Dopo la grottesca vicenda che ha coinvolto Chris Froome – in un primo momento respinto dagli organizzatori dopo essere risultato positivo al salbutamolo alla Vuelta 2017 e poi riammesso grazie all’assoluzione del Tribunale Antidoping dell’UCI (il tempismo a volte…) – con la tappa da Noirmoutier-en-l’île a Fontenay-le-Compte prenderà il via l’edizione numero 105 del Tour de France, la più attesa corsa a tappe del mondo dei pedali.

Come sempre ci saranno parecchie – alcuni dicono troppe – tappe per velocisti, specie nella prima settimana, una cronosquadre, ma anche una tappa con 21,7 km di pavé – un record per la storia recente della Grande Boucle – e un’anomala tappa di soli 65 km senza un metro di pianura che promette spettacolo. E poi le immancabili tappe alpine – con passaggi sulla Madeleine, la Croix de Fer e l’Alpe d’Huez e un inedito tratto sterrato sulla Montée du plateau des Glières – e pirenaiche, che culmineranno con la Lourdes-Laruns, 200,5 km di asperità. Prima della passerella di Parigi, inoltre, l’unica crono individuale (31 km “nervosi”) che potrebbe rimescolare le carte.

L’anno scorso vinse proprio il già citato Froome, che cercherà di vestire per la 5a volta la Maglia Gialla a Parigi. Ma saranno in diversi a provare a strappargli lo scettro. Nibali e il suo estro (vincitore nel 2014), il beniamino di casa Bardet, l’eterno incompiuto Porte, la Movistar (il leader dovrebbe essere Quintana, ma Landa e Valverde puntano ad essere più di “semplici” gregari), Uran (2° l’anno scorso) e Dumoulin, che vorrà rifarsi dopo aver chiuso alle spalle di Froome al Giro. Ma occhio anche ad outsider come A.Yates, Fuglsang, Barguil, Majka, RoglicD.Martin e perché no Bernal, sulla carta a supporto di Froome ma il cui talento potrebbe essere difficilmente arginabile. Infine, come non menzionare Sagan, a caccia della Maglia Verde (sarebbe la sesta) che l’anno scorso gli è sfuggita a causa di una discussa squalifica. Le sue caratteristiche non gli permettono di battersi per la generale, ma quando nel plotone c’è lui lo spettacolo è assicurato.

Il favorito numero uno, comunque, rimane lui, il “Keniano Bianco” il corridore più forte degli ultimi anni, capace di vincere consecutivamente gli ultimi tre grandi giri (Tour e Vuelta 2017, Giro 2018). Gli unici due a esserci riusciti sono Eddy Merckx (1972-73) e Bernard Hinault (1982-83). Ma, nonostante nessuno metta in discussione la grandiosità del “Cannibale” e del “Tasso“, era decisamente un altro ciclismo. Anche la doppietta Giro-Tour, obbiettivo di Froome, è roba per pochi eletti. L’ultimo a riuscirci è stato Marco Pantani esattamente 20 anni fa.

Il più forte, ma anche il più odiato, come i fischi a lui indirizzati durante la tradizionale presentazione delle squadre hanno confermato. Vuoi perché vince, vuoi per il suo modo di pedalare tutt’altro che estetico, vuoi perché ha a disposizione una squadra, la Sky, che gestisce la corsa in modo scientifico e che lascia poco spazio alle ambizioni degli altri. Ed ora – ancor più di prima – l’ombra del doping. E anche se l’UCI ci ha messo una croce sopra, la gente non dimentica. Per questo, comunque vada a finire e chiunque sarà ad alzare le braccia sotto l’Arco di Trionfo, Froome questo Tour non lo vincerà.