I capelli lunghi cadono davanti agli occhi. Li rinvii per l’ultima volta, mentre ti giri a guardare l’arbitro che tarda a fischiare. La palla è solo a qualche metro da te, e mentre t’ingobbisci, realizzi che sarà la rincorsa più lunga della tua vita. Tanto vale godersela, e allora cominci a ricordare a quanto hai dovuto correre prima di calciare il tuo ultimo rigore.

Un panino e via, nemmeno il tempo di dire ciao a Mamma Valeria quando torni da scuola, è già tardi. Guardi fuori dal finestrino del pullman e per minuti interminabili gli occhi prendono il colore dorato del grano della campagna modenese. È il 1990. Il 45 giri è scomparso, inghiottito dal progresso che di nome fa CD ROM. Al cinema c’è Kevin Costner che Balla Coi Lupi e c’è chi va al Nuovo Cinema Paradiso nelle sere d’estate, magari con l’Oscar in tasca, ma solo se non gioca la Nazionale. Le bandiere appese fuori dalle finestre di Serramazzoni, in provincia di Modena, ci credono davvero al mondiale, almeno fino al colpo di testa di Caniggia.

E tu, ragazzino innamorato di Totò Schillaci e di Roberto Baggio la prendi male, malissimo. “Chissà se un giorno ci vendicheremo” pensi mentre ti allacci le scarpe e vai in campo a fare quello che da sempre è una dote innata: gol.
Non preoccuparti Luca, se ne sono accorti a Modena che segni sempre, anche se sei poco aggraziato e se della palla, fuori dall’area, tante volte non sai che fartene. Non ti fa paura salutare mamma, papà e amici per andare prima a Empoli, e poi al Fiorenzuola, dove ti fanno giocare così poco che ti vien da pensare che forse col calcio non ci pagherai le bollette, che forse è meglio tornare ad aiutare papà  che si spezza la schiena ogni giorno ad imbiancare pareti. E poi Lodigiani, Treviso, Vicenza dove assaggi la Serie A e pensi di avercela fatta, però retrocedi e hai paura di non poterla accarezzare mai più. Ma Carletto Mazzone ha visto qualcosa in te e ti prende al Brescia. Entri in campo per il primo allenamento e vedi un codino che sbatte ripetutamente sulle spalle di un principe illuminato che hai visto in TV 10 anni prima saltare tutta la Cecoslovacchia e farti impazzire. Chissà che groppo in gola quando la porta nel secondo anno a Brescia non la vedevi proprio e lui viene da te, per dirti di guardare per un secondo il portiere prima di calciare.  Di rimanere con lui dopo l’allenamento a fare degli uno contro uno con il portiere. Parte prima lui, poi tu. Ti dice di studiarlo. Ascolti rapito e poi scruti, impari, memorizzi.

Torni in B, a Palermo, perché hai letto da qualche parte che la fenice risorge dalle proprie ceneri. Ti carichi sulle spalle la Sicilia ed esplodi. Giochi con un furore che non sapevi di avere. Di testa, di sinistro, di destro, con qualsiasi parte del corpo utile. Torni in A con l’aria di chi è arrivato per dominare. Abbandoni Palermo che ti ha reso grande, perché non sei pago, non lo sarai mai. Distruggi il campionato a Firenze, infrangi reti, difensori, avversari per la classifica cannonieri, record. 31 sigilli che valgono la scarpa d’oro. Come te, con la Fiorentina, in una stagione, nessuno mai.

Un viareggino che profuma di Cohiba ha deciso che il bambino di Serramazzoni smetterà la bandiera legata a mo di mantello per indossare l’azzurro in Germania. Proprio a casa dei tedeschi che 16 anni fa vincevano a casa tua. Sei senza dubbio l’ariete che ogni squadra cerca di arginare: ti temono,  ti strattonano e ti picchiano, non vogliono che il pallone ti si avvicini. Come biasimarli? Lo fanno tutti e lo fanno bene, tanto che sembra aleggiare una maledizione sopra di te. Luca Toni in Germania non riesce a far gol. Assurdo. Ma arriva una sera ad Amburgo, dove si gioca un quarto di finale. Lippi ti avvicina e pronuncia una profezia. “Sai Luca, quando uno come te sta tanto senza segnare, è furioso, scommetto che se domani ti metto dentro, me ne fai due o tre.”. Gli ucraini marcano a uomo, e tu quell’uomo lo sovrasti, due volte. Magari l’hai pensato prima di andare a letto quella sera: “Chissà se un giorno…”.

L’Italia è logorata da Calciopoli, non lo senti più tuo quel calcio. Per uno che viene dal basso ed è abituato a guadagnarsi tutto col sudore, qualcosa di simile non è accettabile. La Germania poi ti è rimasta nel cuore, poteva essere diversamente? Primo italiano a vincere la classifica capocannonieri in Bundesliga, la consacrazione. Anche chi ha sempre ostracizzato gli sgraziati e ineleganti deve inchinarsi a te, Inzaghi, Müller. Il tuo fisico però sembra non sostenere le tue ambizioni. Ti senti più lento, più stanco. Tieni l’uomo più addosso, perché sai che anticiparti è diventato più facile. Sembra iniziata la parabola discendente di un gigante che ha dedicato gli anni migliori della sua vita a combattere per arrivare stremato alle luci della ribalta, senza potersela godere nemmeno per un attimo.

La voglia di giocare è intatta e quindi cominci un lungo viaggio, fatto di scelte importanti. Roma, Genoa, Juventus, poi una pensione anticipata all’Al Nasr che ti sta stretta, prima del ritorno in Viola. La vita del calciatore però viene funestata dal male che colpisce l’uomo. La meravigliosa Marta ti regala la gioia più grande al mondo, ma le scarpette da calcio nuove non usciranno mai dalla scatola. Il bimbo nasce senza vita. Pensi che è arrivato il momento di smettere. Abbracci tua moglie. Ha una forza d’animo che solo le donne possiedono. “Mi sistemo e ne facciamo subito un altro“. Impari grazie all’amore che non è mai finita davvero.

20 gol il primo anno a Verona. A 37 anni. Tanti consigliano di chiudere qui, dopo un exploit inspiegabile, ma tu ardi. 22 gol l’anno dopo, capocannoniere a 38 anni, più di 300 in carriera. Mostruoso. Ultima stagione. Un’andata sciagurata costa la retrocessione, ma quando vieni chiamato in causa, non pensi a nulla all’infuori del calcio, del gol.

La rincorsa è finita. Come lo calci? Destra o sinistra? Forte o preciso? Vuoi segnarlo, ma per una volta non è la cosa più importante. Pretendi da te stesso più di quanto tu possa sognare. Pensi che sei sempre stato quello dei gol sporchi, brutti, che valgono meno delle punizioni, delle rovesciate, delle serpentine. Pensi che per una volta vuoi essere ciò che dicevano non saresti stato mai. È l’ultimo della tua carriera, il più bello, perché la chiude. Vuoi rischiare? Sei sicuro? Cucchiaio. Sipario.