Il Parkour o arte del movimento è un metodo d’allenamento che permette di superare ostacoli di ogni tipo e in ogni tipo d’ambiente, che sia urbano o naturale. Nasce negli anni ’90 in Francia grazie al fondatore David Belle e altri giovani atleti che iniziarono a compiere salti e acrobazie nei vicoli di Parigi ispirandosi soprattutto agli addestramenti dei corpi militari e di soccorso. Con l’avvento di internet e dei socialweb come Facebook e Youtube, il Parkour si è diffuso molto rapidamente in tutto il mondo e ancora oggi è una pratica in continua evoluzione. Dal 2007 anche in Ticino il parkour si è fatto conoscere per strada, attirando sempre più interesse. Negli ultimi anni anche le società di ginnastica hanno accolto con interesse questa disciplina nella proposta dei corsi, ricordando che NON si tratta di una disciplina competitiva. Infatti, a differenza delle discipline ginniche o sport tradizionali, nel Parkour l’obiettivo rimane esclusivamente quello di superare se stessi. In questo senso un buon gruppo d’allenamento può costituire un grande punto di forza! “Essere forti per essere utili” significa conoscere il proprio corpo e imparare ad usarlo, nel rispetto dei propri limiti (sia fisici che mentali) ma sopratutto della propria incolumità. Una volta apprese le tecniche base e raggiunto un buon livello di consapevolezza delle proprie capacità il praticante sarà in grado di muoversi sfruttando la propria fantasia, di creare il proprio stile e percorsi ma più in generale di sfruttare il proprio potenziale per raggiungere gli obiettivi desiderati. (Dal giornale SFG)

Abbiamo posto alcune domande ad Aris Livi (membro della “Chaotic Family“), uno dei primi in Ticino ad avvicinarsi a questa attività sportiva.

A tuo avviso questa disciplina dove è maggiormente in voga?
Sia in Inghilterra sia in Spagna il parkour è stato riconosciuto come disciplina nazionale, in Italia sono sulla buona strada mentre in Svizzera, nel nostro piccolo, stiamo proseguendo in questa direzione. Per noi in Ticino è già stato un grande traguardo il fatto di entrare (a partire dal 2016) a far parte delle società di ginnastica di Lugano e Mendrisio.

La FIG ha riconosciuto il parkour come una nuova disciplina e nel 2020 ci saranno i Mondiali. Credi che qualche svizzero potrà ben figurare?
Per quel che riguarda le prossime olimpiadi l’introduzione del parkour è stato un argomento molto acceso negli ultimi mesi. Essendo uno sport NON competitivo questa possibile annessione infastidisce molti praticanti e sostenitori della filosofia del parkour. Se questo dovesse ugualmente realizzarsi sono sicuro che anche la Svizzera avrebbe dei buoni praticanti da proporre.

Sappiamo che per anni hai giocato a calcio, come hai fatto ad avvicinarti a questo sport?
Ho iniziato a praticare il parkour per puro caso. Un giorno ho incontrato degli amici che giravano per  Stabio e, incuriosito, mi sono unito al loro allenamento. Il fatto di giocare a calcio, nel ruolo di portiere, mi ha aiutato tantissimo per trovarmi subito a mio agio con i salti del parkour. Mi ha subito appassionato il fatto di poter decidere e gestire i propri obiettivi e vedere come migliorano le proprie capacità.

Come si svolge un allenamento di parkour? A cosa si presta maggiore attenzione?L’allenamento solitamente si svolge in più fasi. La prima, fondamentale, è il riscaldamento. Prepariamo il nostro corpo allo sforzo, prestando particolare attenzione alle articolazioni, in particolare alle caviglie, ginocchia e gomiti. Successivamente ci concentriamo allo sviluppo della forza, partendo da esercizi classici come i piegamenti, addominali, squat e dorsali (…) proseguendo poi con esercizi più complessi. L’ultima fase è dedicata all’allenamento della tecnica. Ogni praticante, partendo dai movimenti di base del parkour, può sviluppare il proprio stile “flow”. 

Col passare del tempo sempre più giovani partecipano agli allenamenti diretti da te. Da che età si può partecipare e come si fa a prendere contatto?
Non ci sono regole precise ma noi consigliamo la pratica a partire da un età in cui il ragazzo è sufficientemente sviluppato a livello fisico, quindi intorno ai dodici anni. Abbiamo già proposto corsi di parkour anche a bambini più piccoli ma per fare questo preferiamo praticarlo in sicurezza in palestra, con i tappeti di protezione.

Gli infortuni sono sicuramente più frequenti rispetto ad altri sport. A livello preventivo fate qualcosa?
Il parkour è una disciplina considerata estrema ma non credo si possa definire più o meno rischiosa rispetto ad altri sport. A differenza di altre attività sportive, la causa di un nostro infortunio sarà sempre riconducibile ad un nostro errore.

In questa disciplina esistono diversi tipi di movimenti (“wall run verticale”, …) ma quale è più difficile da assimilare/insegnare?
Sicuramente i salti mortali! Sono i più complessi perché richiedono delle buone capacità di base come ad esempio lo slancio, lo stacco e l’atterraggio.

Hai qualche consiglio per chi si volesse avvicinare a questa attività?
Il consiglio è quello di NON improvvisare ma di rivolgersi a qualcuno di capace o che abbia un minimo di pratica. Ad ogni modo invitiamo chiunque fosse interessato a prendere contatto con i nostri istruttori, capita che organizziamo anche degli allenamenti esterni aperti a tutti.

 

Grazie mille Aris!