Avete presente i compagni e le compagne di scuola di una volta? Quelli che magari, complice l’adolescenza, tra brufoli e cambiamenti di voce, evitavate?
Avete presente la situazione in cui questi ex compagni o compagne ricompaiono per strada e a distanza di qualche anno l’unico pensiero che si fa strada nel vostro cervello è un “…Ah, però.”? Può capitare anche il contrario, diamine, non si vogliono vendere illusioni, né sostenere che quanto descritto sia prassi. Però è forse l’esempio più spiccio possibile per raccontare la storia e l’evoluzione (persino genetica) di tal José Mari.

Detto anche “El picador”, José Maria Romero Poyon cresce calcisticamente nel Siviglia e mostra tutto il meglio del suo repertorio sul finire degli anni ’90 con la maglia dell’Atletico Madrid. Tra le fila dei Colchoneros, l’attaccante pare in grado di fare qualsiasi cosa: dall’entrare a partita in corso a levare le castagne dal fuoco, all’essere sostituto ideale di gente come Bobo Vieri e Kiko, dal giostrare sulla fascia all’occupare il posto di prima punta. Il suo score nei due anni madrileñi è pure discreto, e ciò gli vale la chiamata del Milan.

All’ombra della Madonnina lo spagnolo deve ovviamente lottare per farsi spazio: arrivato nella sessione invernale, tocca la convivenza con un certo Shevchenko arrivato in estate e già in grado di prendersi la responsabilità di garantire gol ai rossoneri, e il ben conosciuto Bierhoff. Così, nei primi sei mesi in Italia, José Mari non lascia il segno escludendo un gol nel 2-2 contro la Roma. Lievemente migliore è l’anno dopo, ma i bomber di razza sono altri (tanto più se il confronto è con l’ucraino, uno degli attaccanti più forti mai visti nella storia del calcio). E così, dopo un ulteriore anno né carne né pesce, il giovane José torna in Spagna con un’etichetta recante una sola parola a caratteri cubitali: bidone.

Tornato in Spagna, dopo un anno all’Atletico che lo aveva lanciato, contribuisce (pur continuando a segnare gol in dosi omeopatiche) a belle apparizioni europee per il Villareal, che arriva nel 2006 addirittura in semifinale. Dal 2008 al 2013 giostra tra Betis, Gimnastic e Xerez, prima di annunciare il suo ritiro dal calcio.

Che fine ha fatto?
Si parlava di mutazioni genetiche non a caso. Perché la prima impressione che si ha avventurandosi su Instagram nel profilo di tale indio2314, capendo di trovarsi di fronte a José Mari, è di totale incredulità. Dove sono finiti i capelli lunghi, quell’espressione sbarbatella da Povia del calcio spagnolo, quel fisico che, forse complici le divise larghe di allora, pareva anche leggero? L’ex milanista è infatti a tutti gli effetti divenuto un culturista coperto di tatuaggi e dal fisico scultoreo, con capelli corti e barba, che posta valanghe di foto in palestra. Del Picador non resta che un lontano ricordo, e il calcio sembra quasi non esser mai appartenuto alla sua vita che però, di questo ci si può rallegrare, tra sorrisi in palestra, linguacce con la compagna e momenti di tenerezza coi figli, oggi pare felice come non mai.