Attese spasmodicamente per settimane, mesi, anzi anni, beffarde scivolano sempre via nel giro di due settimane, veloci come le discese di Aksel Lund Svindal e precise a livello dei colpi di Martin Fourcade al poligono di tiro. Spettacolari tanto quanto le acrobazie con la tavola di Shaun White, con o senza le lacrime di Dominique Gisin, sanno emozionare grandi e piccini. Ieri la tradizionale cerimonia di chiusura ha messo fine anche all’edizione 2018 dei Giochi Olimpici invernali. Alcuni attesi favoriti hanno mancato l’appuntamento a PyeongChang, ma non di certo le emozioni, sempre pronte a scrivere pagine leggendarie, basti chiedere a una certa Marit Bjørgen.

Al termine di una consueta overdose di lacrime, sorrisi, momenti di sconforto e chi più ne ha ne metta, provo a mettere ordine alle mille vicissitudini con un personalissimo pagellone a cinque cerchi che forse scontenterà qualcuno. D’altronde ho proprio dato i numeri, ed è difficile trovare posto per tutto e tutti… insomma, armatevi di una buona dose di gioia alla Ragnhild Mowinckel e non prendetelo mica sul serio, mi raccomando!

  • 17’000 al signor Gasser. No, lui non ha vinto nessuna medaglia, ma visto che non sapevo con chi iniziare, tanto vale premiare un folle papà che è partito da casa nel maggio 2015 per raggiungere in bicicletta Pyeongchang e tifare suo figlio, il freestyler Mischa Gasser. Si fosse diretto alle Olimpiadi estive avrebbe magari vinto anche una medaglia al merito, ma visto che in Corea il clima non era di certo favorevole alle due ruote, speriamo si consoli con questa menzione… INTERCONTINENTALE.
  • 200 a Ramon Zenhäusern e i suoi centimetri. Il gigante buono dello sci elvetico nel giro di pochi giorni è diventato il sogno proibito di tante mamme dell’Oberland bernese. Forse aiutato dall’altezza ha mantenuto la testa in ghiaccio e, mentre Hirscher e Kristoffersen sono implosi nei loro stessi pensieri, lui non si è fatto problemi a guardare tutti dall’alto in basso. WATUSSO.
  • 110 e lode alla “No, no…”, anche nota come Ester Ledecka. Ci sono tanti modi per entrare nella leggenda dello sport vincendo in due discipline diverse, ma la giovane ceca decide di farlo senza truccarsi “perché tanto mica mi intervisterà qualcuno al traguardo proprio oggi”. Che i milligrammi di trucco in meno siano stati decisivi per trovare quel centesimo di vantaggio che vale oro? Talmente leggendaria che riesce pure a rendere famoso un cameraman. Credici Ester, è tutto vero! EMANCIPATA.
  • 101 a Wendy Holdener come il pettorale che ha indossato nella seconda manche del Gigante femminile perché aveva perso il suo. Dimenticanza che ha forse portato fortuna alla svittese, che da lì non si è più persa proprio nulla, facendo sue ben tre medaglie, di tutti e tre i metalli. COLLEZIONISTA.
  • 93 a Michelle Gisin, come il suo anno di nascita. Un’annata che sta regalando grandi soddisfazioni allo sci elvetico (Holdener, Yule, Aerni…), tanto quanto le emozioni che ci regalano le adorabili sorelle Gisin. Su “Le Temps” non hanno esitato a titolare “Tout le monde aime Michelle” e d’altronde, sprizzando genuinità da tutti i pori, la sorellina ha saputo conquistare tutti e regalare a mamma e papà un altro oro da esporre a casa. A Engelberg si stappa ogni quattro anni! GAUDIOSA.
  • 82 a Beat Feuz e alla sua massa ad alta densità di talento. Solo in apparenza un vero buongustaio delle meraviglie casearie elvetiche, nei piedi ha un talento senza eguali. Va bene, i terribili norvegesi l’hanno beffato in discesa, ma lui non perde il pane nella fondue e tira fuori un’inaspettata seconda medaglia in Super-G! INGORDO.
  • 26 a Regino Hernandez. Il 26enne spagnolo ha saputo regalare al suo paese una medaglie alle Olimpiadi invernali dopo ben 26 anni di attesa. Nel funambolico boardercross l’iberico ha fatto valere la spregiudicatezza che solo la sangria sa regalarti nei Ferragosto a Lloret de Mar. Pochi giorni dopo si è invitato alla fiesta anche il pattinatore Javier Fernández López. 2 medaglie, roba mai vista a Madrid. VAMOS A BAILAR.
  • 17 a Redmond Gerard, folle minorenne statunitense. Genio e sregolatezza al tempo stesso, la notte prima della finale si addormenta davanti a Netflix e manca la sveglia. Con i vestiti di un compagno si presenta in gara e vince l’oro, prima di sganciare un bell’epiteto in diretta mondiale. Sarà tutta così la generazione Z? IRRIVERENTE (fenomeno).
  • 10 a tutti i medagliati rossocrociati qui non citati, che ci hanno fatto vibrare di passione in queste giornate. Lodi al curling che ritorna sempre a conquistarci, alle folli evoluzioni delle romande dello slopestyle e a Bischofberger, all’impeccabile Galmarini, alla perseveranza di Fanny Smith, sino allo spirito di squadra del Team Event. MODELLI.
  • 9 a Marcel Hirscher perché da un tale fuoriclasse, malgrado due ori, si pretende di avere tutto, ma proprio tutto, per arrivare al 10. Quell’uscita in slalom appare inaudita… Che non tutto fosse perfetto in casa Hirscher l’avevamo d’altronde capito da subito: nel tweet celebrativo della sua prima medaglia l’austriaco aveva anche sbagliato a scrivere il nome della città ospitante… DISTRATTO.
  • 8 da girare di 90 gradi per renderlo un infinito come il palmares di Marit Bjørgen, ma anche come il bacino di talenti della sua Norvegia. Malgrado siano poco più di 5 milioni, i norvegesi dove c’è neve e ghiaccio sanno sempre dire la loro e realizzano un fantasmagorico record di medaglie. TUTTOFARE.
  • 7 a Kim Yo-Jong. La misteriosa sorella dell’intrattabile leader nordcoreano ha gli occhi di tutto il mondo puntati addosso, ma non si scompone e dispensa sorrisi a destra e a manca. In tribuna per il match inaugurale della Corea “unita” contro la Svizzera, nell’hockey femminile, ruba l’attenzione allo sport e probabilmente anche la concentrazione alle sue pupille, che pagano scotto contro le impassibili rossocrociate: 0-8. Da tifosa risulta insomma decisamente insufficiente, ma non vogliamo rischiare di scatenare la censura di stato e le concediamo quindi una nota discreta. DENUCLEARIZZATA.
  • 6 come l’Epifania a gennaio per Sofia Goggia. Autodefinitasi la Befanona, l’italiana è tutt’altro che una vecchia scorbutica. A suon di hashtag e sfide a Lindsey Vonn ha conquistato i microfoni e il pubblico. E poi anche l’oro, sì, dopo mille operazioni. Per l’italiana è un 6 elvetico. INDOMITA.
  • 5 a Elizabeth Swaney. La sciatrice ungherese dell’halfpipe si meriterebbe uno 0 per l’imbarazzante prestazione messa in scena, ma un 10 per la genialità della sua partecipazione, da vedere e rivedere. SCOMMESSA.
  • 4 al cosiddetto legno. Piena solidarietà a tutti quei poveretti che si ritrovano a concludere la loro gara nella più infame delle posizioni. Alle olimpiadi fa malissimo, agli atleti, ai tecnici e ovviamente ai tifosi [SPOILER: lo so a chi state pensando… se siete impazienti potete già saltare al numero 1]. FRUSTRANTE.
  • 3 a Dario Cologna e sapete bene che non è una bocciatura anzi, è sinonimo di leggenda. 3 medaglie d’oro nella stessa disciplina in 3 olimpiadi differenti. Divano e copertina scansatevi, Dario non molla. SEMPREVERDE.
  • 2 alla Germania. Malgrado la deludente prestazione dei ragazzi di Patrick Fischer, non si poteva non fornire anche un numero hockeystico e allora ecco la sorpresa assoluta del torneo olimpico. Un argento che sa di grande successo, come la campagna coreana di tutta la delegazione tedesca, capace di piazzarsi seconda anche nel medagliere assoluto, davanti ai colossi nordamericani. DAS TEAM.
  • 1 al centesimo che ancora una volta ha separato Lara Gut dalla gioia, in questo caso la medaglia di bronzo. Lei che è una vera #numerauna però siamo sicuri saprà reagire anche questa volta e tornare imbattibile fra 4 anni… La Cina è avvisata! MURAGLIA (del pianto).
  • 0 al fuso orario. Dopo sveglie indecenti e notti insonni, nonché disperate differite cercando di disconnettersi dal mondo, la prospettiva di altri due giochi olimpici asiatici in arrivo non fa indubbiamente dormire sonni tranquilli ai nostri cuori sportivi… SONNAMBULO.