affidandosi al ben florido vivaio.

I lupi di Jorge Mendes

Mendes allora fiuta una pista ancora non percorsa, e si insinua in Inghilterra. Il nuovo “club di Mendes” diventa una società storica come il Wolverhampton Wanderers, uno dei fondatori della Football League nel 1888. Acquistati nel luglio 2016 dal gruppo cinese Fosun, i Wolves navigano a metà classifica il primo anno, che coincide con l’arrivo di due nomi noti, ovvero Ivan Cavaleiro (acquistato per 8 milioni) e Helder Costa (15 milioni), ma soprattutto per la nomina a capo allenatore di, sorpresa, Nuno Espirito Santo.

L’anno successivo, la squadra vince la Championship, ma la cosa che stupisce tutti gli operatori di mercato sono gli acquisti: arriva, infatti, un giovane prospetto come Ruben Neves (all’epoca, il più giovane portoghese ad aver debuttato in Champions League e il più giovane capitano della storia della stessa competizione), ambito da ben altri club, per la cifra, record per un club di seconda serie inglese, di 18 milioni. Con lui, si trasferiscono anche Roderick Miranda e e il promettente Rafa Mir (strappato al Real Madrid, non gestito direttamente da Mendes, da me un suo grande amico, Carlos Bucero), mentre si sposta da Madrid, sponda Atletico, anche quel Diogo Jota, che farà poi scintille in nero ed oro. La prima stagione del ritorno in Premier, quella 2018-2019, segna l’arrivo di altri volti noti della nostra vicenda, infatti arrivano Joao Moutinho (5,6 milioni), il riscatto del sopracitato Diogo Jota (14 milioni), il portiere del Portogallo Rui Patricio (che prima se ne va dallo Sporting rescindendo il contratto per giusta causa, ma una volta vista la possibilità di squalifica, le squadre si accordano per 18 milioni di euro) ed un’operazione tra amici di Mendes: dal Porto (tu quoque) per 12 milioni arriva anche Willy Boly (gestito dallo stesso agente di Abdennour). La squadra si comporta molto bene, qualificandosi settima ed accendo ai preliminari di Europa League (dove eliminerà il Torino). Nella stagione appena conclusa, i Lupi arrivano nuovamente settimi, mentre in EL vengono eliminati solo dal Siviglia (poi campione) ai quarti.

Dopo l’ottima stagione Mendes non si defila e anzi, rilancia, allungando ancora di più le ombre sul calciomercato, trasferendo da un’altra società amica di Gestifute come l’Olympiakos Daniel Podence (a gennaio, per 19,6 milioni) e poi compiendo l’ennesimo capolavoro: dalla Lazio, infatti, arrivano due carneadi portoghesi, Bruno Jordão (3 spezzoni a Roma, per 8,9 milioni) e Pedro Neto (5 spezzoni con i biancocelesti, per 17,9 milioni). Nel mentre, salutano le West Midlands Cavaleiro (ceduto al Fulham per 11,8 milioni) ed Helder Costa (ceduto in prestito con obbligo di riscatto al Leeds per 17,7 milioni). Questa stagione si apre col tanto atteso rinnovo triennale di Espirito Santo (per 3 volte eletto Allenatore del mese l’anno precedente), ma il nostro eroe non è felice se non sposta qualche suo assistito: partono la bandiera Matt Doherty (per 10 anni in squadra, ceduto al Tottenham per 16,8 milioni) e Diogo Jota (trasferitosi alla deadline del mercato al Liverpool per 44.7 milioni) arrivano  le firme di Vitinha (prestito con diritto di riscatto per 20 milioni), di Nelson Semedo (dal Barcellona per 30 milioni). I colpi che destano più sensazione sono però l’arrivo in prestito del giovane terzino francese Aït Nouri (seguito fortemente dal City, diritto di riscatto fissato a 22 milioni) e, dal Porto, dello strombazzatissimo wonderkid Fabio Silva, per ben 40 milioni di euro (i fans di Football Manager lo conosceranno bene).

In che modo il Wolverhampton, che fatica a qualificarsi in Europa League, è diventata una piazza così ambita, soprattutto per i giovani? Forse perché anche qui la proprietà è amica di Mendes? Infatti l’agente portoghese ha fatto da intermediario per l’acquisto da parte del gruppo cinese, comandato da Guo Guanchang (che, tramite la sua controllata Foyo, detiene il 20% della stessa Gestifute), facendosi aiutare da un altro dirimpettaio come Peter Kenyon, amico dell’allora presidente dei Wolves Steve Morgan.

L’estate bollente di Jorge Mendes

Si stima, che durante quest’ultima sessione di calciomercato, segnata fortemente dal Covid, il buon Jorge abbia, tramite la sua Gestifute, mosso circa 230 milioni di euro. Infatti, molte operazioni importanti portano la sua firma: oltre alle sopracitate, Ruben Dias (dal Benfica al City per 68 milioni), Otamendi (percorso inverso, per 15 milioni), Carlos Vinicius (sempre dal Benfica, al Tottenham, in prestito per 3 milioni con diritto di riscatto a 45), Andrè Silva (dal Milan all’Eintracht per 9 milioni), ma il suo colpo è stato Francisco Trincão. La giovane ala si trasferisce a gennaio 2020 dallo Sporting Braga al Barcellona (restando però in Portogallo fino a giugno 2020) per 31 milioni di euro, ha un procuratore che non è Mendes, e allora dove è il colpo di genio? Lo ha svelato Pippo Russo, per calciomercato.com, che ha ottenuto i documenti relativi all’accordo tra la Gestifute e lo Sporting Braga. Il club portoghese ha conferito alla Gestifute il mandato di cessione per Trincão, garantendo alla stessa agenzia una commissione di 1,5 milioni, pari al 10% della valutazione base di 15 milioni di euro. A questi vanno aggiunti altri 1,25 milioni, una volta raggiunto il “traguardo” dei 18 milioni e di altri 1,25 milioni nel caso la valutazione giungesse a 21 milioni. A 24 milioni, si sommano altri 1,5 milioni di bonus. A 28 milioni, bonus di 2 milioni. In totale, fanno 7,5 milioni di euro, ridotti successivamente a 7 milioni. Sommando le commissioni per i soli trasferimenti di Fabio Silva e Trincão, la Gestifute ha ottenuto compensi per mediazioni pari a 14 milioni di euro. Tutto questo senza che il portoghese risultasse come procuratore dei due calciatori, ma solo a seguito di accordi con i club di appartenenza dei due calciatori.

Nemmeno da Football Leaks, ovviamente, la sua immagine esce immacolata: con Cristiano Ronaldo, ha patteggiato la pena per l’evasione fiscale, ma anche con altri suoi clienti famosi è rivelato il grande burattinaio dietro avventure fiscali illecite. Com’è possibile che un personaggio così al centro dello scandalo possa comandare il mercato a livello mondiale?

Dopo aver rovinato, in serie, il Deportivo la Coruña (era grande amico del presidente Lendoiro), il Valencia (tramite il socio Peter Lim), il Monaco, lo Sporting (le fughe di Podence e Rui Patricio a cifre notevolmente inferiori al loro valore di mercato, ma anche l’arrivo del nuovo allenatore Ruben Amorim, pagato ad un’altra società amica di Mendes, il Braga, ben 10 milioni di euro) la Dinamo Mosca (che nel 2016 firmò un accordo di collaborazione con la sua agenzia), oltre che, secondo il Guardian, aver condotto il 68% delle trattative di mercato delle 3 big portoghesi (Benfica, Porto e Sporting) tra il 2001 e il 2010, a cosa può ambire ancora il super agente?