Non dev’essere stato facile il salto di Continente, passare dall’Italia al Canada, dalla Serie A alla MLS. Abitudini assolutamente opposte, stile di vita completamente rivoltato e modi di intendere il calcio e lo sport del tutto differenti e poi lo stadio ed i tifosi. Probabilmente la più grande differenza tra il passato ed il presente di Sebastian Giovinco sta proprio sugli spalti e il modo in cui vengono gremiti. Il tifo italiano è passionale, romantico, vivo, dinamico, tralasciando l’inciviltà di chi talvolta ne abusa il termine senza avere la minima idea di quali siano i veri valori dello sport, ma non divaghiamo; dicevano, piuttosto, che il tifo canadese è diverso, non che sia superficiale, no, ma più distaccato, verrebbe da dire più rilassato, “easy” ed un pizzico più freddo ed è curioso notare come lo specchio di tutto ciò sia il clima, da una parte più caldo, mediterraneo, dall’altra per opposto più freddo e continentale. Ma Giovinco decide di osare, segue il suo istinto e sposa l’idea di giocare in MLS, di giocare al Toronto.

Eppure, nonostante tutto, il destino sembrava avesse scritto una storia del tutto diversa per Sebastian, una storia che lo avrebbe portato ad essere la luce della Vecchia Signora, la guida, il faro, il degno erede alla maglia numero 10 di Alessandro Del Piero, anzi, sotto alcuni aspetti Giovinco sembrava incarnare Alex, la tecnica di tiro ed i calci piazzati. A soli nove anni la pelle di Sebastian si tinge di bianconero insieme, qualche anno dopo, al fratello Giuseppe. Si somigliano i fratelli Giovinco, statura breve e movenze agili, ma tra i due è Sebastian a mostrarsi come predestinato e, dopo qualche anno, ecco il salto in prima squadra. La Juventus lo manda in prestito all’Empoli per poi riportarlo a casa nel 2008 e da buon predestinato gioca la sua prima ufficiale della stagione in Champions, è il turno preliminare contro gli slovacchi dell’Artmedia Bratislava, ma dopo due stagioni Giovinco sente di dover cambiare aria. La Juventus inizia a far fatica sotto la gestione Ferrara-Zaccheroni, un vero fallimento su tutta la linea, risultati disastrosi e tutto sembra disperdersi. Effettivamente a disperdersi nel caos è anche Giovinco, che esce allo scoperto e dichiara alle pagine di Tuttosport di voler andar via, è il 30 maggio 2010, è l’apparente inizio di una svolta per Sebastian.

Due mesi dopo si fa la valigia e si vola a Parma e qui la Formica Atomica rinasce: goal ed assist. Gioiscono tutti, i ducali, Sebastian ed anche la Juventus che non lo ha ceduto a titolo definitivo e può quindi nuovamente portarlo per l’ennesima volta a casa. Ma i bianconeri non possono di certo far salti di gioia quando vengono battuti due volte da Sebastian proprio nel gennaio di quel 2011 e non finisce qui. Giovinco segnerà ancora contro la Juventus, ma sarà un goal particolare, in una giornata particolare, come a voler marcare la sua presenza in casa bianconera, seppur indossi i colori gialloblu: Juventus – Parma, gara di esordio della Juventus nella nuova stagione, gara di esordio allo Juventus Stadium e gara di esordio per il suo nuovo allenatore: Antonio Conte. Lo Stadium esploderà a fine partita, sarà 4 a 1, e continuerà ad esplodere ancora ed ancora per l’intera stagione. Quella partita segna l’incipit del dominio juventino in Italia ed il destino, come a voler riportare il ragazzo sulla giusta strada, dà un po’ di luce anche a Giovinco, infatti Sebastian segnerà l’unico goal dei ducali in quella partita su rigore al minuto 90’.

E non a caso la sorte, dopo appena un anno, lo rivuole tinto di bianconero, lo rivuole alla Juventus, lo vorrebbe erede naturale di un Del Piero che intanto ha dato l’addio alla Signora il 13 maggio 2012 nel tripudio e nella commozione dello Juventus Stadium al minuto 57’ della partita, l’ultima in Serie A di Alex, contro la Dea atalantina, per poi concedarsi definitivamente sette giorni dopo nella finale di Coppa Italia.
Ma il peso è enorme, non è affatto facile riscattarsi, tornare alla Juventus e fare altrettanto bene, ma Sebastian ci prova e a dire il vero ci mette il cuore, fa bene, gioca in Serie A ed in Champions, segna e dipinge fantastiche traiettorie sui calci piazzati. Doppietta all’Udinese, goal in Champions al Nordsjælland, goal al Milan ed al Cagliari in Coppa Italia; un goal, quello al Cagliari, di cui il fato sembra andarne fiero: Giovinco indossa la maglia numero 12, timbra il cartellino al minuto 12’, è il 12/12/12 ed è la 12ª con la Juventus. Assurdo, una pura follia, tutto tremendamente perfetto, forse.

Forse appunto, perché a dire il vero Sebastian, nonostante continui a dare spettacolo e regalare belle prestazioni, non riesce ad alimentare l’alchimia bianconera e dopo due anni e mezzo decide di cambiare aria, cambia clima, cambia Continente, cambia vita, cambia tutto. Giovinco vola in Canada, vola al Toronto e qui diventa più atomico che mai, anzi diventa l’Atom Ant. Maglia numero 10 sulle spalle, magie sensazionali, in campo da falso nove, capocannoniere della MLS, record infranti e tante vittorie al BMO Field, tana del Toronto.

Cos’altro serve ancora per capire quanto Sebastian si sia preso gioco del destino che appariva già scritto per lui? Ah, si dice anche che tifasse Milan e non Juventus, ma questi sono dettagli. Dettagli, perché pare che il suo idolo fosse Alex, Alex Del Piero.