Murat Pelit o Bode-Murat come tutti lo chiamano, è uno sportivo, ma a differenza di altri, lui ha una storia un po’ particolare. Colpito da una malattia improvvisa, che lo ha reso disabile, Bode-Murat non si è scoraggiato, ma anzi ha reagito lavorando duramente per raggiungere il sogno di ogni sportivo: partecipare alle Olimpiadi.

Murat abita a Stabio, è un atleta di Coppa del Mondo nella disciplina del “mono-sci” e fa parte dello Swiss Paralympic Ski Team.
In seguito a un tumore maligno all’osso sacro (condrosarcoma sacrale), riscontratogli nel 2003, dopo diversi interventi e cure specifiche, Murat è rimasto affetto da una paraplegia incompleta (una paraplegia viene definita incompleta quando il midollo spinale è stato lesionato solamente in parte, permettendo un controllo nervoso parziale delle parti inferiori alla lesione). Davanti alle numerose difficoltà che la malattia ha portato nella sua vita, grazie anche alla sua grande forza di volontà, non si è arreso e ha trovato il suo equilibrio nello sport. La sua grande passione per la montagna l’ha convinto a buttarsi nella magnifica avventura dello sci paralimpico con il suo inseparabile mono-sci.

Murat è anche un atleta del gruppo sportivo InsuperAbili (www.InsuperAbili.ch), in cui vi sono altri sportivi disabili che praticano sport differenti.

Corner ha voluto dedicare uno spazio a questo Insuperabile atleta, al quale è stata fatta qualche domanda sulla sua carriera sportiva e sulla sua imminente partecipazione olimpica!

Murat, seguendoti abbiamo intuito che la tua qualificazione alle paralimpiadi non è stata così semplice, ma molto travagliata, ti va di raccontarci cosa è successo?

“Certamente! Sì, la mia qualificazione ai giochi Paraolimpici a PyeongChang non è stata delle più semplici. Negli ultimi 4 anni ho dovuto lavorare tantissimo per migliorare la tecnica e raggiungere il livello dei miei avversari. Ho faticato a trovare il materiale adatto al mio modo di sciare e dunque alla mia disabilità (ndr: a dipendenza di che lesione si ha, il controllo muscolare è differente e dunque cambia anche il materiale che si utilizza). Inoltre vari infortuni mi hanno fermato per lunghi mesi; dapprima la spalla destra, successivamente la clavicola e per finire, questo gennaio, il polso sinistro… Senza dimenticare le varie commozioni cerebrali dovute alle cadute. Finalmente però, due anni fa sono passato a un altro mono-sci, di produzione svizzera, grazie al quale ho potuto affinare la tecnica permettendomi di ambire alla qualificazione.”

Nella mia esperienza lavorativa ho potuto osservare alcuni atleti disabili praticare il mono-sci. È incredibile come, pur non avendo più un controllo completo dei muscoli addominali a causa della lesione al midollo spinale, questi atleti riescano a controllare il bob e a sciare senza problemi. Ci spiegheresti come si effettua la preparazione e quali sono le tecniche di allenamento?

“Una volta presa piena confidenza con il mono-sci gli allenamenti diventano sempre più specifici sulla tecnica di curva, per questo si lavora molto con “l’analisi video”, effettuando delle correzioni sulla posizione degli arti e della testa durante la pratica in modo da favorire l’automatismo motorio. Per tutto il resto ci si prepara atleticamente cercando di rinforzare tutti i muscoli ancora funzionanti (muscoli innerati da nervi spinali superiori alla lesione) focalizzandosi maggiormente sullo sviluppo della muscolatura superiore del tronco (spalle, schiena e braccia).”

Praticando personalmente questa disciplina, la tua disabilità comporta delle difficoltà o riesci a gestirla in maniera ottimale?

“Per quanto mi riguarda, non ho molte difficoltà nella pratica e nel gestire il tutto al meglio, l’unico problema che posso talvolta riscontrare è quello di trovare stazioni sciistiche non accessibili. Ma con un po’ di pazienza e di aiuto da parte dei collaboratori della stazione e della mia squadra, si risolve tutto.”

Quali altre discipline pratichi nel tempo libero?

“Da primavera fino a fine estate mi concedo delle entusiasmanti salite e discese con la mia mountainbike, e dall’estate scorsa mi diverto con il wakeboard, disciplina nella quale mi piacerebbe prendere parte alle competizioni… Chissà, magari in futuro avrò l’occasione!”

Cosa significa per te praticare uno sport e fare attività fisica?

“Per me sostanzialmente fare sport significa libertà. Lo sport aiuta sia dal punto di vista mentale sia soprattutto da quello fisico perché mi tiene in forma, permettendomi di ridurre i dolori e i problemi fisici che la disabilità comporta.”

Cosa ti spinge a cercare sempre il rischio in tutti gli sport che pratichi?

“Non posso nasconderlo, amo l’adrenalina ed amo dimostrare che nella vita si può fare di tutto pur avendo una disabilità.”

Per molte persone disabili, ma anche non disabili, sei un esempio da seguire per la tua forza di volontà. Che messaggio vorresti far passare a tutte le persone che come te hanno una disabilità?

“Spero d’essere d’esempio a tutte le persone che pensano che la vita si fermi con l’arrivo di una malattia, di una disabilità o di qualsiasi altra difficoltà; la vita è unica e bisogna godersela in tutto e per tutto anche così.

Chiaro che, anche per me, ci sono stati e ci sono momenti bui, ma dinnanzi a quest’ultimi, ce ne sono sicuramente di più belli che vanno vissuti serenamente e allegramente.”

Ora ti aspetta, forse, la gara più importante ed emozionante della tua vita. Che obiettivi hai a questi giochi paralimpici?

“Non lo nego, vado per dare tutto il meglio di me stesso e punto a portare a casa un metallo. Questi 5 anni di duro lavoro e sacrifici devono essere ripagati con un super piazzamento.”

Ci spieghi come avvengono le gare di mono-sci ?

“Nelle gare normalmente la categoria Sitting è l’ultima a partire dopo i Visual Impered (cechi), e gli Standing (atleti con disabilità, ma in piedi). Ogni atleta a inizio carriera riceve una classificazione dal comitato paralimpico, in base alla gravità del proprio handicap corporeo. Tutto ciò serve per determinare il fattore di tempo e permettere agli atleti di gareggiare contro altri atleti aventi lo stesso tipo di disabilità; nella nostra disciplina infatti ci sono 5 classificazioni. Io per esempio sono un Lw-11, avendo gli addominali funzionanti, mi ritrovo nel mezzo.

Per quanto riguarda le piste, le distanze delle porte nelle varie discipline non cambiano. Nello sci paralimpico si usano le regole dello sci di Coppa del Mondo Femminile.

Quando potremo seguirti in gara a PyeongChang

Sarò in gara dal 9 marzo e parteciperò alle gare di SuperG, SuperCombi, Gigante e Slalom, sperando di poter partecipare anche alla Discesa Libera.

Grazie MURAT, in bocca al lupo, ti aspettiamo con una medaglia !

 

Sosteniamo Murat nel suo progetto per raggiungere il suo sogno: https://www.lokalhelden.ch/partecipazione-alle-paralimpiadi