L’arrivo di Joao Cancelo all’Inter, nella finestra estiva di mercato, non ha eccessivamente scaldato i cuori dei tifosi nerazzurri, che festeggiavano forse con più gioia la partenza di Geoffrey Kondogbia, ultimo di una lunga lista di oggetti misteriosi passati per il Meazza. Proprio in quella lista, a fine 2017, qualche impaziente tifoso interista ci avrebbe inserito anche il nuovo numero 7 degli uomini di Spalletti.

Un sorriso da primo giorno di scuola per il nuovo n.7 nerazzurro

E in effetti l’esperienza nerazzurra di Joao Pedro Cavaco Cancelo, iniziata ufficialmente con le (molte) lacrime all’addio col Valencia nel campo del Las Palmas, è continuata anche peggio con il portoghese che ha rimediato un infortunio al ginocchio in nazionale, che lo ha costretto a rientrare solo nel derby di andata. Il 15 ottobre, infatti, subentra a Candreva nel ruolo di esterno offensivo. L’Inter vince, ma l’impiego di Cancelo lascia molti dubbi su quella che potrà essere la sua stagione: D’Ambrosio da esterno di destra sta convincendo come non gli era mai riuscito prima e Candreva è semplicemente intoccabile.

Da quel 3-2 nella stracittadina sono ormai passati sei mesi. Sei mesi nei quali l’Inter ha affrontato una lunga crisi invernale, che ha complicato la corsa alla Champions League. Eppure, a tre giorni dal derby di ritorno, terminato 0-0, la squadra di Spalletti si ritrova ad affrontare il finale di stagione con molte certezze e la convinzione di poter raggiungere almeno il quarto posto. E una di queste certezze indossa la maglia numero 7.

Paradossale. Solo così possiamo definire l’esplosione di Cancelo all’Inter. Paradossale perché il portoghese guadagna un ruolo fondamentale nello schacchiere di Spalletti proprio nel momento di massima crisi dei nerazzurri: il pareggio con la Spal, quello con il Crotone, la sconfitta di Genova. Proprio in questi passaggi a vuoto, si delinea quella che ora è la formazione più accreditata per raggiungere la Champions: Brozovic in cabina di regia, l’inserimento – fondamentale – di Rafinha e il trio Cancelo – Gagliardini – Candreva sulla destra. Oltre che alla fondamentale vena realizzativa ritrovata di Capitan Icardi.

Cancelo si è rivelato un eccellente palleggiatore. In alto i passaggi chiave, passaggi riusciti e passaggi totali, confrontati alle sue ultime due stagioni.

Cancelo, grazie a Spalletti e Martusciello, ha evidentemente affrontato un percorso di miglioramento della sua fase difensiva, come ogni esterno basso che arriva in serie A da altri campionati ( vedi Alex Sandro ). Ma il ruolo fondamentale che ha assunto il portoghese nella struttura dei nerazzurri è nella gestione della palla. Cancelo è un ottimo palleggiatore e nelle sfide a Verona, Samp e Milan ha interpretato come non avveniva dai tempi di Maicon il ruolo di esterno basso-regista. Nella prestazione di Genova emergono in particolar modo le doti di regia di Cancelo: conduzione della palla a testa alta, reattività nel recupero palla e un piede delicatissimo che lo rende pericoloso anche nei calci da fermo.

 

L’esplosione di Cancelo ha portato ad un’evoluzione della fase offensiva nerazzurra, con Candreva che ora entra nel campo piuttosto di raggiungere il fondo, lasciando spazio al portoghese, più efficace nei cross rispetto all’italiano. Non solo: forse la caratteristica più funzionale di Cancelo è la capacità di attrarre e dribblare avversari su di sé. Se questo da una parte espone l’Inter a possibili contropiedi, dall’altra permette spesso ad un ritrovato Brozovic di ricevere palla indisturbato e cambiare gioco su Perisic, abile e pericoloso sugli spazi aperti.

L’unica incertezza che può rimanere, per alcuni, su Cancelo riguarda la sua continuità. Il portoghese si è rivelato nelle sue precedenti esperienze, discontinuo e la sua personalità, importante, è spesso emersa in maniera negativa piuttosto che in prestazioni sul campo. Paradossale il fatto che la sua serie di partite da protagonista indiscusso sia cominciata proprio dopo l’esclusione, a seguito di un litigio con Spalletti, di Crotone. Proprio nel momento in cui le voci di un ritorno a Valencia si facevano più insistenti. Proprio nel momento in cui, secondo i suoi detrattori, Cancelo avrebbe dimostrato la sua poca continuità. Paradossale. Un regista che è un terzino, d’altronde, non potrebbe che offrirci questo.